IDEE A TEMPO DETERMINATO

Come e' gia' avvenuto in alcune riforme di questo centro destra, la direzione e' giusta, nella sostanza si fa troppo poco, mi riferisco alla devolution, alla riforma sulla giustizia e alla finanziaria.

Nel caso della Moratti credo si proceda un po' di piu' in una buona strada. La creazione, da parte della legge, del concetto di "idoneita' nazionale", introduce una possibilita' in piu' nel fare chiarezza sulle regole relative ai concorsi in cui, fino a questo momento, hanno agito forze e condizionamenti molto lontani dal concetto di trasparenza (non parliamo nemmeno del merito).

Se per precariato si intende il passaggio a contratti a tempo determinato, certo, questa critica (che io non condivido) ricorda un po' quelle che venivano mosse alla buona legge Biagi, si dovrebbe invece cercare di capire con quali criteri persone detengono contratti a tempo determinato e altre no e capire se era il caso di andare avanti con questo metodo che da 30 anni affossa le nostre Universita' o avere il coraggio di cambiare qualcosa verso un eventuale ribilanciamento.

In un ambito di competizione, purtroppo per alcuni e per fortuna per altri, tutto si gioca nelle capacita' e nell'imprenditorialita' dell'individuo, piu' che sulle posizioni raggiunte grazie alla conoscenza dei vari professori-chioccia che amorevolmente crescono le loro creature, facilitando loro la strada, l'ostruzionismo a tutti i costi della CRUI (Conferenza Rettori Universita' Italiane) verso la Moratti e' gia' sintomo che qualcosa di delicato e' stato finalmente toccato.

Parte del personale univesitario che verra' assunto con contratti diversi da quelli previsti finora e' competitivita' nelle Universita', fra di esse ci sara' sicuramente piu' possibilita' di voler migliorare i propri servizi agli studenti (per i quali la Moratti decide di spendere 400 milioni di euro) anche grazie al turn over (spontaneo e non causato dalla legge) che interessera' molto personale e la possibilita' di "rientro dei cervelli" che questa legge introduce.

Certo e' che, comunque, tutto e' sempre migliorabile.

Alessandro Doni