* UNIONE LAICA A TREVISO?

LE CONDIZIONI PER L’IMPEGNO DELL’ASSOCIAZIONE RADICALE DI TREVISO E VENEZIA

Nonostante il sollecito di Daniele Nicolosi, presidente dell’associazione "radicale di Treviso e Venezia", a Raffaele Ferraro e agli altri membri della direzione del suo sodalizio, nonostante il piccolo contributo che abbiamo potuto dare divulgando il suo sollecito anche tramite la precedente newsletter, il dialogo è impantanato. Forse gli amici "radicali" sono "preoccupati" per il pericolo di chiusura del loro sito? Qualcuno, ai "preoccupati", suggeriva di "occuparsi".

Ricordiamo il punto di vista di Daniele Nicolosi: <<a) sicurezza di 1 eletto b) gruppo militante in grado di sostenere la campagna c) possibilità di esserci, come radicali, e di essere visibili come radicali.>>

E’ evidente la distanza di quanto già concordato dalle associazioni federate a Veneto liberale, visto che non si tratta di Forza Italia che può garantire un eletto anche se è un cavallo, che Vl non vuole avere un gruppo di militanti a pagamento per sostenere la campagna elettorale e che le "etichette" non fanno il buon vino. Comunque è interessante sapere cosa ne pensano gli altri componenti dell’associazione "radicale di Treviso e Venezia".

Segnaliamo, ancora una volta, il sito dei radicali di Treviso e Venezia: www.venetoradicale.it


per non mollare

Newsletter per l'azione liberale

 

"La democrazia ha per lo meno un merito, ossia che un deputato non può essere più stupido dei suoi elettori, perché più stupido è lui, più stupidi sono stati loro ad eleggerlo". (Bertrand Russell)

Anno IV – n. 05 – 08 marzo 2003

SOLDI AI PARTITI

2002: 125.328.611,95

2003: 125.089.621,44

2004: 125.089.621,44

(fonte ANSA-CENTIMETRI da IL GAZZETTINO del 26 luglio 2002)

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* BANCHETTO ELETTRONICO SEMPRE APERTO

SU HTTP://IT.GROUPS.YAHOO.COM/GROUP/LIBERALI_VENETI/FILES/

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APPUNTAMENTI

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LA PISTOLA FUMANTE

Prima che la moda pacifista contagiasse tante brave persone (ora la bandiera della pace è diventata un gadget di riviste: come una borsetta di plastica) si diceva che gli angloamericani avrebbero ottenuto la legittimazione dall’ONU ad intervenire nei confronti di Saddam Hussein se fosse stata scoperta una "pistola fumante". E la scoperta che il rais di Baghdad ha nascosto missili proibiti e armi di sterminio di massa non è forse la "pistola fumante"? A questo punto l’ONU rischia la propria delegittimazione e, quindi, non resta che gli angloamericani facciano il lavoro sporco per conto delle democrazie occidentali.(bl)

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* TIBET

10 MARZO 1959: COSA AVVENNE A LHASA

da TIBET NEWS ITALIA - N.27

Il 10 marzo 1959 la resistenza tibetana all’occupazione cinese, iniziata nove anni prima, esplose in modo violento. Contravvenendo agli impegni assunti nel Trattato in 17 Punti, sottoscritto nel 1951, in cui Pechino si era impegnata non interferire nella politica del Tetto del Mondo, la persecuzione cinese era andata crescendo. In tutto il Tibet, le proteste contro l’occupazione si erano fatte sempre più frequenti e molti tibetani erano fuggiti sulle montagne e si erano uniti ai gruppi della guerriglia.

Il 5 marzo 1959, dopo la Festa della Grande Preghiera, il Dalai Lama, com’era sua abitudine, aveva lasciato il palazzo del Potala e si era trasferito nella residenza estiva del Norbulinka. Il 10 marzo avrebbe dovuto assistere ad una rappresentazione teatrale di danze organizzata nella sede dell’Esercito di Liberazione ma le autorità cinesi gli avevano comunicato di presenziare all’evento senza la sua abituale scorta. Temendo che i cinesi volessero portarlo a Pechino, dove sarebbe stato più facile influenzare le sue decisioni, alcuni funzionari tibetani sparsero la voce che il Dalai Lama stava per essere rapito. Anche se non esistono prove a conferma di questo piano, la reazione della popolazione di Lhasa fu immediata. Una folla di circa 30.000 tibetani si riversò attorno al Palazzo d’Estate per di proteggere l’incolumità del suo capo politico e spirituale.

Attorno al Barkhor iniziarono delle manifestazioni inneggianti al Dalai Lama e al Tibet libero. Alcuni ufficiali cinesi furono attaccati dai dimostranti. Ben presto il malcontento sfociò in una vera e propria protesta di massa contro il governo cinese in Tibet. Per circa una settimana l’Esercito di Liberazione non intervenne ma, il 17 marzo, le forze di occupazione iniziarono a bombardare la città e furono effettuati alcuni arresti. Il 20 marzo, l’esercito ricevette l’ordine di occupare la città che cadde sotto il totale controllo cinese il giorno 22. Il 23 marzo, la bandiera della Repubblica Popolare cinese fu issata sopra il Potala e il giorno 28 dello stesso mese il Consiglio di Stato rese nota l’abolizione del governo locale.

La mattina del 17 marzo, due bombe caddero nelle vicinanze della residenza del Dalai Lama. Quella stessa sera, il capo politico e spirituale del Tibet prese la via dell’esilio e, il 30 marzo, attraversò il confine indiano. Circa 100.000 tibetani lo seguirono e, tra loro, anche molti guerriglieri Kampa che, fino al 1974, continuarono la loro attività di resistenza ponendo la loro base nella regione del Mustang.

Il 1° ottobre 1960, Radio Lhasa diffuse la notizia che 87.000 tibetani erano morti, alcuni in conseguenza diretta dell’insurrezione, altri nelle violente rappresaglie che seguirono. Secondo dati forniti dal governo tibetano in esilio, circa 430.000 tibetani sono morti a causa dell’insurrezione e più di un milione nel corso dell’occupazione. Molti tibetani in esilio sono stati testimoni dei maltrattamenti, della malnutrizione e delle dure condizioni carcerarie che, ancora oggi, sono causa della morte di molti detenuti. Sono passati quarant’anni ma le ingiustizie e i soprusi continuano.

(Tibet Information Network)

Lhasa, 1988

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* PER FATTI UGUALI

MOTIVAZIONI DIVERSE

Da IL CORRIERE DELLA SERA Martedi' 4 Marzo 2003

Caro Mieli, premetto che non ho letto l’articolo di Losurdo, ma mi fido della sua sintesi. Trovo la tesi di Losurdo aberrante da un punto di vista razionale, perché pretende di mettere sullo stesso piano fatti di per sé innegabilmente uguali (stermini, violenze, deportazioni...), ma le cui motivazioni, cause, ben diverse, obbligano a classificare altrettanto diversamente. Sono del tutto d’accordo con l’affermazione di Solzhenitsyn: "Macbeth è un criminale e uccide sette vittime. Per ucciderne molte di più, per ucciderne prima 6 milioni e poi 60 milioni, è necessario un moltiplicatore. Questo moltiplicatore fu l’ideologia". Perciò non confondiamo i totalitarismi, basati su un’ideologia forte, che pretende di essere etica, con le democrazie liberali occidentali .

Maria Di Chio - Treviso

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* IL DIZIONARIO DELLA LINGUA ITALIANA DI TULLIO DE MAURO EDIZIONE 2000 PARAVIA-MONDADORI

GULAG

<<Gulag: nell'ordinamento dell'Unione Sovietica, campo di lavoro forzato/estensivo: sistema politico o ambiente di lavoro chiuso e repressivo>>.

Dalla definizione si dedurrebbe un luogo ove vengono scontate pene alternative comunque utili alla società. Non si capisce dalla definizione che era un luogo ove venivano rinchiusi i dissidenti dei regimi comunisti rei di pensarla in modo diverso e dove milioni di persone sono state assassinate.

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* FRIULI VG

LA CACCIATA DI TONDO E LA RADICALE ALTERNATIVA LIBERALE

Da www.liberali.net

Il marasma nella CdL alla vigilia delle elezioni regionali in Friuli si è arricchito di un ennesimo episodio. La cacciata di Tondo e il "commissariamento" di Forza Italia denotano un carattere centralista e illiberale della formazione di Berlusconi. Il centrosinistra, da parte sua, non dà garanzie per un'alternativa coerentemente liberale perché i riformisti sono controllati dai "classisti" e veterocomunisti. Così la radicale alternativa liberale diventa non solo necessaria ma addirittura possibile, almeno come promessa concretizzabile in un futuro ravvicinato.

Quando sembrava bruciata la candidatura della leghista Alessandra Guerra, con un colpo di reni, Berlusconi l'ha rimessa in sella scaricando definitivamente Renzo Tondo, presidente forzista uscente.

Non contento di ciò, ha "commissariato" Forza Italia in Friuli in quanto non darebbe garanzie di semplice "seguace" ma avrebbe l'ardire di dare voce ai forzisti locali.

Anche in conseguenza di questo episodio centralista e illiberale diventa indispensabile la presenza di un soggetto alternativo ai partitocrati di centrodestra e di centrosinistra. Cioè non occorre la sterile presenza di una lista di "disturbo" per fare un "dispetto" a Berlusconi. In tale ipotesi il centrosinistra potrebbe uscire vincente dalla consultazione primaverile, ma non si capisce cosa poi potrebbe realizzare. Ossia il centrosinistra sarebbe in grado di sostenere un programma coerentemente liberale? E come potrebbe mai partorirlo se i riformisti non riescono a liberarsi dei massimalisti e dei classisti che li condizionano enormemente? Però dei massimalisti e dei classisti non sanno fare a meno perché sanno che senza di loro il centrosinistra non potrà mai essere vincente.

Insomma i due poli non possono fisiologicamente neanche immaginare un programma coerentemente liberale perché i riformisti di una sponda devono tenere in considerazione le richieste massimaliste e classiste veterocomuniste mentre quelli dell'altra sponda devono tenere in considerazione le opzioni neoclericali e localiste veteroisolazioniste.

La radicale alternativa liberale passa attraverso la cruna d'ago di una modifica della legge elettorale in senso maggioritario e presidenzialista all'americana. Infatti quanto sta accadendo è anche il frutto di un sistema elettorale che costringe a costituire coalizioni, pur sembrando maggioritario. E le coalizioni sono costituite da una congeria di soggetti politici che ritrovano un minimo comun denominatore solo individuando un nemico comune e si dissolvono non appena ritengono di poter soddisfare la propria fame di potere considerandosi più "forti" degli altri componenti la coalizione.

Di qui l'utilità del progetto proposto dall'associazione giuliana "Radicali, Riformatori, Presidenzialisti" ma che non viene apprezzato dai loro amici friulani. Senza il contributo dei friulani non si può raggiungere una massa critica per trasformare una modesta proposta di sostegno a qualche candidato di buona volontà in una opzione liberale e federalista da offrire ai delusi ed ai disgustati che stavolta rinunceranno a turarsi il naso e non andranno a votare. L'opzione non varrebbe soltanto per queste elezioni regionali. Sarebbe un trampolino di lancio per le prossime europee e per le prossime politiche.

La radicale alternativa liberale non solo è necessaria ma è anche possibile cominciare a costruirla.

Beppi Lamedica

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* UNIONE LAICA A TREVISO?

LE CONDIZIONI PER L’IMPEGNO DELL’ASSOCIAZIONE RADICALE DI TREVISO E VENEZIA

Nonostante il sollecito di Daniele Nicolosi, presidente dell’associazione "radicale di Treviso e Venezia", a Raffaele Ferraro e agli altri membri della direzione del suo sodalizio, nonostante il piccolo contributo che abbiamo potuto dare divulgando il suo sollecito anche tramite la precedente newsletter, il dialogo è impantanato. Forse gli amici "radicali" sono "preoccupati" per il pericolo di chiusura del loro sito? Qualcuno, ai "preoccupati", suggeriva di "occuparsi".

Ricordiamo il punto di vista di Daniele Nicolosi: <<a) sicurezza di 1 eletto b) gruppo militante in grado di sostenere la campagna c) possibilità di esserci, come radicali, e di essere visibili come radicali.>>

E’ evidente la distanza di quanto già concordato dalle associazioni federate a Veneto liberale, visto che non si tratta di Forza Italia che può garantire un eletto anche se è un cavallo, che Vl non vuole avere un gruppo di militanti a pagamento per sostenere la campagna elettorale e che le "etichette" non fanno il buon vino. Comunque è interessante sapere cosa ne pensano gli altri componenti dell’associazione "radicale di Treviso e Venezia".

Segnaliamo, ancora una volta, il sito dei radicali di Treviso e Venezia: www.venetoradicale.it

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* LETTURE

P. OSTELLINO "IL DUBBIO" Rizzoli, Milano 2003

POLITICA E SOCIETA’ IN ITALIA NELLE RIFLESSIONI DI UN LIBERALE SCOMODO

Uno dei capisaldi del pensiero e dell’azione liberale è la tolleranza. Questo atteggiamento discende dal dubbio concernente le proprie convinzioni. Proprio perché si è in dubbio di essere dalla parte della ragione non si può non essere tolleranti. Ostellino, ormai giornalista affermato e prestato al "Corrierone" dal Centro Einaudi di Torino, ha permesso che fossero raccolti in volume articoli di fondo pubblicati negli ultimi anni. L’unico pezzo inedito è il saggio introduttivo sul significato del termine "liberale" e sulla professione di giornalista. Si autodefinisce un liberale scomodo. E lo è, perché non pretende di avere ragione ma coltiva il gusto di imparare, possibilmente, assieme ai propri lettori. (bl)

D. ANTISERI "PRINCIPI LIBERALI" Rubettino, Soveria Mannelli 2003

BREVIARIO LAICO

Forse è la migliore definizione per questo libretto rosso scritto da un liberale popperiano. Il professor Antiseri risponde ad alcune domande (E’ più importante l’individuo oppure la nazione, la classe, il popolo? E’ più razionale imparare o aver ragione? Dalla descrizione di fatti può derivare una regola morale? Liberi perché ignoranti? Ecc…) con le parole di pensatori liberali. Soprattutto di quelli della scuola austro-capitalista (Menger, Von Mises, Von Hayek e Popper).

E’ la definizione di "liberale" che è necessaria per comprendere l’ottica di questo bel volumetto. "Per liberale non intendo una persona che simpatizzi per un qualche partito politico, ma semplicemente un uomo che dà importanza alla libertà individuale ed è consapevole dei pericoli inerenti a tutte le forme di potere e di autorità". Non è una frase di Antiseri, ma di Karl Popper. Ma Antiseri sicuramente invidia Popper per aver espresso il concetto fondamentale (chi è liberale?) in modo così chiaro e stringato.

Ultimo ausilio offerto da questo libretto è una minibibliografia sul pensiero liberale (bl)

I. MONTANELLI – M. CERVI "MILANO, VENTESIMO SECOLO" Rizzoli, Milano 2002

STORIA DELLA CAPITALE MORALE DA BAVA BECCARIS ALL’ANNO 2000

Non è una novità. Era già uscito dieci anni fa, ma si fermava al 1990. In questa nuova edizione vi sono aggiunti alcuni capitoli per coprire l’ultimo decennio del secolo, e vi sono degli aggiornamenti agli eventi che sono raccontati. Il contributo di Montanelli viene da quanto scritto negli ultimi suoi libri scritti dopo il 1990. Non può essere definito un libro di storia, forse sarebbe meglio definirlo un libro di "storie". Vari sono i personaggi e le situazioni descritte che hanno come scena di rappresentazione la città di Milano: capitale fascista e socialista, leghista e berlusconiana, politica e finanziaria. Città emblematica della storia del nostro paese. E’ un buon libro per chi volesse affrontare per "sommi capi" la storia d’Italia nel secolo XX.

AA.VV. IL TRIVENETO E L'EUROPA Anno IV n. 1, febbraio 2003

PERIODICO CULTURALE POLITICO PER LA LIBERTA'

In questo numero vi è un prezioso contributo di Dario Antiseri. Sostiene ormai inutili, se non addirittura dannose, le due categorie di "destra" e "sinistra". Il confronto, oggi, è tra "liberali" e "statalisti". <<[…] E gli "statalisti" è possibile trovarli a destra, al centro e a sinistra. >> Sembra che riecheggi le mozioni politiche di Veneto liberale, approvate durante i suoi cinque congressi, ed il progetto di Liberalitalia che si è sviluppato attraverso tre meeting nazionali.

L'area liberale veneta gode anche di questo periodico con sede a Castelfranco Veneto (Tv) in Via dei Platani 10, tel. 0423723910 fax 0423742315 L’indirizzo elettronico è: triveneto_europa@infinito.it.

Ha anche un sito internet http://www.genie.it/utenti/triveneto_europa

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COMUNICAZIONE: Il prossimo numero e' previsto intorno al 22 marzo 2003.

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Redazione: Beppi Lamedica - Via Ortigara, 6 31033 Castelfranco Veneto (Tv)

Tel :+39-0423-49.22.51 Cell.+39-328-973.80.29 Fax :+39-0423-49.22.51

E-mail: adams@libero.it http://groups.yahoo.com/group/liberali_veneti

 

Questa newsletter Le è spedita in osservanza della legge 675/96 sulla tutela dei dati personali. Se non fosse interessato a ricevere, in futuro, questo genere di messaggi informativi (o li considera un'invasione della sua privacy), Le basterà inviarmi un’E-mail avente come oggetto la dicitura CANCELLA. Non riceverà più alcun messaggio da parte mia.

 


 

per non mollare

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"La democrazia ha per lo meno un merito, ossia che un deputato non può essere più stupido dei suoi elettori, perché più stupido è lui, più stupidi sono stati loro ad eleggerlo". (Bertrand Russell)

Anno IV – n. 04 – 22 febbraio 2003

SOLDI AI PARTITI

2003: 125.089.621,44

2004: 125.089.621,44

(fonte ANSA-CENTIMETRI da IL GAZZETTINO del 26 luglio 2002)

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GIVE PEACE A CHANCE

La radiosa giornata del 15 febbraio ha visto in tutto il mondo la partecipazione di masse oceaniche di cittadini liberi e responsabili che vorrebbero costringere i propri governanti a divenire "costruttori di pace". L’unica eccezione è stata la manifestazione a Baghdad. La manifestazione è stata di solidarietà al proprio governo minacciato da Bush e dagli angloamericani. Non poteva essere diversamente. La pace è nelle mani di Bush e dei suoi alleati. Lo ha detto anche il cristiano Tarek Aziz, importante statista iracheno. Per questo era inopportuno far esporre ai curdi, durante la marcia a Roma, un cartello contro Saddam Hussein. Sarebbe stata una stonatura far passare per guerrafondaio la vittima designata dalla plutocrazia giudaicomassonica. (bl)

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* PRATO – WENZHOU

APPELLO PER LA LIBERAZIONE DI PADRE JIANG SUNIAN

Il prossimo 3 marzo, il sindaco della municipalita' di Wenzhou (Cina) sarà in visita a Prato per la cerimonia di gemellaggio con la nostra provincia.

In vista di questo incontro stiamo lanciando un appello per la liberazione di Padre Jiang Sunian, un sacerdote cattolico che è stato arrestato a Wenzhou e sta scontando una pena di sei anni per aver stampato Bibbie ed altro materiale religioso.

L'appello sarà consegnato al sindaco di Wenzhou, e al Presidente della Provincia di Prato, chiedendo che intervenga per l'immediata liberazione di Jiang Sunian.

Si può sottoscrivere l'appello sul sito http://www.bacarella.it/sunian.asp

Vi prego di sottoscrivere l'appello e far girare questa e-mail.

Davide Bacarella

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* L´UNIONE EUROPEA SI RICOMPATTA SULLA CRISI IRACHENA

"LA GUERRA NON È INEVITABILE", MA PER LA PRIMA VOLTA PARLA DI USO DELLA FORZA

da LA STAMPA 18/02/03

Sono rimasti chiusi nella grande sala del Consiglio fino alle dieci di sera per trovare un compromesso. Per non ammainare la bandiera dell'Europa in mezzo alle liti. Il vertice straordinario dei capi di Stato e di governo dell'Unione sull'Iraq era stato convocato per questo. "Non siamo qui per dividerci", ha ripetuto ad ogni intervento il premier greco, Costas Simitis, che nel summit si giocava anche la credibilità del suo tormentato semestre di presidenza della Ue. E alla fine un accordo è stato trovato. Su una base ampia che ha messo d'accordo tutti. Centralità dell'Onu per risolvere la crisi, necessità del disarmo di Saddam, guerra non inevitabile, uso della forza come "ultima risorsa". E solidarietà tra tutti i partner, Stati Uniti compresi. Al testo della dichiarazione comune hanno lavorato direttamente i capi di Stato e di governo del Quindici durante la cena cominciata quando il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ospite d'eccezione del vertice, dopo un'ora di colloqui, li aveva già salutati. Lasciando un messaggio chiaro: "Credo che la guerra sia evitabile, ma Saddam deve capire l'urgenza della situazione, deve rispettare la risoluzione 1441 e deve collaborare attivamente con gli ispettori che non hanno una data limite per il loro lavoro". E con un accenno, altrettanto chiaro, alle "tensioni transatlantiche" di cui il segretario dell'Onu si è detto molto preoccupato: "Viviamo in un mondo difficile, non possiamo permetterci di sopportare tensioni simili a lungo". Un invito a superare le divisioni che i leader europei hanno raccolto cercando il dialogo e un comune denominatore. Attorno a un documento in dieci punti che la presidenza greca aveva proposto, già al mattino, nel pre-vertice informale dei ministri degli Esteri e che ha messo sul tavolo della cena tra le mazzancolle gratinate, l'ossobuco di coda di rospo e il carpaccio di ananas in marinata di noce di cocco che i cuochi di Bruxelles avevano preparato. Il primo punto è quello che fissa la centralità del ruolo delle Nazioni Unite che la Ue "riconosce come il centro dell'ordine internazionale". Il secondo ribadisce che l'obiettivo è "il disarmo effettivo dell'Iraq" sulla base della risoluzione 1441. Da raggiungere "in modo pacifico perché è chiaro che è questo che i popoli europei vogliono". Ma è il terzo punto quello sul quale c'è stata più discussione nella sala del Consiglio. Afferma che "la guerra non è inevitabile" e, per la prima volta, aggiunge una frase-chiave: "La forza può essere usata soltanto come ultima risorsa". Finora la Ue non aveva mai scritto in un suo documento che l'uso della forza non può essere escluso, anche se come "ultima risorsa". Una posizione, per la verità, espressa nelle ultime settimane da tanti leader europei, anche con posizioni diverse: da Chirac a Berlusconi, da Blair a Prodi. Che adesso, però, diventa posizione condivisa. E su questo c'è stato il massimo dello sforzo di mediazione nel vertice per convincere la Germania che più volte si era dichiarata "sempre e comunque" contraria all'uso della forza. Nel documento della Ue non ci sono scadenze. Ma quando si parla delle ispezioni dell'Onu si dice che "non possono continuare all'infinito" e che Saddam ha "un'ultima opportunità": deve collaborare davvero perché è a lui "l'onere della prova" del disarmo. C'è anche un riferimento alla crisi più generale del Medio Oriente che va risolta "se si vuole costruire una realtà di pace". E c'è, proprio all'ultimo dei dieci punti, il richiamo all'unità della comunità internazionale che, dicono i leader europei, è "vitale" per risolvere le crisi. "Noi ci impegniamo a lavorare con tutti i nostri partner, e in particolare con gli Stati Uniti, per il disarmo dell'Iraq, per la pace, la stabilità della regione e per un futuro dignitoso per i suoi popoli". Da Bruxelles, insomma, parte un segnale positivo per ricucire l'unità interna. "Il fiume dell'Europa continua a scorrere sempre, anche se ogni tanto incontra qualche pietra", dice Chirac. E quando Romano Prodi compare al fianco di Simitis nella sala delle conferenze, può dire che "l'accordo è quanto di meglio si poteva raggiungere", che "non sono stati dimenticati i milioni di persone nelle strade", che "non ci sono stati né vinti, né vincitori" perché tutti "hanno fatto un passo verso l'altro". E che "l'amicizia, la solidarietà e la comunanza di visione con gli Stati Uniti è stato il motore dello sviluppo e della democrazia nel mondo". Per il presidente della Commissione, Europa e Usa devono lavorare insieme nell'Onu: "Perché divisi siamo tutti più deboli e l'umanità meno sicura".

Enrico Singer

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* LA MARCIA DELLA PACE E I CURDI

"INOPPORTUNO PORTARE UNO STRISCIONE CONTRO SADDAM"

da IL GAZZETTINO ed. nazionale Sabato, 15 Febbraio 2003

MESTRE - Alla manifestazione per la pace di oggi erano stati invitati con i loro striscioni, ma loro, i rappresentanti della comunità curda irachena in Italia, non ci saranno. "Oltre allo striscione contro la guerra - spiega il loro rappresentante, il medico bolognese David Issamadin - volevano portarne uno contro il regime di Saddam Hussein. Ci hanno detto di no, che non era opportuno". Da giorni, del resto, i circa duemila curdi di origine irachena che vivono in Italia sono combattuti dal timore per un nuovo conflitto e dall'odio per quello che considerano uno dei più sanguinari dittatori del dopoguerra. Aveva cercato di farlo sapere anche al Vaticano, il dottor Issamadin, ma senza esito. "Ci ha turbato vedere Tarek Aziz in udienza dal Papa, non doveva ricevere una persona responsabile di crimini contro l'umanità. È stato come negare l'evidenza di un regime che ha ucciso migliaia di persone, curdi , sciiti ma anche iracheni". I curdi fanno fatica a far sentire la loro voce in questi giorni: "I pacifisti chiudono gli occhi davanti al regime iracheno, dicono che in questo momento sono impegnati su un altro fronte. Ma non è possibile tacere dei crimini commessi. Ogni giorno riceviamo decine di telefonate dall'Iraq, ci chiedono come mai in Occidente ci siano tante manifestazioni a sostegno di Saddam Hussein. Non è facile far capire che si tratta di persone che hanno a cuore la pace".

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* DA LE LETTERE AL DIRETTORE

GLI ISRAELIANI I PIÙ ESPOSTI IN CASO DI CONFLITTO

da IL GAZZETTINO ed. Treviso 20/02/03

Caro Direttore,

da una settimana la mia pancia si rivolta inquieta. Questa settimana che è stata di amore nel nome di San Valentino, ma che si è anche tinta dei colori dell'arcobaleno. Dovremmo essere felici e contenti che tutti vogliono la pace e la solidarietà. Non è così. Coloro che tirano fuori le bandiere spesso non sanno come stanno le cose. Non è faticoso esporre bandiere (solo il tricolore fatica a farsi strada), facile comprarle e farlo, più difficile assume conoscenze per farsi un'opinione personale equilibrata dei fatti. Le persone che incontro qua e là e che si dicono pacifisti, sono generalmente poco informate sulla situazione mediorientale, mai hanno visitato i luoghi in questione, famiglie in lutto o famiglie di feriti di guerre, di terroristi. Qualcuno è stato in Israele come pacifista, creando spesso altri problemi alle forze di polizia o di difesa israeliane, talvolta criticate per le misure antiterrorismo volte a salvaguardare tutti, anche i pacifisti.

Questi ultimi sempre più spesso schierati contro Israele e gli Stati Uniti. In realtà oltre ai civili iracheni, sono gli israeliani quelli più esposti ai pericoli di una guerra. Nel 1991 io vivevo vicino Tel Aviv e gli scud iracheni cadevano sulla mia casa ed io stavo nel rifugio con la maschera antigas. Io per prima sono per la pace, lavorai per la pace, credetti alla pace possibile dopo Oslo, ma ora tutti i miei amici ed io siamo rimasti delusi.

Non basta esporre la bandiera e andare in piazza per manifestazioni strumentalizzate politicamente che poi si consumano prestamente. C'è tanta ipocrisia in Europa in particolare contro coloro che per due volte vennero a salvare le democrazie nelle due guerre mondiali. Come Israeliana mai parlerò contro gli Usa, pur criticabili, sono l'unico vero amico di Israele. Da sempre. Shalom al Israel.

Anat Hila Levi Presidente Associazione Italia-Israele Pordenone

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* UNIONE LAICA A TREVISO?

IMPEGNO

Caro Luca, sollecito anche Raffaele e il resto della direzione ad intervenire. Ma, ti esprimo i punti cardine, che erano emersi in una riunione della direzione. Oltre alla convergenza nei programmi, abbiamo ritenuto che sarebbe utile o possibile impegnarsi, se :

- sicurezza di 1 eletto

- gruppo militante in grado di sostenere la campagna

- possibilità di esserci, come radicali, e di essere visibili come radicali.

Ti prospetto uno scenario.

L'associazione radicale di Tv e Ve si impegna con voi nella presentazione della lista, in questo progetto spende il pochissimo denaro presente nelle casse, e impegna completamente le sue forze, chiedendo un impegno straordinario e difficile ai pochi militanti (in aumento grazie ad un meticoloso lavoro di contatti) . Alla fine, non ha un eletto, e non ha un ritorno in visibilità, in quanto la lista è presentata da numerosi soggetti (ipotizzo) che si confondono e si dividono i pochi spazi.

ecco alcune preoccupazioni. ciao!

(Quella che precede è la risposta di Daniele Nicolosi, presidente dell’associazione radicale di Treviso e Venezia, ad un ennesimo sollecitazione da parte di Veneto liberale al fine di tentare di dare vita, anche a Treviso, una lista terza e laica di moderati e radicali, di riformisti e riformatori in alternativa ai poli ormai tradizionali. Nicolosi tenta di suscitare un dibattito tra i radicali locali, sul tema della collaborazione con altri soggetti laici, perciò per aiutarlo pubblichiamo il suo intervento e segnaliamo il sito dei radicali di Treviso e Venezia www.venetoradicale.it.)

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* LETTURE

C. MALAPARTE "TECNICA DEL COLPO DI STATO" Mondadori, Milano 2002

LA RIVOLUZIONE "INVISIBILE"

Malaparte lo scrisse verso la fine del 1930. Il libro ebbe fortuna in Europa ed anche in Italia, anche se fu permessa una circolazione molto ridotta. Solo nel 1948 il testo ha potuto avere piena circolazione anche nel nostro paese. Tutto sommato è un libro che spiega le modalità dell’andata al potere del regime fascista e può essere considerato anche un testo di teoria politica. Considerare il colpo di stato o la rivoluzione soltanto come una "tecnica" aliena dalle condizioni sociali, politiche e storiche, ad avviso di chi scrive, sembra, però, azzardato. Sopravvalutare la tecnica di Trotskij sulla strategia di Lenin, in occasione della rivoluzione d’ottobre del 1917, sembra più il frutto di una personalità amante del paradosso piuttosto che di una serena osservazione dei fatti. Il fascismo ed il nazismo sono intuiti, invece, in una dimensione realistica, visti anche nelle loro sostanziali differenze. Leggerlo è calarsi in un tempo che riverbera ancora conseguenza sull’oggi. (bl)

AA.VV." FONDAZIONE LIBERAL" n. 16 febbraio/marzo 2003

NOVECENTO, LA PACIFICAZIONE DELLE MEMORIE

Sul numero 16 di liberal in primo piano c'è il tributo a Ernst Nolte in occasione dei suoi ottant'anni, con saggi e articoli di Massimo De Angelis, Alain de Benoist, Francesco Perfetti, Friedrich Pohman, Franco Cardini, Volker Kronenberg, Sergio Romano, Domenico Losurdo e Pierluca Azzaro. Alla prospettiva della nuova guerra e del ridisegno della mappa del Golfo è dedicata una parte importante del fascicolo con contributi di Renzo Foa, Carlo Jean, Edward Luttwak, Fiamma Nirenstein, Nadia Arbatova, Luigi V. Ferraris, Giuseppe Cucchi, Giuseppe de Vergottini, Guido Olimpio e con una intervista di Carlo Jean a Francesco Cossiga. Il numero di liberal propone poi il testo della relazione di Ferdinando Adornato al seminario di Todi sulla cultura della casa delle libertà, una ricostruzione storica di Gianni Scipione Rossi sulla lunga marcia della destra post-fascista italiana verso Israele e gli ebrei e altri articoli e saggi, oltre alle consuete rubriche culturali.

L’indirizzo del sito internet: www.liberalfondazione.it e-mail: liberalfondazione@tin.it

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COMUNICAZIONE: Il prossimo numero e' previsto intorno all’8 marzo 2003.

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