Mercoledì, 25 Settembre 2002

Il segretario nazionale dei radicali e la liberale riformatrice Cadorin presentano la proposta di legge sul presidenzialismo regionale in Veneto
«Un patto per un nuovo articolo 18»
Capezzone agli industriali: «Lavoriamo insieme per un’alternativa ai referendum di Bertinotti»
Venezia

Elezione diretta del presidente e del vicepresidente della Giunta regionale, 55 collegi uninominali su base provinciale per assicurare un sistema decisamente maggioritario. I Liberali e Riformatori del Veneto vanno al nodo del problema: quello della nuova legge elettorale regionale che sarà parte integrante del nuovo Statuto che ogni regione, Veneto compresa, deve mettere nero su bianco. Una nuova "Carta" che in Veneto è lontana da venire, bloccata dal braccio di ferro nella maggioranza di centrodestra su chi deve gestire la partita: Lega o Forza Italia?

Per superare lo stallo, il consigliere regionale Claudia Cadorin (uscita da Forza Italia e ora vicina ai liberali di Raffaele Costa e ai radicali) butta sul tavolo la provocazione politica di una legge centrata sul presidenzialismo, proprio mentre in Friuli Venezia Giulia si sta per andare al voto con i due poli schierati su fronti opposti: il centrodestra che vuole il proporzionale, il centrosinistra di Illy che punta alla vittoria del referendum per il maggioritario presidenzialista. L'accoppiata liberali-radicali veneti ha partorito la proposta presentata ieri dalla Cadorin affiancata dal segretario nazionale dei radicali Daniele Capezzone.

La Cadorin parte con un appello «sia alla casa delle Libertà che al centrosinistra per coinvolgerli in un disegno di riforma che assicuri governabilità, democrazia e rispetto delle scelte degli elettori come solo il sistema maggioritario sa fare». Capezzone va oltre e, augurandosi che l'iniziativa sia da traino per altre realtà del Paese, dice che «intendiamo rivolgerci ai tanti liberali veneti che hanno votato senza entusiasmo per il Polo dei fracassoni Bossi e Castelli, per l'Ulivo dei girotondini di Moretti e del massimalismo di Cofferati, e che ora si sentono a disagio, si sentono senza casa e senza famiglia».

Quanto alla proposta di legge di Claudia Cadorin, che si è avvalsa della consulenza degli avvocato Michele Bortoluzzi e Paolo Dalla Vecchia, prevede che presidente e vicepresidente (come prevede il sistema Usa, il vice sostituisce il presidente in caso di impedimento e porta a termine la legislatura) siano scelti direttamente dagli elettori. La loro candidatura sarà possibile solo se collegati ad un numero di candidati al Consiglio regionale nei collegi uninominali non inferiore a 8 distribuiti in almeno due province. Accanto ai candidati legati al territorio espressi con luninominale è previsto un collegio unico regionale in grado di esprimere consiglieri a cui andranno i seggi definiti come «premio di maggioranza».

Una sorpresa viene dal confronto comparato fatto con la proposta di legge del presidente della Giunta Giancarlo Galan. «È vero» ammette Bortoluzzi, e spiega che «i contenuti della nostra proposta possano essere agevolmente inseriti, come emendamenti, nel testo del nuovo Statuto. Abbiamo fatto un'operazione di "taglia e cuci" sul testo di Galan scelto perché il più istituzionale e ci pare che la cosa possa funzionare».

Infine l'appello del segretario radicale agli industriali: «Il presidente veneto, Rossi Luciani faccia i conti: i poli attuali non danno risposta alle richieste liberali e liberiste degli imprenditori. Due principi che invece sono alla base della nostra politica. A Rossi Luciani propongo di incontrarci per unirci e sviluppare un'alternativa ai referendum di Rifondazione sull'articolo 18, con attenzione per gli outsider, i lavoratori al di fuori delle vecchie tutele dello Statuto».

Giorgio Gasco