Sono tornato dal mio primo congresso di Radicali Italiani con un bel bagaglio
di notizie e di impressioni, la grande utilita' di una esperienza di questo
tipo sta nel poter avere una nuova percezione del mondo radicale e delle
correnti che ne fanno parte.
Sono rimasto colpito da un pensiero espresso nell'intervento di Yasha Reibman.
Reibman in sostanza si augura che il concetto secondo il quale l'embrione e' un
"grumo di cellule" usato sia da Marco Pannella e da Emma Bonino, sia da buona
parte del mondo scientifico, non venga usato come "bandiera" dell'iniziativa
informativo-referendaria che, ricordiamolo, non e' ancora finita.
La risposta di Marco Pannella e' arrivata a sera, riconfermando questo
pensiero, credo con inopportuna leggerezza.
Io credo che Reibman abbia avuto un'intuizione brillante e di grande
sensibilita' umana.
L'embrione contiene innegabilmente la combinazione genetica peculiare ad un
solo individuo, non e' solo un grumo di cellule.
Nell'analisi pre-impianto si possono individuare il sesso del nascituro,
malattie precoci o tardive, quindi cose molto importanti e specifiche di quella
forma di esistenza.
La decisione di dover eliminare un embrione malato e' in realta' (come
fortunatamente si e' piu' volte detto nel mondo laico) una delle decisioni piu'
dolorose del genere umano.
Sapete, durante questa raccolta firme ho usato spesso e riflettuto sullo slogan
: "l'embrione e' una vita umana...10 milioni di malati no? Oggi sarei piu'
propenso a sottolinearne la sua preziosita' e in secondo luogo la sua
funzionalita' per la cura di malattie, pur rimanendo della stessa convinzione
che mi animava durante la raccolta firme, ma non senza provare in certi momenti
uno profondo senso di smarrimento.
Credo sia davvero doloroso (quanto necessario) agire in questa direzione nella
ricerca scientifica, lo si fa e lo si deve fare ma con grande delicatezza nelle
parole che si usano e con grande onesta' nella considerazione di cio' che
l'embrione, con la sua identita' genetica, rappresenta.
A volte penso addirittura che dietro alla volonta' di qualcuno nel
definirlo, ripeto, niente piu' che un grumo di cellule ci sia addirittura la
paura di vederlo per cio' che realmente costituisce, per la sua disarmante
perfezione e per la sua ricchezza.
Non voglio analizzare troppo le differenze tra il mondo laico illuminato e gli
oscurantisti fondamentalisti cattolici perche' non appartengo ne' all'una ne'
all'altra categoria, pur individuando nella religione e nella mia religione che
non appartiene al mondo cattolico, un elemento in piu' per riflettere e
meditare su qualcosa, la possibilita' di vedere e valutare qualcosa anche in
un'altra prospettiva, non importa se condivisibile o meno, ma certamente non
vincolante ne' condizionante.
Le mani dell'uomo entrano in un mondo di una complessita' infinita, le nostre
menti decideranno, ma le nostre coscienze registreranno e trasmetteranno ad
altri stati di coscienza, molto potrebbe cambiare e certamente migliorare, ma
con un prezzo molto alto che inevitabilmente si paga.
Io continuero' ad impegnarmi in questa impresa (qualche mese fa l'avrei
chiamata battaglia, oggi non me la sento piu' come si cambia!) ma profondamente
consapevole della mia responsabilita' di essere umano prima che di radicale
laico.
Alessandro Doni
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