Il dibattito portato avanti da Giuliano Ferrara e dai "foglisti" in cui quasi
quotidianamente si cerca qualcosa di sacro e di inviolabile nell'analisi
dell'embrione e delle biotecnologie, della sofferenza umana che deriva dalla
malattiami sembra necessiti di un punto di vista religioso che non ha secondi
fini e che al posto del dogma impone (come tanto piaceva a Freud che era pur
molto critico nei confronti delle religioni considerate regressive o
addirittura "nevrosi culturali") un incessante riesame di cio' che si incontra
nella vita : il Buddismo.
Io mi limitero' a scrivere una mia personale considerazione.
In una conferenza del 1997 il Dalai Lama diceva : "gli animali fanno di tutto,
ognuno come puo', per evitare la sofferenza e realizzare il benessere, la
facolta' di discernere il bene dal male e' piu' evidente nell'uomo che negli
altri animali. E' in funzione del potere di discernimento dll'uomo che esistono tante
tecnologie e scienze, ma e' in funzione della motivazione, che consiste nel
voler essere felici e non nel voler soffrire, che si utilizza il discernimento
umano; e ogni volta, proprio per questa sua capacita', sopraggiungono altri
problemi e sofferenze".
E' dell'uomo e solo dell'uomo la responsabilita' di cercare il supermento della
sofferenza attraverso la ricerca scientifica, nell'inseguimento di una
(probabile) felicita' che e' relativa perche' avra' a che fare con nuove
problematiche.
La responsabilita' in queste scelte dovrebbe essere portata avanti dosando, io
credo, scetticismo e fede, con la volonta' di riesaminare sempre il tutto e la
consapevolezza di chi conosce la transitorieta' della felicita' nella
condizione umana, anche con la guarigione e la cura di certe malattie.
A questo dovrebbe prepararsi la comunita' scientifica e tutti gli interessi che
la compongono.
Alessandro Doni
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