Mestre
Riforma istituzionale all'americana, attenzione alla vita nelle carceri. Sono i
temi che accomunano, per un impegno politico ed elettorale, i Radicali e i
Riformatori liberali che ieri hanno sancito un'alleanza. La posizione comune è
emersa dall'assemblea veneta dei radicali cui hanno partecipato il segretario
nazionale Daniele Capezzone e per i riformatori il consigliere regionale veneto
Claudia Cadorin e il portavoce Michele Bortoluzzi.
I riformatori invitano i radicali affinché il loro congresso (30 ottobre-2
novembre) non si focalizzi sulla liberalizzazione della droga, ma si allarghi ai
tanti problemi legati ai grandi temi e come alle questioni minori che più
interessano il cittadino. Appello accolto da Capezzone per il quale questa è la
strada da percorrere unendo le forze "liberal" in un nuovo progetto perché «la
gente è stanca della politica delle risse, con il centrosinistra che agisce solo
manifestando odio verso Berlusconi e gli elettori del centrodestra delusi dalla
mancanza delle riforme».
Capezzone, perché non ci sono le riforme?
«Perché anche il Polo è preda delle risse, delle polemiche interne. Viviamo in
un Paese in cui si discute sull'ultimo urlo di Bossi. Ciò significa essere
impiccati ad un dibattito politico assurdo».
Voi, invece, cosa proponete?
«Di mettere al centro le riforme istituzionali all'americana (due partiti e non
40), le riforme economiche liberalizzando il mercato del lavoro, la riforma
della giustizia che non sia solo quella degli interessi di Berlusconi e dei suoi
familiari ma che riguardino 60 milioni di italiani».
Ora vi alleate con i riformatori liberali e sparate alzo zero contro la Cdl e il
centrosinistra. Da che parte state?
«Noi stiamo dalla parte di queste riforme, siamo disponibili a fare accordi
sulle cose, il potere non ci interessa».
Berlusconi vi sta bene?
«A noi non sta bene questo Berlusconi, quello dei pasticci, della sudditanza a
Bossi. Vorremmo un Berlusconi diverso, quello che nel '94 prometteva la riforma
all'americana delle istituzioni, dell'economia, della giustizia. Se tornerà
quello si potrà discutere, altrimenti affonderà e peggio per lui».
Il premier ostaggio di Bossi?
«È ostaggio delle sue scelte, sbagliate, e ora ne paga le conseguenze. Finito il
semestre europeo si riproporrà una situazione rovinosa per lui...».
Pesante profezia.
«Credo che finito il semestre europeo le pacificazioni su cui ha potuto contare
verranno meno: a dicembre la Corte Costituzionale affronterà il Lodo Maccanico,
non è detto che per lui andrà bene; si riaprirà il circo giudiziario. Deve
scegliere se continuare nel tunnel in cui si è infilato o uscire e imboccare la
strada delle riforme di cui l'Italia ha bisogno».
Condividere la proposta di Fini sul voto agli immigrati?
«Sono sconcertato: venti giorni fa lancia la campagna super-proibizionista sulla
droga, di cui non si capiva l'esigenza; sette giorni fa lancia una campagna,
positiva e di apertura, come ben sanno gli imprenditori di quest Veneto. Spero
che quest'ultima ipotesi non faccia la fine dell'altra, che non venga liquidata
in dieci minuti. Credo che un Paese debba guardare avanti...».
Pensa a Schwarzenegger?
«Già, in California non solo è stato eletto un immigrato, ma per quelle
amministrative le schede elettorali erano stampate in sette lingue diverse. E
noi qui di cosa stiamo a discutere... gli imprenditori del Nordest sanno che
avrebbero bisogno di ancora più personale per fare vivere le nostre imprese».
Sosterrete il progetto Fini.
«Bisogna andare oltre: o l'Italia si ripiega su sé stessa diventando più
vecchia, più povera, senza forza lavoro, oppure questo Paese si apre ai nuovi
italiani, ai nuovi veneti».
Siete comunque vicini ad An. Per le prossime elezioni è possibile un accordo?
«Noi siamo vicini alle nostre idee. Se poi An condivide alcune di queste, allora
saremo noi a dare il benvenuto a loro. Piuttosto ho io qualcosa da dire An..».
Cosa vuole dire a Fini?
«Tre anni fa appoggiò il nostro referendum sul sistema elettorale
maggioritario... ora dove è finito il presidenzialismo di An, di tutta la Cdl?
Il dramma di questo Paese è che alle prossime elezioni il 40% degli elettori se
ne starà a casa perché nauseato da questo centrodestra e da questo
centrosinistra. Occorre riavere una politica che ridia speranze di riforma, di
cambiamento».
Riforme vuol dire devolution.
«La mitica devolution di Bossi è il nulla: la sanità è già di competenza delle
Regioni, per la polizia locale non ci sono soldi, per la scuola facciamo dli
esami in dialetto?».
Giorgio Gasco
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