MA DOVE VANNO I RADICALI?

Domenica scorsa anch'io, come altri quattro milioni e trecentomila italiani, indossato il vestito buono mi sono messo in fila per votare per le primarie: ero tanto felice che sognavo di essere in America.
Ma nella zona in cui si trova il mio seggio sono molto conosciuto sia dalla gente che dagli altri compagni. Qualcuno che era in fila con me, e indossava un distintivo con falce e martello, ha iniziato a canzonare come si usa da noi a Venezia: "toh! I radicali sono tornati a sinistra."
E così, davanti ad un pubblico pazientissimo, in fila ordinata, quasi anglosassone, di una domenica mattina in cui altra gente, nella vicina chiesa stava ascoltando il sermone di un prete, io ho iniziato il mio panegirico su destra e sinistra.
"Il mio essere di destra o di sinistra è relativo a quello che tu - risposi al compagno - intendi come tale. I radicali non vanno da un polo all'altro ad assorbire le idee altrui: ci vanno con un bagaglio di proposte che nessun altro partito può vantare, perché svariate decine di quesiti referendari rappresentano un programma politico così vasto che Prodi nemmeno se lo sogna. Ora dimmi, la battaglia sulla responsabilità civile dei giudici è di destra o di sinistra? E l'abolizione del finanziamento pubblico a partiti e sindacati? Siamo di destra quando chiediamo la libertà di ricerca scientifica? Siamo di centro o di sinistra quando chiediamo la fine della manomorta ecclesiastica sui beni dello stato?
E se sono di destra quelli che chiedono di abrogare la legge sull'aborto io sono di estrema sinistra, ma quando tu, caro compagno, stringi amicizia col dittatore Castro e dici che è di sinistra, allora io divento di destra." E così ho continuato per altri quarantadue minuti di coda.
Ma l'accusa di opportunismo continuava a serpeggiare.
"Voi volete posti di potere" mi accusò un vecchio partigiano.
"Perché, fa forse schifo il potere ai comunisti? Diliberto si degna di fare il ministro e altri farebbero molto di più.
"Sì, ci piace il potere: vorrei che Capezzone diventasse sottosegretario e la Bonino primo ministro. Alla morte di Benedetto, mi piacerebbe che Pannella fosse il nuovo Papa. Penso che se lo meriterebbe davvero e il misticismo non gli manca.
Non credo di aver spostato molti voti coi miei discorsi, anche se parecchie persone li hanno seguiti con interesse. Forse qualcuno si è convinto a votare Scalfarotto anziché Prodi, come ho fatto io, qualcun altro, finito di votare, è andato di corsa a messa.
In ogni caso, come sempre quando si va alle urne, è stata una giornata eccezionale.

Pier-Angelo Piccolo