Il Consiglio Federativo riunito in Castelfranco Veneto (Tv) il 14 gennaio 2003,
PREMESSO
·
che dal 1994, in Italia, i tassi di immigrazione extracomunitaria di origine europea sono cresciuti in maniera esponenziale, e hanno superato quelli dei "tradizionali" paesi di emigrazione (Certamente sono i prodotti indiretti ma prevedibili delle guerre civili e nazionali dell'Europa post '89, ma sono anche la conseguenza di un processo di attrazione politica ed economica che l'Ue ha esercitato per anni, prima di passare a una doverosa e saggia strategia di allargamento istituzionale);·
che secondo l'ultimo dossier della Caritas, il 40 per cento delle presenze straniere in territorio italiano è costituito da europei, contro il 30 per cento di africani e il 20 per cento di asiatici, e la tendenza porta a prevedere un aumento degli stranieri europei al 45 per cento, parallelo a una diminuzione degli africani al 25 per cento (Questa integrazione è problematica, può essere graduale, ma va ricercata con convinzione. Davvero la Germania può pensare di limitare a lungo l'ingresso dei lavoratori polacchi per arginarne la forza concorrenziale sul mercato del lavoro tedesco e insieme continuare a invadere il mercato agricolo polacco con prodotti più convenienti perché lautamente sussidiati dai contributi comunitari? Davvero l'Europa può scatenare questa "guerra del grano" nei confronti dell'Ucraina, e poi sperare di fermare alle frontiere le prime e più vicine vittime del protezionismo economico europeo?)CONSTATATO
che in Italia la presenza di lavoratori immigrati, in particolare irregolari, è anche una risposta alle rigidità del mercato del lavoro italiano, articolo 18 e altro. (Un mercato del lavoro flessibile, oltre alle ricadute positive per la dinamicità e la competitività dell'economia italiana, renderebbe meno appetibile il lavoro nero dei clandestini e ne incentiverebbe la regolarizzazione. Non dimentichiamo che i lavoratori extracomunitari sono nella stragrande maggioranza dei casi "complementari" e non "sostitutivi" rispetto a quelli italiani: grazie agli immigrati migliaia di imprese sono sopravvissute e centinaia di migliaia di italiani hanno conservato il lavoro. E non dimentichiamoci, infine, che gli immigrati costituiscono per ora l'unico fattore, anche se del tutto insufficiente, di mobilità del lavoro tra i paesi europei)
SI RITIENE NECESSARIO
un processo virtuoso da contrapporre a quello perverso "immigrazione clandestina-lavoro nero-sanatoria".
PRECISANDO
che la sanatoria, in questo contesto, è sicuramente un dato positivo, nel senso che sottrae all'illegalità. Ma è chiaro che la sanatoria non affronta il problema posto da numerosi imprenditori: i "regolarizzati" sono quegli immigrati che già lavorano nelle aziende o presso le famiglie e che d'ora in poi costeranno di più. Il che può andare bene, ma non risolve certo la questione della necessità di nuova manodopera. Anzi, stando a certe dichiarazioni del tipo "Ora che ne abbiamo regolarizzati 700mila dobbiamo chiudere i rubinetti", alla fine avremo o carenza di manodopera o nuova immigrazione clandestina massiccia, e quindi nuove sanatorie".
AFFERMANDO
che gli immigrati non sono né degli invasori, come dice la destra, né dei vendicatori delle colpe storiche dell'Occidente, come sostengono molti a sinistra. Sono individui che offrono la propria capacità produttiva e creativa, e che in una società aperta e di mercato possono meglio realizzare le proprie aspettative giovando nel contempo alle società e ai paesi in cui scelgono di vivere
SI SOSTIENE CHE
1.
E’ ragionevole superare il principio comune tanto alla legge Bossi-Fini quanto alla legge Turco-Napolitano secondo il quale un immigrato può entrare in Italia soltanto con il contratto di lavoro in tasca. Tale principio contingentando gli ingressi secondo dinamiche del tutto indipendenti dalle esigenze del mercato del lavoro, ha prodotto, produce e produrrà, soprattutto in occasione delle ricorrenti e, in questa logica, inevitabili sanatorie, una compravendita paracriminale di contratti fittizi.2.
E’ prudente definire il sistema delle quote, tanto in termini quantitativi, quanto in termini qualitativi, secondo le esigenze effettive delle realtà produttive del nostro paese. Siamo in una situazione paradossale in cui le imprese chiedono più immigrati, la politica impone meno immigrati e gli immigrati entrano comunque attraverso un sistema di selezione criminale e si dispongono penosamente a un destino di clandestinità nella stragrande maggioranza dei casi onesto, operoso e produttivo, in attesa della sanatoria prossima ventura3.
E’ saggio realizzare una politica di liberalizzazione spinta dei contratti di lavoro e di tutti quei profili o vincoli normativi che lungi dal tutelare gli immigrati da forme di sfruttamento ne impediscono l'accesso a forme basilari di tutela sociale e giuridica. Infatti oggi per un immigrato con un permesso di soggiorno temporaneo è praticamente impossibile affittare una casa, conseguentemente il risultato è che presumibilmente dormirà con dieci connazionali in topaie insalubri.Il Consiglio federativo di Veneto liberale, perciò,
DICHIARA che l’immigrazione è per il Veneto una ricchezza umana ed economica.
SOSTIENE con determinazione la necessità di realizzare eventi per comunicare al più ampio pubblico possibile pensiero, testimonianze, esperienze e comportamenti di tolleranza e convivenza.
SI IMPEGNA a favorire gli scambi interculturali, aiutare i cittadini italiani a conoscere l’immigrato.
RICHIAMA gli amministratori locali alla coerenza e facendo applicare con fermezza quanto hanno scritto nei loro Statuti comunali, dove affermano che l’obiettivo è la difesa della persona nei diritti fondamentali., tentando di indurre essi stessi a proporre iniziative a favore della persona e progetti per superare la disgregazione e l’emarginazione di chi si trova in difficoltà, prevenendo comportamenti asociali e delinquenziali.
INVITA, infine le associazioni aderenti a Veneto Liberale ad impegnarsi presso le loro città a sostenere le iniziative che promuovono il dialogo interculturale tra i popoli.