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n°15
per non mollare
Newsletter per l'azione liberale
"La democrazia ha per lo meno un merito, ossia che un deputato non può essere più stupido dei suoi elettori, perché più stupido è lui, più stupidi sono stati loro ad eleggerlo". (Bertrand Russell)
Anno IV – n. 15 – 2 agosto 2003
SOLDI AI PARTITI
2002: 125.328.611,95
2003: 125.089.621,44
2004: 125.089.621,44
(fonte ANSA-CENTIMETRI da IL GAZZETTINO del 26 luglio 2002)
<<[…] Un fatto rilevante si è manifestato […] dal punto di vista finanziario, ed è relativo all’ottenimento dell’anticipo del rimborso elettorale spettante alla Lista Pannella […]>>
(dalla relazione del tesoriere di Radicali Italiani letta al Comitato nazionale - Roma, Hotel Ergife, 27-29 giugno ’03)
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ROMPERE CON IL CONTINUISMO
Il regime postfascista ha la caratteristica di avere un governo parlamentare che è sostenuto da una coalizione di partiti. E i partiti sono soliti più a litigare fra loro, che tentare di realizzare il programma politico su cui hanno ottenuto il consenso degli elettori. Altrettanto poco compatta è l’opposizione parlamentare. Era così durante la I legislatura, quella scaturita dalle elezioni del 1948, ed è così oggi. In questa situazione qualsiasi governo tenterà di fare solo l’ordinaria amministrazione e non potrà mai varare riforme strutturali. Altro che seconda repubblica! Si prosegue con le verifiche ed i vertici di maggioranza, né più né meno di come accadeva prima del 1993. Hai voglia a trovare alternative se non si mette mano alla legge elettorale! Il proporzionale, anche quello travestito da maggioritario, può produrre solo coalizioni pluripartitiche il che rende debole il governo e poco credibile la creazione di una coalizione alternativa più efficiente. In questa situazione vi è il rischio che si crei lo spazio per un governo di salute pubblica. Occorre, perciò, fare presto a mettere in cantiere la riforma elettorale ed introdurre con decisione il sistema maggioritario, completando quanto iniziato nel 1993. Questa riforma potrebbe essere realizzata dai riformisti e dai riformatori di tutte e due gli schieramenti che si sgancerebbero dai populisti e dai classisti. Così si realizzerebbe una condizione favorevole per rimescolare le carte e permetterebbe ai liberali, moderati e radicali, di diventare protagonisti. Solo così il Buongoverno potrebbe sostituire l’attuale governicchio non sufficientemente ostacolato da un’opposizione asfittica. (bl)
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* UNA SETTIMANA DI CULTURA EBRAICA
Dal CORRIERE DELLA SERA 25/07/2003
Una settimana da vivere tra musei, luoghi di culto, convegni, musica, teatro, danza e degustazioni gastronomiche. Questo in poche parole il programma della quarta Settimana della cultura ebraica che si aprirà il prossimo 7 settembre in 23 Paesi del Vecchio Continente e che, in Italia, avrà come protagoniste 47 città: da Pisa a Siracusa, da Urbino a Napoli. Presentata ieri a Roma dal presidente delle Comunità ebraiche Amos Luzzatto e dalla responsabile del comitato italiano Annie Sacerdoti, la Settimana (realizzata sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e con il patrocinio del ministero dei Beni e le Attività culturali) sarà quest'anno dedicata in particolare all'arte (ulteriori informazioni, sul sito www.ucei.it/giornatadellacultura). Con manifestazioni che riguarderanno testimonianze importanti come il Tempio Maggiore di Roma, la Sinagoga di Trani, il Miqwè (bagno pubblico) di Siracusa o la Sinagoga di Verona (scelta come "capofila" di questa edizione) di cui proprio il 7 settembre verrà presentato il recente restauro, celebrato anche con un concerto diretto da Zubin Mehta. Luzzatto ha spiegato che si tratterà di "un'occasione unica per visitare e riscoprire il patrimonio storico e artistico ebraico, luoghi e tradizioni la cui vita, la cui memoria è stata gelosamente custodita per secoli, spesso in condizioni disperate". Un'occasione unica anche per sottolineare la spiccata tendenza dell'ebraismo "a dare il proprio contributo alla costruzione dell'Europa". Da ricordare infine che, l'anno scorso, sono stati oltre 120 mila i visitatori coinvolti nella Settimana: 50 mila soltanto in Italia.
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* DROGHE NO, SPINELLO SI
Da IL GIORNO 30 luglio 2003
Gentile signor, sicuramente siamo d'accordo su un punto: la visione di una giovane ragazza che muore in un pronto soccorso, oltre alla pena per una vita stroncata, offre motivo di riflessione. Ciò che mi permetto contestarle, tuttavia, è che eroina e marijuana non si possono mettere sullo stesso piano. E' necessario sfatare il pregiudizio moralistico che la cannabis induca all'eroinomania... troppo semplicistico: è un po' come affermare che tutti i ragazzi che fanno la comunione sono dei potenziali consumatori! Ridicolo e assurdo, vero? Bene, le due cose non c'entrano nulla l'una con l'altra.
La prego a questo proposito di andare a leggere il sito www.fuoriluogo.it come vengono spiegate le cose in maniera chiara e semplice e a leggere l'articolo apparso sul Sole 24 Ore del 20 luglio, a firma Gilberto Corbellini, intitolato Un trattato sulle tossicodipendenze che dà ragione alla rockstar.
Nell'articolo non vengono solo citati gli scienziati che confermano che marijuana ed eroina non sono assimilabili ma si ribadisce che le teorie proibizioniste non sono scientifiche e soprattutto sono fallimentari. E veniamo tutti invitati a leggere il Trattato completo sugli abusi e le tossicodipendenze da poco pubblicato da un editore specializzato in letteratura scientifica e universitaria.
Il dibattito rimane ovviamente aperto, non è mia intenzione convincerla ma spiegarle piuttosto che, indossando la maglietta con la scritta legalize, intendo sottolineare che legalizzare le cosiddette droghe leggere non significa affatto mercato libero (il mercato è purtroppo già libero per gli spacciatori) bensì cercare nuove e migliori soluzioni che includano e non escludano le persone che si trovano in difficoltà (magari qualcuno avesse aiutato quella povera ragazza di 16 anni che Lei ha visto morire! Oggi sarebbe ancora viva e riconoscente...).
L'argomento droghe è oggetto di discussioni continue, anche in Parlamento, e non è certamente di facile soluzione; ma chi di noi vorrebbe vedere il proprio figlio punito con 8 anni di carcere soltanto per aver fumato uno spinello? Riflettere, con buon senso e con una politica di inclusione per una società più tollerante che non escluda con una politica moralistica e proibizionista: questo era ed è il perché della mia comunicazione, legalizzare la marijuana che è una pianta naturale, non crea dipendenze e non fa male come altre sostanze contro le droghe pesanti. Teniamo ben distinti gli argomenti, per favore!
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* MAGGIORITARI E PROPORZIONALISTI
di Vittorio Vivona da
www.liberali.net"Il fatto è che il nostro maggioritario ha aggravato la nostra frammentazione partitica, dal che consegue che abbiamo un sistema elettorale che inevitabilmente produce poli e coalizioni di governo scollati, e quindi inefficienza di governo". Ha ragione Giovanni Sartori (Corriere della Sera, 11 giugno 2003) quando afferma che il nostro sistema maggioritario ha aggravato la frammentazione partitica; sbaglia, invece, quando afferma che esso "inevitabilmente" produce poli e coalizioni e di ciò incolpa il "mattarellum". Anche a noi non piace l'ibrido "maggioritario/proporzionale": siamo decisamente per il maggioritario uninominale a turno a unico. Resta il fatto, però, che in nessun rigo della legge elettorale è possibile trovare un sia pur vago accenno a poli e coalizioni, che restano un espediente tutto italiano e senza alcun riscontro in qualsiasi altro paese al mondo. E' vero che la quota proporzionale fa sì che qualche partito minore ricerchi la sua ragion d'essere nel conseguimento di quel 4% che gli consenta di mandare qualche parlamentare in Parlamento. Il problema vero, però, non sta lì ma nel modo in cui i partiti di destra e di sinistra interpretano ed applicano le regole del maggioritario: è un problema di "etica della democrazia". In nessun paese di tradizione anglosassone - è lì che nasce il maggioritario - i partiti politici oserebbero mai presentarsi agli elettori con simbolo, candidato e programma diversi dal proprio e frutto di accordi di coalizione con altri partiti. Neppure nei diciotto anni di egemonia della "Lady di ferro", i suoi più accaniti oppositori - liberali e laburisti - hanno mai presentato candidati comuni nei singoli collegi per battere il candidato conservatore. Questa è quella che noi chiamiamo "etica della democrazia liberale": un'etica che, prima che ai partiti, appartiene alla civiltà degli elettori che non tollerebbero un simile pastrocchio. Ora, in Italia, "civiltà liberale" ed "etica della democrazia" sono beni scarsi, anzi scarsissimi; allora - in assenza di "common law" - non resta che ricorrere alla legge scritta. Ci piacerebbe vedere inserita nella nostra legge elettorale maggioritaria una norma che vieta i "cartelli elettorali", altrettanto invisi ai liberali come quelli relativi alle imprese e già vietati dal nostro ordinamento giuridico. Non ci sarebbe più alcun ricatto dei partitini nei confronti dei partiti maggiori: "inevitabilmente" sparirebbero dai collegi uninominali e, forse, non troverebbero neppure più alcuna ragione di contendersi la quota proporzionale del 25% del Parlamento. In ogni caso, le maggioranze parlamentari ne uscirebbero rafforzate e con esse la governabilità: soprattutto, sapremmo a chi imputare, nel bene e nel male, le responsabilità di governo del Paese.
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* PILLOLA ANTICLERICALE
RADICI CRISTIANE
da
www.italialaica.it "Lo spillo" 25-7-2003Ripete il papa, ogni giorno, che il cristianesimo ha segnato profondamente l’Europa e che nessuno può dimenticarlo. Non possiamo non dirci d’accordo. Perché, infatti, dovremmo dimenticare eventi cristiani come la "Pace dei trent’anni", il "San Bartolomeo by night", la "Premiazione degli Albigesi", le crociere scientifiche organizzate dal Vatican Tour Operator denominate per semplificazione "Le crociate", "La santa inquisizione" che era una specie di lotta di liberazione democratica contro la tirannia del libero pensiero… Ah, ci dimenticavamo la caccia alle streghe, un percorso di ricerca spirituale riservato ai soli uomini … (n.s.)
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* FORZA ITALIA
COSTITUITA LA CORRENTE DI COSTA E BIONDI
di Beppi Lamedica da
http://groups.yahoo.com/group/liberali_veneti 20/07/2003A Saint Vincent si è riunita domenica 20 luglio la corrente di Forza Italia denominata "liberalismo popolare". Già Biondi aveva dichiarato che "Forza Italia ha bisogno di una maggiore dialettica interna e Berlusconi, che ha alti e gravi impegni, non può limitarsi a rammendare gli sbreghi di una maggioranza diventata rissosa e competitiva". Conseguentemente la costituzione della corrente è diventata una necessità visto come è ridotto l'ex partito liberale di massa.
Per indorare la pillola a Berlusconi, Costa ha fatto ricorso da una immagine celeste: Berlusconi, re Sole. E Biondi ha tenuto a sottolineare la "lealtà" dell'iniziativa verso Forza Italia. Non per nulla era presente Bondi, portavoce ufficiale di Forza Italia, che ha sinceramente constatato che F.I. ha suscitato enormi speranze popolari per la realizzazione della rivoluzione liberale. Rivoluzione liberale che puntava e punta sulla realizzazione del patto di maggioranza stilato da Forza Italia con tutti gli alleati e sul cambiamento del sistema politico.
L'operazione equilibristica di Costa e Biondi, consistente nella patente costituzione di una corrente sperando di non incorrere nei fulmini del "re Sole" è stata messa in pericolo da un brillante intervento di Sgarbi. Il famoso polemista ha sottolineato il parallelo tra la P2 (loggia coperta della massoneria) e l'iniziativa denominata "liberalismo popolare" (corrente di Forza Italia, sinora nascosta): entrambe pienamente legali. Già questo non ha riscosso molto il consenso dell'uditorio. Successivamente, Sgarbi, se l'è presa con i ministri del governo Berlusconi e particolarmente con Berlusconi stesso che mancherebbe di autorità nei confronti del proprio ministro della giustizia che si oppone alla grazia a Sofri. Inoltre ha ricordato che al tempo dell'Ulivo il deputato Sgarbi poteva fare programmi televisivi, mentre oggi con il governo Berlusconi neanche la Carlucci può presentare un festival musicale. Infine Sgarbi si è lamentato che in televisione, per Forza Italia, compaiono sempre e solo Vito, Schifani e Bondi.
Bondi si è sentito offeso e Biondi ha dovuto richiamare Sgarbi. Quest'ultimo non si è fatto pregare due volte ed ha replicato, salutando i partecipanti alla riunione, togliendo il disturbo "se avete bisogno di ossequiare Berlusconi".
A questo punto la riunione poteva dirsi conclusa.
Costa e Biondi riusciranno a far digerire a Berlusconi la costituzione di una loro corrente? Lo sapremo quando "re Sole" tornerà in Italia.
Cosa dire della riunione. Il fatto più interessante è stata la constatazione di Marco Pannella che ha letteralmente dichiarato di leggere nelle parole degli intervenuti un mondo completamente diverso dal suo. E c’era bisogno di andare sin lì per scoprirlo? Cosa ci sia in comune tra chi si affanna a costruirsi la propria minicorrente in Forza Italia e chi da decenni si batte contro il Palazzo e la sua illegalità, proprio non riesco a capire. Pur tuttavia il vecchio leader radicale rilancia la proposta di collaborazione a Berlusconi che già molte volte gli ha detto di no. Mah!
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* LIBERALITALIA
da
www.liberali.net 28/07/2003Sabato 26 luglio si è tenuta a Bologna l'ultima riunione preferiale del Comitato nazionale di coordinamento di Liberalitalia. Il dibattito è stato assai partecipato, ampio ed approfondito, come c'era da aspettarsi da un ordine del giorno che chiamava il Comitato a pronunciarsi sulle due iniziative di Segni e Scognamiglio, da una parte, e di Costa e Biondi, dall'altra. C'era poi da decidere sull'organizzazione del IV° Meeting nazionale dei liberali e sulle iniziative per promuovere liste liberali autonome alle prossime elezioni amministrative del 2004
Circa il luogo del IV° Meeting nazionale dei liberali, dopo un'attenta valutazione delle offerte pervenute da altre cinque associazioni aderenti, il Comitato ha ritenuto di preferire quella di Bergamo Liberale. Il Meeting autunnale si terrà, dunque, a Bergamo e si caratterizzerà per lo spazio dedicato al confronto tra importanti esponenti della cultura e della politica liberale sul tema dell'alternativa liberale ai due schieramenti di destra e di sinistra. Non mancherà, comunque, il tradizionale spazio del dibattito tra i rappresentanti delle associazioni aderenti a Liberalitalia.
All'attenzione del Comitato è stata portata anche la notizia di cronaca relativa ad alcune iniziative in corso a Milano per la presentazione, alle comunali del 2006, di una lista autonoma dai due schieramenti. In mancanza di informazioni più precise, è stato dato mandato al presidente Vittorio Vivona di contattare i promotori di quelle iniziative e di riferire nella successiva riunione del Comitato che si terrà a settembre. I presenti hanno espresso soddisfazione per come a Milano si ponga il problema di un'alternativa alla destra e alla sinistra, nonchè la speranza che proprio da una città tanto importante possa definitivamente decollare quell'area terza "liberale e riformatrice" che è la ragione stessa dell'opera e dell'impegno di Liberalitalia. Nell'esaminare le situazioni locali in vista delle amministrative del 2004, il Comitato si è detto convinto che quanto sta avvenendo a Milano possa costituire un potente volano per una migliore e più significativa diffusione di analoghe iniziative in tutta Italia e, al contempo, una più ampia diffusione nel 2004 di liste liberali autonome in tutta Italia potrà costituire una motivazione in più ai promotori milanesi. Senza scordare che tra il 2004 e il 2006 vi sarà anche l'appuntamento con le elezioni politiche.
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* LETTURE
GIOVANNI SABBATUCCI "IL TRASFORMISMO COME SISTEMA" Laterza, Roma-Bari 2003
SAGGIO SULLA STORIA POLITICA DELL’ITALIA UNITA
Qualche settimana fa Paolo Mieli ha citato questo bel testo di storia politica. La sua lettura dà una visione d’insieme della storia del nostro paese avendo, quale filo conduttore, il "trasformismo". "Trasformista" fu etichettato De Pretis, uomo di sinistra che faceva politica come fosse un uomo di destra. Ecco "trasformista" era e sono coloro che candidamente, pur di sopravvivere, sono disposti anche a comportarsi in modo opposto a quanto promesso. Ad esempio "trasformisti" sono coloro che si sono battuti contro il finanziamento pubblico dei partiti ma che, invece, se lo intascano con la scusa che si tratta di un rimborso elettorale. "Trasformisti" saranno tutti i politici che si erano dichiarati fautori e difensori del maggioritario ma che sosterranno la controriforma proporzionalista con la scusa della difesa del pluripartitismo.
Ebbene la storia del nostro paese ha conosciuto tanti episodi (forse, finanche il "connubio" cavouriano potrebbe essere annoverato quale antenato del "trasformismo"): il regime di De Pretis, di Crispi, di Giolitti, di Mussolini, il centrismo degasperiano, il centrosinistra di Fanfani e Moro, il "compromesso storico" di Andreotti e Berlinguer, l’alternanza tra Craxi e De Mita, il C.A.F., Berlusconi 1 e il ribaltone, Prodi, D’Alema, Amato, Berlusconi 2… Il minimo comun denominatore che lega tutti questi eventi è dato dal fatto che la maggioranza governativa si riteneva l’unica legittima e denunciava l’opposizione come minaccia all’esistenza della libertà politica. Perciò il passare dall’opposizione nelle schiere della maggioranza significava "trasformarsi" da "sovversivo" a "conservatore". Non c’era e non c’è via di mezzo. Riformatori e riformisti non hanno possibilità di incidere. Di qui la necessità di una netta cesura con il passato. Di qui la necessità di una Nuova Repubblica.
Per questo riformatori e riformisti hanno il dovere di aggregarsi in una nuova formazione politica per attirare quanti, moderati e radicali, sono stufi di essere utili ai conservatori o ai sovversivi. I trasformisti potranno essere allontanati se i cittadini senza potere avranno la consapevolezza della propria forza e la porranno al servizio delle riforme. Il libro di Sabbatucci offre spunti in questa direzione descrivendo una realtà sulla quale l’uomo comune ha poco riflettuto. (bl)
Indice: Premessa – 1. Potere e consenso: un’anomalia trascurata – 2. Rappresentanza e legittimità: vincoli e strettoie di un sistema parlamentare – 3. Governare al centro – 4. Il trasformismo: vizio nazionale o scelta di sistema? – 5. Un discusso precedente: il connubio – 6. Un bipartitismo molto imperfetto – 7. Il partito unico della classe dirigente – 8. Crisi e caduta del sistema liberale – 9. Sistema dei partiti e legittimità antifascista – 10. Un nuovo equilibrio centrista – 11. Svolte storiche e aggiustamenti di sistema – 12. Cooptazioni ed esclusioni – 13. Una crisi di sistema – 14. Il bipolarismo polarizzato.
AA.VV. "QUADERNI RADICALI" nn. 80/81 aprile/luglio 2003
DOSSIER: ILARIA ALPI – UN CASO APERTO
E’ la rivista storica dell’area radicale fondata e diretta da Giuseppe Rippa, già segretario nazionale del P.R.
Il "dossier" raccoglie gli interventi svolti in occasione del convegno svoltosi a Roma il 2 aprile scorso. Preceduti da una premessa introduttiva sono pubblicati i testi degli interventi cui fa seguito una breve storia della commissione d’inchiesta sulla cooperazione del 1996.
Tra gli altri vi sono gli interventi di Carlo Leoni e Vincenzo Siniscalchi, (parlamentari DS), di Massimo Bordin (direttore di Radio Radicale) e dei genitori di Ilaria Alpi. Le conclusioni sono state tratte da Giuseppe Rippa, direttore della rivista.
In questo numero, inoltre vi è un articolo di Piero Vernaglione ("Il libertarismo e l’economia della scuola austriaca"), autore di un recente studio sul libertarismo pubblicato da Rubettino.
L’abbonamento a cinque numeri è di euro 50,00. La direzione è a Roma Pzza S. Silvestro, 29 fax 0667605093 E-mail:
quaderniradicali@inwind.it . Ha anche un sito internet: www.quaderniradicali.it---------------------------------------------------------------------
COMUNICAZIONE: Il prossimo numero e' previsto intorno al 17 agosto 2003.
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Redazione: Beppi Lamedica - Via Ortigara, 6 31033 Castelfranco Veneto (Tv)
Tel :+39-0423-49.22.51 Cell.+39-328-973.80.29 Fax :+39-0423-49.22.51
E-mail:
adams@libero.it http://groups.yahoo.com/group/liberali_veneti
Questa newsletter Le è spedita in osservanza della legge 675/96 sulla tutela dei dati personali. Se non fosse interessato a ricevere, in futuro, questo genere di messaggi informativi (o li considera un'invasione della sua privacy), Le basterà inviarmi un'E-mail avente come oggetto la dicitura CANCELLA. Non riceverà più alcun messaggio da parte mia.
n°14
per non mollare
Newsletter per l'azione liberale
"La democrazia ha per lo meno un merito, ossia che un deputato non può essere più stupido dei suoi elettori, perché più stupido è lui, più stupidi sono stati loro ad eleggerlo". (Bertrand Russell)
Anno IV – n. 14 – 19 luglio 2003
SOLDI AI PARTITI
2002: 125.328.611,95
2003: 125.089.621,44
2004: 125.089.621,44
(fonte ANSA-CENTIMETRI da IL GAZZETTINO del 26 luglio 2002)
<<[…] Un fatto rilevante si è manifestato […] dal punto di vista finanziario, ed è relativo all’ottenimento dell’anticipo del rimborso elettorale spettante alla Lista Pannella […]>>
(dalla relazione del tesoriere di Radicali Italiani letta al Comitato nazionale - Roma, Hotel Ergife, 27-29 giugno ’03)
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* APPUNTAMENTI
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SICCITA’ E SPRECHI
Ci hanno detto di non sprecare l’acqua. La siccità sta danneggiando l’agricoltura e potrebbe danneggiare anche l’industria. Prima o poi potremmo restare al buio perché le centrali idroelettriche non possono funzionare per mancanza d’acqua. Infatti i fiumi del nord si stanno prosciugando. Eppure Israele è rigogliosa nonostante che la natura sia stata molto avara con la Palestina. Non mi sembra che in Israele la televisione spieghi ai cittadini come lavarsi i denti o li invita a lavare un po’ meno la propria auto. Non si parla molto degli sprechi di acqua che da decenni si fa in Italia, e in particolare della preziosa acqua potabile. Attualmente il 40% di acqua potabile è sprecato a causa della vetustà e della mancata manutenzione della rete idrica. In Veneto, regione del profondo e ricco nord, poco più di un quarto di acqua potabile è letteralmente buttato via. Di fronte a questo stato di cose la colpa non può essere addossata ad una unica parte politica ed amministrativa. La colpa è di tutti, nessuno escluso. Solo i cittadini sono da assolversi. Non è a causa loro che la situazione è drammatica. Anzi loro non sapevano (e, forse, ancora non sanno) che la crisi è stata notevolmente aggravata dalla mancata manutenzione della rete idrica. Ma, niente niente fosse tutta una manfrina per far credere indispensabile il ricorso all’energia nucleare per fornire l’elettricità necessaria? (bl)
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* SOFRI, BOMPRESSI, PIETROSTEFANI E GLI ARTT. 87 E 89 DELLA COSTITUZIONE
LA GRAZIA PUÒ ESSERE CONCESSA DA CIAMPI SOLO SU PROPOSTA MINISTERIALE.
di STEFANO FOLLI dal CORRIERE DELLA SERA 13/07/ 2003
[…] Sofri è stato condannato in via definitiva come mandante di un delitto odioso e crudele: l'omicidio del commissario di Pubblica Sicurezza Luigi Calabresi, avvenuto a Milano il 17 maggio 1972. Non è il caso qui di riaprire alcun dossier. Basti ricordare che i processi a Sofri (a lui, a Bompressi e a Pietrostefani) sono stati nel corso degli anni ben otto. E l'iter si è concluso con la conferma delle condanne. La magistratura, dopo vari gradi di giudizio, ha accolto la tesi dell'accusa, sulla base delle prove fornite dagli investigatori. Il fatto che Adriano Sofri si sia costantemente dichiarato innocente, come era suo diritto, non toglie nulla alla verità processuale. Altrettanto rilevante, tuttavia, è la circostanza che Sofri non si è mai sottratto alla pena. Avrebbe potuto farlo con un certo agio, come tanti altri, ma ha preferito espiare. In precedenza, prima che la condanna fosse definitiva, ha cercato una propria personale redenzione nell'orrore della Bosnia in guerra e anche di quell'esperienza ha reso una testimonianza in cui si avverte l'eco sofferta della grande cultura europea, con la sua sostanza tollerante e liberale. Pur consapevoli che si tratta di un tema che turba (a ragione) l'opinione pubblica, crediamo sia giunto il momento di affrontare il caso attraverso lo strumento della grazia. Lo scriviamo con il rispetto dovuto alle vittime del terrorismo, alle loro famiglie, ai magistrati e alle forze di polizia. Liberare Sofri non significa dare un tardivo riconoscimento alla tesi innocentista. O incoraggiare il lassismo. O riaprire ferite mai veramente chiuse. Oggi il punto è un altro. Si tratta di prendere atto che il detenuto di Pisa è un uomo diverso, 31 anni dopo l'omicidio Calabresi. Della sua trasformazione ha offerto e offre prove evidenti e quotidiane. Se Sofri è stato un cattivo maestro, oggi non lo è più. Lo ha capito buona parte della società italiana, nelle sue espressioni culturali e politiche. Ha ancora un senso tenerlo in carcere? A quale funzione emblematica corrisponde la sua prigionia? Il presidente del Consiglio (che mesi fa ha manifestato con chiarezza il suo pensiero) e il ministro di Grazia e Giustizia possono, se vogliono, rispondere a queste domande. Del resto, l'avvio del semestre europeo è un'occasione propizia per riflettere: lo ha detto un altro personaggio simbolo di una stagione drammatica e lontana, Cohn Bendit, e forse non ha torto. Il presidente della Repubblica ha il potere di firmare il provvedimento di grazia. Ma deve essergli sottoposto dall'autorità di governo. Se quest'ultima decidesse che è ora di compiere tale piccolo passo, non si potrebbe biasimarla.
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* IRAN
LE SPERANZE E LE DELUSIONI DI UNA GIOVANE IRANIANA NEI MESSAGGI ALLA SUA EX PROFESSORESSA FUGGITA IN AMERICA: "SUPERMAN KHATAMI NON CI INGANNA PIÙ"
Dal CORRIERE DELLA SERA 8/07/2003
L'ultima e-mail: "Cara Azi, mi vergogno dei miei desideri". La risposta: "Non vergognarti, Manna. Sono questi desideri che faranno cadere il regime". Azi è il diminutivo di Azar Nafisi. Insegnava letteratura inglese alla Libera Università Islamica. Nel ' 97 Azi è scappata in America. Insegna alla Johns Hopkins di Washington. E' appena uscito presso Random House un suo libro di ricordi: "Leggere Lolita a Teheran". Anche Manna ci andava, a leggere Lolita di nascosto a casa di Azi. Manna è il soprannome con cui l'insegnante chiama una delle sue ex studentesse in Iran. Una delle sette ragazze che si ritrovavano ogni settimana da lei. Per parlare in santa pace. Di libri, di film censurati, di chador, di uomini. Un salotto segreto. Dal ' 95 al ' 97. Quando arrivavano alla porta, si mettevano il rossetto, proibito in pubblico. Prima di uscire, se lo toglievano. Succede così, nell'Iran capovolto degli ayatollah. Pubblico e privato, passato e presente. Scrive Azi nel libro: "Sotto lo Scià, mia nonna fu costretta a togliere il velo. Gli ayatollah mi hanno costretta a metterlo". Il salotto aveva un nume: lo scrittore Vladimir Nabokov. "Le ragazze si identificavano nella sua storia di esule". "Adattando" i suoi libri alla realtà iraniana. "Discutevamo di Lolita - scrive Azi - come della storia di una identità confiscata". L'eroe preferito era quello di "Invito a una decapitazione", emarginato in un mondo "dove l' uniformità non è solo la norma ma la legge". Sei anni dopo, la legge in Iran è la stessa. E il salotto di Azi ha riaperto. Grazie alla posta elettronica. Il mese scorso, quando è scoppiata la protesta degli studenti, il Washington Post ha chiesto a Nafisi di raccontare l'estate iraniana attraverso uno scambio di e-mail con Teheran. Azi ha scritto a Manna. Che ha risposto. Le due donne sanno che la censura degli ayatollah può controllare i messaggi. Azi non usa il vero nome dell'amica. La ragazza non usa mai la parola ayatollah. Si riferisce al presidente "riformista" Khatami chiamandolo "Superman". Scrive: "Superman non è più popolare qui. La gente lo odia più dei conservatori. In America parlano ancora dei "riformisti" iraniani? Qui sono i più odiati". Manna parla delle proteste in modo indiretto. "Oggi ero in coda per vedere "Notte e nebbia" di Resnais. Ho sentito dei ragazzi parlare di un amico scomparso. L'hanno arrestato, non si sa più nulla. Il film parlava dei lager nazisti. Guardavo i prigionieri e pensavo a quel ragazzo. Hanno proiettato anche un documentario sull'Africa. Su una danza di donne, lo schermo è diventato nero. Non era il film, ma il contributo del direttore della nostra piccola Auschwitz!". La censura. "Ho chiuso gli occhi e ho rivisto il giorno di vent'anni fa, quando la radio disse che il velo era obbligatorio. Per protesta, misi un delicato pizzo che mi copriva solo un po' . Per strada, un barbuto in moto mi sgridò: "Dove pensi di essere? Agli Champs Elysées? Copriti, puttana". Resnais mostra le bambole fatte dai prigionieri di Auschwitz. La voce fuori campo dice: "Si rifugiavano nei sogni". Un brivido. Non sono anch'io in un sogno, rifugiata in un cinema mentre il mio Paese vive momenti orribili? Oh, Azi, mi vergogno di quello che voglio. Ho bisogno di cose che tanto i riformisti che gli altri considerano sciocchezze. O che magari temono. Un musical, una mostra con le ballerine di Degas, un libro senza i buchi neri della censura, scegliere se mettere il velo o no. Decidere dei miei capelli, capisci? Piccole cose "tagliate" dalla mia vita. Una volta ho letto una cosa detta da Woody Allen sul montaggio di "Prendi i soldi e scappa": "Continuavo a tagliare scene, a buttare via. Alla fine non c'era più il film". Ecco, io ce l'ho una vita? O è tutta tagliata? Faccio parte dell'Asse del male come dicono lì in America? Sono una senza Dio come dicono qui? Una che cerca "la democrazia americana" o "una versione islamica della democrazia" come dicono in America? Quello che voglio è la sovranità sul mio corpo e sulla mia mente. Ricordi il saggio di Stuart Mill sulla libertà?". Risponde Azi: "Cara Manna, in Occidente è più facile parlare di conservatori e moderati, dei Khatami e dei Khamenei, piuttosto che delle donne iraniane che vogliano sentire il vento sulla pelle. Eppure sono desideri come questi che disegneranno il nostro futuro". (Michele Farina)
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* LO STATO E IL CITTADINO
TANTE LEGGI E POCO DIRITTO (DI SCEGLIERE)
di PIERO OSTELLINO dal CORRIERE DELLA SERA 16/07/2003
[…] "E' il silenzio della legge" che disegna la sfera della libertà, scriveva Hobbes nel "Leviatano" (1651). Ma quando la legge comanda o vieta troppo, l'individuo non è più libero di comportarsi come preferisce, secondo coscienza e senso di responsabilità, e il corso della Giustizia si blocca per "bulimia legislativa".
Tutte le società civilizzate si sono poste il problema della giustizia e di un ordine giusto, ma poche lo hanno affrontato e formulato in termini di diritti individuali. Eppure, prima di Locke, già i canonisti del Dodicesimo secolo ne erano consapevoli.
Scrive il medioevalista Brian Tierney: "Se dobbiamo trovare un'origine anteriore per le teorie dei diritti naturali dobbiamo cercare dei moduli di linguaggio in cui ius naturale significava non solo diritto naturale o armonia cosmica, ma anche una facoltà, una abilità o un potere dei singoli individui, che è associato alla ragione e al discernimento morale, che definisce un'area di libertà all'interno della quale l'individuo è libero di agire come preferisce, e che è foriero di pretese e di poteri specifici per gli esseri umani in quanto tali" ("L'idea dei diritti naturali", Ed. Il Mulino).
Dalla riforma della Costituzione a quella dei codici civile, penale e di procedura e, infine, alla stesura del Trattato dell'Unione Europea, il nodo da sciogliere è dunque quello del corretto rapporto fra individuo e collettività in una società non solo bene ordinata, ma giusta. Neppure Locke guardava, né i giusnaturalisti contemporanei hanno guardato agli uomini come a individui del tutto isolati rispetto alla comunità cui appartengono. Ma non c'è dubbio che se un errore hanno commesso la cultura democratica, per non parlare di quella marxista, e che certamente le differenzia da quella liberale, è di aver considerato gli uomini solo come membri di una comunità e non anche , se non soprattutto, come individui.
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* MAGGIORITARI E PROPORZIONALISTI
NON MESCOLARE PREMI DI MAGGIORANZA CON SISTEMI ELETTORALI PROPORZIONALI.
Dal forum di
www.liberali.net 12/07/2003Stavolta devo convenire con Sartori, piuttosto che con Panebianco. Sartori sul Corriere della sera del 11 luglio sostiene che la scelta non è tra sistema elettorale maggioritario e sistema elettorale proporzionale, bensì tra una pluralità di sistemi elettorali maggioritari ed una pluralità di sistemi elettorali proporzionali. E, aggiunge Sartori, un sistema elettorale è buono o cattivo se raggiunge i fini che ci si era prefissi. Il "Mattarellum" (al di là del fatto se sia da considerarsi un sistema proporzionale camuffato da maggioritario, o viceversa) doveva – secondo Sartori - 1) ridurre la frantumazione partitica 2) produrre governi stabili ed efficienti 3) realizzare il bipolarismo. Sulla base di questi criteri di valutazione Sartori sostiene il fallimento del "Mattarellum". Non ha ridotto la frantumazione politica perché i partiti sono aumentati di numero, i governi sono stati poco efficienti e il bipolarismo è poca cosa.
A mio avviso il "Mattarellum" è stato fallimentare per motivi parzialmente diversi. Il sistema politico aveva bisogno di 1) una minore frantumazione partitica 2) efficienza governativa conseguente al il sostegno di una maggioranze coesa 3) una opposizione che costituisse la potenziale alternativa per la legislatura successiva. Ebbene nessuno di questi fini si sono raggiunti. La frantumazione partitica è aumentata grazie anche ad una pessima legge riguardante il finanziamento pubblico dei partiti. Le maggioranze sono sempre continuate ad essere algebriche e non aritmetiche: dall’episodio del "ribaltone" ai cambiamenti di maggioranza e di governo durante la legislatura dell’Ulivo, alle recenti richieste di Bossi di concordare un "nuovo" patto di coalizione. La opposizione è sempre più svolta all’interno della maggioranza parlamentare, lasciando a quella istituzionale di svolgere un mero ruolo onorifico (naturalmente con tutti i difetti della frantumazione e della mancanza di coesione che è grave per la maggioranza ma è altrettanto grave per l’opposizione che non riesce a concretizzare una vera alternativa).
Detto tutto il male possibile del "Mattarellum", occorre proporre qualcosa di diverso. Innanzi tutto evitare altri mostriciattoli del tipo "provincialum" o "tatarellum"(ancora una volta concordo con Sartori). Tentare di mescolare alla rifusa premi di maggioranza con sistemi elettorali proporzionali, seguendo le orme della "famosa legge truffa" del 1953, mi sembra cadere dalla padella nella brace. Quello che occorre è decidersi per un sistema elettorale che 1) riduca drasticamente la frammentazione partitica 2) produca maggioranze governative coese 3) e permetta alle opposizioni di essere "alternative" alle maggioranze governative. Ad avviso di chi scrive il sistema elettorale migliore (mi ripeto: è tale, quel sistema che permette di raggiungere i predetti fini) è il sistema elettorale uninominale a maggioranza relativa. Per capirsi all’inglese. Per le condizioni e la storia d’Italia i collegi elettorali uninominali permettono un’aggregazione dei candidati a livello nazionale. Lo abbiamo verificato anche con il "Mattarellum". Solamente in alcune zone possono prevalere alcuni candidati che non scelgono di stare dà una parte o dall’altra. E’ un fenomeno molto circoscritto, per cui l’aggregazione su due soggetti contrapposti è possibile. Quindi si andrebbe verso la costituzione di due soggetti parlamentari "coesi", perché la mancanza di coesione, o meglio il candidato "eccentrico" avrebbe poche chances di incidere politicamente. Ma si tratterebbe sempre di singoli e non di "partitini" o "cespugli" che, ancora oggi, ricattano il soggetto politico dominante. E il beneficio della coesione farebbe bene alla maggioranza che sosterebbe un governo per ciò stesso efficiente e farebbe bene all’opposizione che potrebbe rappresentare l’alternativa. Quindi alternativa e non semplice alternanza. Tale riforma, inoltre, ha il merito della semplicità. Infatti basterebbe eliminare dal "Mattarellum" la quota proporzionale. E’ vero che bisognerà poi por mano alla modifica della dimensione dei collegi elettorali per rispettare il numero dei deputati e dei senatori previsti dalla costituzione, ma ridisegnare i collegi non comporta il ricorso alla farraginosa procedura come prevista nel caso di una modifica costituzionale. Ecco, per sommi capi, un progetto diverso. E’ chiaro che se i fini che si volessero raggiungere fossero diversi, il sistema elettorale delineato non sarebbe utile. (bl)
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* ELEZIONI SUPPLETIVE IN FRIULI
TRIESTE ELEGGE IL 26 OTTOBRE IL SOSTITUTO DI RICCARDO ILLY
Da IL PICCOLO – 12/07/2003
TRIESTE - Si torna al voto domenica 26 ottobre, anche se non tutta la città sarà chiamata alle urne. La Prefettura ha deciso la data in cui dovrà essere eletto il deputato di Trieste, collegio 2, che sostituirà alla Camera Riccardo Illy, il quale si è dimesso dopo aver vinto la corsa alla Regione Friuli Venezia Giulia. Solo i residenti nel collegio 2 dunque dovranno votare, in pratica tutta la provincia escluso il centro, un territorio elettorale composito che comprende sei comuni oltre a parte di Trieste città (Valmaura, Servola ecc.).
Riccardo Illy osserva: "Si vota il 26 ottobre? Una bella data". L'elezione, anche se porterà a scegliere un deputato che resterà in carica solo due anni, è comunque un altro test politico, che riporterà Trieste alla ribalta nazionale.
Le due principali coalizioni si preparano a far scendere in campo i propri uomini, il toto-candidato è già iniziato. "È un argomento che affronteremo assieme alla coalizione nei prossimi giorni. Se esiste anche l'ipotesi della candidatura di Gianfraco Gutty (ex manager delle Generali, ndr)? Direi di no, per indisponibilità della persona", dice Illy. (Pietro Comelli)
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* LETTURE
GAETANO QUAGLIARELLO "LA LEGGE ELETTORALE DEL 1953" il Mulino, Bologna 2003
LA LEGGE "TRUFFA"
E’ il primo volume di una serie dedicata agli storici dibattiti parlamentari. E’ dedicato al dibattito sulla legge "truffa": così fu qualificata dalle opposizioni questo intempestivo e confuso tentativo di rendere maggioritario il sistema elettorale. Intempestivo perché il "sistema" politico era privo di contrappesi (referendum abrogativo e Corte Costituzionale) per cui una maggioranza parlamentare che sfiorava i due terzi avrebbe potuto por mano a modifiche costituzionali senza il consenso popolare e produrre "leggi" vincolanti per tutti senza il controllo di legittimità costituzionale. Era confuso perché si innestava un premio maggioritario su di una legislazione proporzionale. Per carità, De Gasperi dopo il successo del 1948, nonostante il grosso successo della DC (e suo personale) era sottoposto alle pressioni non solo delle correnti del suo partito, ma anche e soprattutto da parte degli alleati. Basti pensare che alla fine della legislatura il quadripartito centrista (DC, PRI, PSDI, PLI) si era ormai ridotto ad un bipartito (DC – PRI) per la fuoriuscita dei liberali e dei socialdemocratici. Naturalmente la "governabilità" imponeva ed impone una solida maggioranza perché è il tempo che permette le buone riforme. L’idea di un premio di maggioranza era sembrata la cosa migliore. Però, non ci si rendeva conto che il premio riguardava i partiti apparentati (ossia la coalizione) che nel corso della legislatura avrebbero comunque fatto le "bizze" per ottenere maggior "visibilità" a scapito della necessaria e opportuna "coesione" della coalizione. Comunque il premio non scattò e per un decennio, più che la crisi della repubblica, si è assistito al consolidamento del regime partitocratico che ha comportato, successivamente, quali operazioni di "normalizzazione" sia il centrosinistra, sia il "compromesso storico" e sia l’alternanza tra democristiani e non democristiani alla guida degli unici governi possibili privi di alternative. Ma questa è un’altra storia.
Ormai sono trascorsi cinquant’anni e anche il "mattarellum" ha dimostrato l’inefficacia dei sistemi elettorali pasticciati qualora si voglia introdurre elementi di maggioritario su impianti elettorali sostanzialmente proporzionali. Il proporzionale (e il finanziamento pubblico dei partiti) perpetua le "fazioni" e il premio maggioritario costringe i partiti della coalizione a distinguersi fra loro facendo "capricci" per segnalarsi alla pubblica opinione. A questo punto non resta che abbandonare definitivamente il proporzionale (e il finanziamento pubblico dei partiti) affinché le "fazioni" siano smantellate e possano esistere pochi partiti che gareggiano per governare e, finalmente, si passi dalla partitocrazia alla democrazia liberale.
Al libro è allegato un cd-rom contenente molti documenti, anche quelli non compresi nel libro. (bl)
Indice: Presentazione di Marcello Pera – I. Alle radici della riforma elettorale del 1953 – II. De Gasperi e la Democrazia Cristiana: il difficile equilibrio – III. I tormenti dei "laici" – IV. Le ragioni delle opposizioni – V. La riforma alla Camera: prove tecniche di ostruzionismo – VI. Domenica delle Palme in Senato – VII. Campagna elettorale: la "guerra fredda" dei manifesti – VIII. Conclusioni – Nota di lettura - Documenti
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COMUNICAZIONE: Il prossimo numero e' previsto intorno al 2 agosto 2003.
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Il coordinatore Luciano Fabris