Roma, estate 2001. Ricordo ancora il racconto della vacanza trascorsa a Roma dai miei genitori l’estate scorsa. Mi ricordo i loro volti felici e rilassati, impazienti di raccontare quello che avevano visto, visitato e vissuto nella capitale. Ecco ad un tratto emergere dalla montagna di cartoline, mappe e volantini un piccolo opuscolo  intitolato: VISITA ALLA COSTITUZIONE, con il alto, ben evidente, lo stemma della Repubblica Italiana. Emerge anche un pieghevole , di notevoli dimensioni, sulla cui copertina  compare uno schizzo della facciata del Quirinale e sopra, a caratteri cubitali, il titolo: IL CANTO DEGLI ITALIANI. Cosa sarà mai? Ma certo, alla visita Quirinale il presidente Ciampi offre ai suoi ospiti, gli italiani, questi significativi omaggi.

Non ricordo, nonostante la mia età, un altro presidente della repubblica così attento allo spirito nazionale, quasi un po’ ottocententesco. Aprendo il curioso opuscolo “Il canto degli italiani”, si possono leggere le origini risorgimentali dell’inno italiano,  chi furono i suoi padri (Mameli e Novaro) e, come fosse uno spartito per coristi, le parole, bene ordinate in strofe e versi, che compongono l’inno, con tanto di didascalia e illustrazioni esplicative a fianco. Grazie, grazie è spontaneo dirlo. Per ora nessun commento, mentre passo all’altro libretto che sembra essere ancora più interessante “Visita alla costituzione”. Tra le primissime pagine vi è la presentazione di un personaggio disegnato, sorridentissimo e contornato di note: è Mameli, per accompagnare l’italiano-visitatore alla scoperta della costituzione, spiegandone il contenuto.

Bèh, si comincia con i principi fondamentali, per poi proseguire con i diritti e doveri dei cittadini, i rapporti etico-sociali, i rapporti economici (è tutto spiegato…..tutto chiaro…), finché si arriva ad una grossa scritta in neretto: “ORDINAMENTO DELLA REPUBBLICA” e più sotto: IL PARLAMENTO, sezione 1: Le Camere.

Però,  che ordine e  che rigore…..!!

Articolo 56, seconda frase: “Il numero dei deputati è seicentotrenta”.

Ecco dove si ferma la mia attenzione, e dove si sofferma la lotta di qualcuno che ben conosciamo. Quello che mi ha ricordato questo regalo fattomi dal presidente Ciampi  è la falsità e l’apparenza. In fondo, essendo presidente, che cosa ci vuole a riempire di bandiere e palazzi istituzionali, gli uffici pubblici, e anche le case degli italiani? Gesto innocuo sicuramente e di grande valore eroico, al primo impatto. Ma quanto ci vuole poi a fare di quelle parole l’ “io sono” di uno stato?

Credo che non sia questione di nazionalismo o statalismo, ma  “semplicemente” di legalità.

Lo stesso Ciampi, così attento alla costituzione, all’inno italiano, alle bandiere si preoccupa più dell’apparenza che del contenuto. Fa attenzione a che tutti conoscano le parole e la melodia dell’inno italiano, ma non si preoccupa e non lotta in prima persona per garantire quello che è scritto nella costituzione che lui tanto (e giustamente) vuole diffondere, e far sentire propria degli italiani.

Il pensiero vola a Marco, al suo reale amore per la legalità e per la giustizia, non al falso di coloro che attraverso parole, regali e sorrisi ci fa credere di garantire e proteggere quelle che troppe volte sembrano essere le “regole del gioco”.

Vorrei riportare una frase di Marco:” Noi non protestiamo mai,  noi diamo corpo a quello che amiamo, alla  legge, alla legalità, una convivenza civile decente, il non-nazismo, il non-fascismo, il non-comunismo, il non-fondamentalismo che ancora adesso nel nostro paese ci stanno mettendo in guai immensi”.

Mi viene proprio in mente:

“Stringiamoci a sorte

  siam pronto alla morte

   L’Italia chiamò”

 

…..sembra un macabro pensiero, in realtà uno scongiuro perché il partigiano della libertà non incontri ora una pallottola.    

Miriam Loro