Desidero scrivere qualche considerazione estremamente personale a proposito del progetto Fortuna-Blair-Zapatero per il quale il movimento Radicali Italiani e lo Sdi stanno organizzando le proprie forze in vista delle prossime politiche del 2006.
Per quel che mi riguarda non vivo con lo stesso entusiasmo che mi sembra invece di notare in ambiente radicale (mi riferisco alla percentuale dell'80% che sembra aver risposto positivamente alla mail di Marco Pannella dei giorni scorsi) questa possibilita' che si delinea all'orizzonte, principalmente per il fatto che ogni iniziativa davvero liberale che abbia come finale punto di collocazione l'Unione Prodiana non puo' per me essere convincente e di ampio respiro.
Dopo il referendum conclusosi ahime' per noi con una sconfitta, con una certa scontata fretta si e' deciso di cercare, tra i compagni del Comitato Per il Si', qualcuno con cui discutere per la creazione di un soggetto politico per le prosssime elezioni, certo, era naturale (non scontato) trovare questo interlocutore nel partito piu' ragionevolmente vicino al liberalismo dello schieramento del centro sinistra, lo Sdi appunto, partito al quale auguro una sempre maggiore importanza all'interno dell'Unione e, perche' no, del Partito Radicale Transnazionale, ma con il quale sento di avere poco in comune nelle visioni liberiste di cui credo ci sia sempre piu' urgente bisogno in Italia.
Il pensiero libertario che, in questi miei primi 31 anni di vita, rappresenta una delle piu' interessanti e stimolanti riflessioni per quanto concerne la mia crescita personale, ha come sua logica conseguenza e al tempo stesso come principi alla sua radice, quel liberismo e quel liberalismo che fino ad ora non e' mai stato manifesto all'interno di questo centro sinistra proprio perche' non appartenente alla cultura e alla tradizione della sinistra italiana, liberale, socialista o quantaltro, perche' nasce da un anti-statalismo che, per quanto progressivamente ridimensionato dagli stessi liberisti, e' assolutamente lontano da ogni forma di social-democrazia o di liberal-socialismo.
Il libertarismo e il liberismo che ne diviene logica conseguenza, sono per me questioni profondamente attuali e necessarie per affrontare il sempre crescente dirigismo e protezionismo che sta affossando non solo l'economia italiana ma anche quella europea, da questo punto di vista concordo con la considerazione di Benedetto Della Vedova che in Italia piu' che di Blair ci sarebbe bisogno di una Tatcher, aggiungendo addirittura che sarebbe ancora piu' utile un Ronald Reagan.
Non credo che la Tatcher e Reagan siano due modelli molto apprezzati dai socialisti italiani, siano essi social democreatici o nuovi socialisti, come e' comprensibile che sia per partiti che non hanno mai assunto posizioni nette nei confronti (ad esempio) degli ordini professionali o dello strapotere dei sindacati che sono, secondo me, tra i responsabili dell'immobilismo della economia italiana.
Comprendo che comunque, nel rapporto tra radicali e socialisti si doveva partire da un punto comune, lo si e' individuato nelle importanti battaglie sui diritti civili e sulla laicita', questione di priorita' che io personalmente non condivido.
Sembra essere accettato da tutti il dato che l'unico vero responsabile della crisi incui versa l'economia italiana e' il governo Berlusconi, che, per quanto incapace di attuare le necessarie riforme
di cui la nazione aveva bisogno, non ha prodotto risultati importatnti proprio perche' non ha saputo affrontare Reganianamente e Tatcherianamente quei poteri ai quali anche il centro sinistra sara' assoggettato se non alleato.
Chi ha avuto la pazienza di leggermi si chiedera' : pensi forse che questo centro destra, vedendo come si e' comportato durante la campagna referendaria,possa invece essere un interlocutore per i radicali?
Di qui al Congresso di fine ottobre attendo da Della Vedova, Taradash e Calderisi delle novita' che mi stupiscano davvero, che mi risollevino dalla profonda delusione nella quale ogni liberale che per un attimo ha creduto di vedere in Forza Italia una speranza di rivoluzione liberale, giace da tempo.
Questo e' stato il primo anno in cui ho fatto l'iscrizione a Radicali Italiani e non al Partito Radicale Transnazionale al quale tornero' comunque ad iscrivermi l'anno venturo, soddisfatto comunque di poter con il mio voto partecipare alle decisioni importanti e storiche che i Radicali Italiani si accingono a prendere.
Alessandro Doni
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