ORA PIÙ DI PRIMA: ISRAELE NELLA UE!

L’ennesimo intervento militare di Israele mostra ancora una volta l’attualità della proposta radicale e pannelliana di avviare negoziati che portino all’ingresso di Israele nell’Unione Europea in tempi brevi.
La reazione di Israele al continuo lancio di razzi provenienti dal territorio palestinese, che prosegue oramai da mesi e che mette in pericolo la vita di migliaia di cittadini israeliani e spesso ha portato morte e distruzione, è certamente una reazione esagerata, un eccesso di legittima difesa, per dirla in termini giuridici.
Ma questa reazione ha una sua ragione profonda. È la risposta di uno Stato che si sente solo, senza nessun appoggio concreto da parte dei suoi alleati, e che per questo reagisce in modo spropositatamente violento agli attacchi provenienti da un altro Stato.
Al di là dei proclami e delle dichiarazioni di solidarietà, cosa si è fatto per impedire che tutto ciò avvenisse? Nulla. Le condanne e le risoluzioni che l’ONU ha votato, hanno fino ad oggi solo aumentato la percezione, da parte d’Israele, del suo isolamento. E proprio a causa di questo sentirsi solo, Israele reagisce nel modo violento che abbiamo sotto gli occhi.
Una delle prime conseguenze successive alla nascita degli Stati nazionali fu l’introduzione del principio che nessun cittadino poteva farsi giustizia da sé, ciò che portò, ad esempio, al divieto di duello, come forma di risoluzione dei conflitti fra cittadini. Da allora, chi riteneva di aver subito un torto doveva affidarsi allo Stato, che, attraverso i propri organi e nel rispetto delle leggi, stabiliva come regolamentare il conflitto.
Questo stesso principio è una delle basi dell’idea federalista: gli Stati che entrano a far parte di una Federazione, accettano che i conflitti con altri Stati – esterni o interni alla Federazione – non siano gestiti dal singolo Stato, ma da organi della Federazione e nel rispetto delle sue norme fondamentali.
Così, se Israele entrasse a far parte dell’Unione Europea, non dovrebbe più temere la sua solitudine, perché eventuali attacchi nei suoi confronti, in quanto rivolti verso un Paese membro, imporrebbero agli altri Paesi membri dell’Unione e agli organi dell’UE, di farsi carico di questo problema.
La proposta di Marco Pannella appare, dunque, una lucida soluzione antimilitarista, nonviolenta e federalista, ad una situazione che non può essere risolta soltanto con metodi violenti e mezzi militari.
Per evitare che quel conflitto possa divenire un pretesto, per altri Stati come l’Iran, di attaccare Israele e così allargare lo scontro fino al rischio di una guerra mondiale, si rende necessario, ora più di prima, attivarsi perché quella proposta si concretizzi in azione politica e l’auspicio è che il prossimo Governo se ne faccia carico.

Matteo Ariano