"E' indecente!" Ha sbottato il solitamente compassato direttore di Radio Radicale Massimo Bordin dopo avere constatato che nessuna testata giornalistica - eccetto L'opinione - aveva dato la notizia dell'incontro tra
il presidente della Commissione dell'Unione Europea, Prodi e Olivier Dupuis.
L'europarlamentare della Lista Bonino è da oltre un mese in sciopero della
fame per sostenere il piano di pace per la Cecenia proposto dal presidente
del governo ceceno in esilio Maskhadov.. Ma l'argomento non desta
l'interesse dei media e dell'opinione pubblica nazionale ormai concentrati
sulla lunga stagione elettorale che si prospetta.
La politica estera dei diritti umani viene rimossa e pare non avere speranze
di varcare la soglia dello studio televisivo di Porta a Porta. Ciò che non è
funzionale al tritacarne mediatico-elettorale non buca il muro di gomma
dell'indifferenza. E' certo questo il punto più indigesto di una situazione
che, all'inizio dell'2004, sembra già consolidarsi nella permanente
cancellazione dai media di tutte le battaglie dei liberali, dei radicali (e
di quel che resta dell'area laica) per i diritti, la legalità e la libertà.
E non è un caso che intorno al vicepresidente della Camera, il deputato
liberale di Fi Alfredo Biondi, sia calato il gelo e creatosi un vuoto
pneumatico tra lui e i colleghi custodi dell'ortodossia della Cdl dopo le
sue coraggiose dichiarazioni in aula riguardo la brutta legge sulla
fecondazione medicalmente assistita.
Né è un caso che anche L'opinione sia, da tempo, esiliata dalle rassegne
stampa televisive. Il nostro è un piccolo giornale. Esce in edicola solo a
Roma e Milano ed è disponibile on-line su internet. Eppure, se lo spazio
sulle rassegne si basasse sulla logica delle copie vendute in edicola, anche
altri quotidiani politico-culturali di nicchia dovrebbero subire analogo
trattamento. Ma non è così e, quindi, altri direttori di testate dalla
modestissima tiratura affollano, con crescente frequenza, i salotti dei vari
talk show televisivi mentre il nostro Arturo Diaconale, non uso a lisciare
il pelo ai soliti anchor men, viene puntualmente escluso dai dibattiti.
Forse a radicali e liberali, oltre a una robusta rappresentanza
parlamentare, manca quel cinico opportunismo che pare essere ingrediente
indispensabile per affiancarsi a La Russa, Angius, Fassino e Bertinotti
sulle ambite poltrone di Vespa o sulle graticole di Ballarò. Comunque i
radicali sono oggi attestati, nei sondaggi sulle intenzioni di voto, intorno
all'uno per cento. Un dato che ha portato il leader Marco Pannella a
prefigurare un'eventuale non presentazione di liste radicali alle elezioni
europee ed il segretario di Ri Daniele Capezzone a invitare il partito alla
riflessione su un possibile "bagno di sangue" anche sul referendum
abrogativo della legge sulla procreazione medicalmente assistita.
E tra i militanti radicali l'oggettivo momento di difficoltà si traduce
nella polemica tra chi vorrebbe "più Bonino" e attribuisce la scarsa
visibilità del movimento alla mancata valorizzazione della leadership di
Emma Bonino con l'evidente nostalgia per l'irripetibile stagione del 1999.
Rimane forse aperta la possibilità di lavorare insieme per rompere la
camicia di forza clericale e statalista che sta soffocando la Casa delle
Libertà. Non sarebbe giunta l'ora cari liberali, radicali, repubblicani,
socialisti di scegliere tra la prospettiva di una probabile futura
estinzione della propria rappresentanza nelle istituzioni nazionali ed
europee e l'opportunità di un contratto politico per una alleanza laica?
Luca Tentellini
|