Ambiente : soluzione reale

Il summit mondiale delle Nazioni Unite sull’Ambiente di Joannesburg programmato per il settembre 2002 induce qualche riflessione, visti i scarsi risultati dei summit precedenti, in contrapposizione alla preoccupante situazione del problema ambientale nel suo assieme.

I tempi, a noi concessi, per la ricerca e l’applicazione di una soluzione reale ai problemi ambientali, sembrano accorciarsi sotto i colpi ripetuti ed incalzanti di disastri ecologici.

Oggi è dato per scontato, riconoscere l’uomo come principale responsabile, con le sue attività, della compromissione degli equilibri ecologici.

Ed è altrettanto scontato che si debba intervenire con riduzioni drastiche alle emissioni inquinanti.

Ma ogni decisione presa a livello internazionale in tal senso viene fortemente boicottata o, nel migliore dei casi, disattesa.

Sembra che non si riesca ridurre l’emissione di Co2 di un banale 5%, che rimarrebbe comunque una percentuale  irrisoria, rispetto alla soluzione del problema planetario.

Il motivo di questa difficoltà è dovuto al fatto che ogni tentativo immaginato, di realizzazione degli accordi di riduzione delle emissioni inquinanti e di sviluppo sostenibile, passa attraverso applicazioni centralizzate e dirigiste.

Si pensa che uno stato possa intervenire, nel campo ambientale, codificando leggi per regolamentare attività tanto diversificate quanto in continua evoluzione; oppure imponendo varie ipotesi di eco-tasse che andrebbero a schiacciare le economie già appesantite da anni di cattiva politica.

La politica dei prezzi è già minata da folli azioni protezionistiche ed appesantita da carichi fiscali, in molti casi, superiori al livello di sopravivenza del libero mercato.

Ogni tentativo che insista in questa direzione è destinato a fallire.

Io ritengo valga la pena di fermarsi ed ascoltare anche una ipotesi liberista!

Adam Smith affermava che l’economia va lasciata alla “libera cooperazione tra le parti” e per duecento anni abbiamo pensato che le parti fosse due : chi acquistava e chi vendeva, oppure chi offriva lavoro e chi manodopera, e ci siamo dimenticati, o forse non ci siamo accorti, che le parti erano tre.

La terza parte, silenziosa e paziente, è costituita dal pianeta che sostiene tutte le attività umane. Un affitto non pagato perché sembrava non richiesto. Ma ora che la terza parte si sta facendo sentire con una mutazione climatica senza precedenti è giunto il momento di invitarla al tavolo delle trattative.

Ma come trattare con una entità non umana?

Come accordarci con una terza parte che non parla e non firma?

Innanzi tutto si deve fissare il seguente postulato : “il pianeta si rende sempre disponibile ad esclusione dello sfruttamento delle aree protette” (1 vedi definizione delle aree protette). Questo postulato determina l’area di azione dell’intervento umano.

Un secondo postulato traccia la teoria e la modalità di applicazione ed è : “il pianeta non può rifiutare un accordo nel quale c’è equilibrio; cioè la somma tra attività inquinante e bonifica è uguale a zero”.(2. vedi linee guida per l’identificazione dell’equilibrio).

Gli stati devono semplicemente inserire nelle loro legislazioni che : “se le due regole descritte non sono applicate in un contratto, questo non può ritenersi valido.”

In questo modo ogni cittadino si adopererà in ogni modo per inventare un sistema semplice ed economico per arrivare all’equilibrio ecologico, senza essere schiacciato da eco-tasse.

Se queste regole sono inserite in ogni trattativa di lavoro o di commercio l’intero pianeta può sperare di guardare il futuro con serenità.

 

Zambon Flavio