«E' una lezione di tolleranza»
Cgil e Cisl: «Servono politiche vere di integrazione»
a.p.
TREVISO. «Il Palaverde concesso alla comunità musulmana? Un insegnamento di
dialogo, democrazia e tolleranza». Parola di Cgil. «Le polemiche sono un falso
problema, gli allarmi sono strumentali - le fa eco la Cisl - rischiano di creare
problemi veri sulla via dell'integrazione». I due sindacati trevigiani non
hanno dubbi: si schierano con il Ramadan al Palaverde, contro «ogni
intolleranza, ogni massimalismo, ogni estremismo e ogni integralismo», Cgil e
Cisl richiamano i trevigiani alla presenza extracomunitaria nella Marca, che
dopo l'ultima regolarizzazione (seguita alla Bossi Fini) supera il 6% della
popolazione. «Oltre all'assoluta necessità di attuare politiche vere di
integrazione - dice la Cisl - non si potrà più non tener conto delle altre
loro necessità, compresa quella di praticare il proprio culto religioso. Senza
dover temere nulla».
La Cgil, con il segretario provinciale Pierluigi Cacco, esprime solidarietà a
don Canuto e alla famiglia Benetton: «Insegnano come il dialogo tra le
religioni e la società civile sia possibile, hanno dato un segnale forte di
apertura, che parte da una società democratica e coraggiosa».
«Da laico che legge i testi sacri - conclude Cacco - credo che i fondamenti
della vita siano la tolleranza, il rispetto, la carità reciproca. Ai politici
locali intolleranti dico che la loro guerra dialettica e i loro linguaggi oscuri
e fondamentalisti sono fattori che aggravano ancora più la situazione e danno
voce ad altra intolleranza. La sicurezza? Riguarda tutti indistintamente, va
garantita prima di tutto, ma al tempo stesso si devono garantire la pace, la
democrazia e l'alleanza tra tutti gli uomini di buona volontà. Siano essi
cattolici, musulmani o fedeli di altre religioni».
Per la Cisl interviene ne il segretario provinciale Maurizio Cecchetto: «Sono
strumentali le preoccupazioni e gli allarmi lanciati da chi teme una sorta di
"colonizzazione" islamica - dichiara - - non è così, e la storia ce
lo insegna. Anche quando i nostri immigrati cattolici andarono in paesi
protestanti furono accolti male e con diffidenza, apertamente osteggiati ed
insultati anche per la loro religione, negli Usa o in Australia erano visti come
un pericolo. Timori poi rivelatisi infondati». E continua: «I musulmani che
andranno al Palaverde ci andranno solo per pregare, hanno chiesto di avere un
luogo dove ritrovarsi e pregare, senza altre implicazioni. Dobbiamo imparare a
rileggere la nostra storia, compreso il dramma dell'emigrazione, e mi piacerebbe
credere che la decisione di concedere il Palaverde sia un chiaro segnale del
ritorno di Treviso sulla strada della normalità e della responsabilità, dopo
quanto accaduto questa estate al Duomo. Ma non ne sono del tutto convinto, spero
che i fatti mi smentiscano».
Da parte di Fratelli d'Italia si stigmatizzano le strumentalizzazioni leghiste:
«Non cpaisco Stiffoni, agita le paure - dice il presidente gianni Rasera -
perché non fanno invece proposte serie e interessanti per migliorare le
condizioni di vita nel nostro territorio? Queste polemiche sono pericolose,
alimentano fossati. I responsabili delle comunità islamiche sono responsabili e
seri, è gente che lavora. Non ci sto al fatto che la cultura sia l'Ombralonga
dove la gente vomita e insoza la città, mentre persone di un altro credo che si
incontrano pacificamente dovrebbero costituire un pericolo. E' un
fondamentalismo pericoloso, come ogni altro fondamentalismo».
I Radicali, infine, prendono di mira Gentilini. «Il suo rifiuto di concedere
spazi pubblici è l'ennesimo, inaccettabile gesto di intolleranza - dice il
segretario Raffaele Ferraro - ci rallegriamo con la decisione di Benetton. La
multiculturalità è una risorsa, non un rischio».
La tribuna di lunedi 9 dicembre su ogm:
«Blitz assurdo, Ca' Tron lavora con l'Onu»
Sindaco e radicali condannano i no-global, ma i Verdi non si pentono
m.s.
«I Verdi veneti rischiano di fare la parte di chi appoggia le
multinazionali. Forse non sanno che la ricerca dell'Icgeb (Centro internazionale
per l'ingegneria genetica e le biotecnologie) è sotto l'egida dell'Onu proprio
per controllare la diffusione delle piante geneticamente modificate». Ivano
Sartor, sindaco di Roncade - e quindi anche di Ca' Tron che ospita il
laboratorio di ricerca sugli organismi geneticamente modificati, oggetto del
blitz di Verdi e Disobbedienti- si schiera con De Poli e la Fondazione
Cassamarca che finanzia il progetto.
Ma i Verdi ribattono sostenendo la loro iniziativa: «Cavilli. L'Icgeb è una
agenzia privata come tante - dice il presidente regionale Paolo De Marchi- una
volta definiti, i protocolli finiscono comunque in mano a multinazionali che
mantengono così il controllo sulla produzione agricola mondiale». I Verdi
sottolineano la vocazione dell'agricoltura trevigiana alla coltivazione di
prodotti tipici e biologici, che sono l'esatto contrario e non possono convivere
con quelli geneticamente modificati. «Dopo Lonigo (Vicenza) e in parte Legnaro
(Padova) anche Treviso presenta il proprio centro di ricerca sugli Ogm,
sostenuto da un soggetto economico autorevole e forte come Fondazione Cassamarca
- scrivono in un comunicato i Verdi di Treviso e veneti - Già si intravvede un
intreccio di collaborazioni con la ricerca universitaria e quelle che spesso
rimangono nell'ombra ma che certo non mancano con la rete distributiva di
sementi per l'agricoltura monopolizzate dalle multinazionali del settore (Novartis,
Monsanto). Già oggi siamo in presenza di sementi contaminate da Ogm nella quasi
totalità della soia e del mais che rappresentano la base sia per
l'alimentazione animale, sia per molti prodotti alimentari».
Sartor verificherà oggi la concessione della sala consigliare per l'assemblea
informativa convocata dai Verdi. «Noi trevigiani abbiamo una mentalità molto
più pratica - dice il sindaco, che ha presentato l'altra sera il progetto Icgeb
in giunta - certo se vengono armati di bombolette e striscioni non possono
pensare di piacere alla gente». Una dura nota di condanna al blitz di sabato
viene dall'associazione radicale di Treviso e Venezia. «E' l'ennesimo passo
falso dei No-Global - scrive Raffaele Ferraro - quando l'ambientalismo si
trasforma in integralismo diventa pericoloso».