Ogni movimento politico che si rispetti si muove in due direzioni, una verticale ed una orizzontale. Quella verticale è inerente ai rapporti dell'associazione con i (potenziali) elettori, quella orizzontale ai rapporti del partito-movimento con gli altri partiti-movimenti. Radicali italiani deve far fronte a gravi problemi in entrambe le direzioni, non affrontabili settorialmente visto il rapporto di causalità che li lega.
Per quanto concerne il rapporto orizzontale che, a mio giudizio, è anche il più allarmante date le conseguenze che per osmosi si propagano anche a quello verticale, urge un approccio realistico. Molto spesso leggo interventi volti a dare la scossa circa la questione del nostro collocamento, a destra o a sinistra, bisogna scegliere! Trascendendo però dalle indubitabili difficoltà della scelta di campo, troppo spesso un fattore, forse per un pizzico di egocentrismo, è sottovalutato: ma gli altri ci vogliono? Entrambi gli schieramenti offrono, a seconda dei diversi ambiti, talora affinità, talora divergenze con il soggetto radicale, che conosciamo e che in questa sede tralasciamo. Ciò che è comune alle due coalizioni è la non trascurabile presenza di partiti di estrazione cattolica. Per quanto concerne il variegato centro-sinistra, che parte dalla margherita per giungere sino a rifondazione (che in temi di non poco conto quali economia e politica estera è più vicina a forza nuova che al partito di Rutelli), tutto è basato sul già scricchiolante asse del triciclo; è chiaro quindi che un eventuale ingresso radicale metterebbe a dura prova la coesistenza di ds e margherita, i due partiti maggiori, facendo crollare il castello. Nella cdl (vigilata) invece la crisi del berlusconismo e il dilemma della sua successione alimenta le spinte neo-centriste, senza trascurare che il centrodestra ama giocare il ruolo del difensore dei sacri valori nella contrapposizione con la sinistra. Insomma ben diverso è il contesto rispetto a dieci anni or sono, quando i radicali trovavano sponde nel progetto della nascita di forza italia come partito liberale di massa, dato che FI si è rivelato essere ben poco liberale e nemmeno un partito.
Essendo questa la tersa situazione è chiaro che sia gli uni che gli altri, tramite un cinico calcolo costo-opportunità, ipotizzano che l'ingresso dei radicali nella rispettiva coalizione sarebbe deleterio per gli equilibri interni nonchè controproducente nella caccia all'elettore centrista, da cui non può trascendere la campagna elettorale.
Da qui è quindi facile comprendere il comune interesse nello schiacciare il nostro movimento e, salvo rare e opportunistiche schiarite, boicottarlo più o meno apertamente.
Ecco dunque che, da quanto detto, consegue il problema verticale, ovvero quello di far giungere la nostra voce ai potenziali elettori. Il problema dell'informazione negata, che annulla uno dei più importanti principi fondanti una democrazia (conoscere per deliberare), si è mostrato in tutta la sua drammaticità anche nell'ultima campagna elettorale. Oltra a questo sono però sottovalutati due fattori: la modalità delle poche apparizioni e lo scarso appeal del marchio (perdonate l'approccio mercantilistico). Mi spiego. Anche per una persona che nutre un certo interesse nella politica, è difficile farsi raggiungere dalla voce radicale ed anch'io, nel mio piccolo, ne sono un classico esempio. Il punto è che per riuscire ad avere un minimo sbocco sui media in merito a una qualche questione, Marco e gli altri sono costretti a gesti eclatanti quali scioperi della fame e quant'altro. Purtroppo però molta gente, che ignora per forza di cose le idee radicali e la scarsa visibilità che ci spinge a codesti gesti, ci etichetta come buffoni. A questo va ad aggiungersi il nome "radicali", che è spesso usato nel contesto politico in modo spregiativo, o comunque come sinonimo di inaffidabili utopisti. Ciò che è più triste è che a questi due fattori non c'è alcun rimedio, in quanto rinnegare il nome sarebbe improponibile, e l'alternativa alle "buffonesche" apparizioni sarebbe il nulla.
Che fare allora? un approccio ragionevole solitamente tende ad attaccare le cause per debellare le conseguenze, nel nostro caso invece ciò è difficilmente praticabile. Per modificare le cose che non vanno nel rapporto orizzontale dobbiamo cercare prima di contrastare le sue dirette conseguenze nel rapporto verticale: dobbiamo raggiungere la gente! Solo se radicali italiani risalirà dal misero 2% sarà possibile che gli altri partiti riconsiderino il loro precedente approccio costo-opportunità nei nostri confronti, ma per far questo serve un grandissimo impegno dalla base. Serve che tutti noi, partendo dalla forza delle nostre idee, concorriamo a creare iniziative, progetti ecc. i più concreti possibili per abbattere il muro di non conoscenza.
Urge a mio avviso aprire un giornale (settimanale) online, ma non un giornale di partito, bensi un connubbio di idee, aperte e in gioco fra loro, perchè se stiamo alle idee non siamo secondi a nessuno.
Fatevi vivi.
Mattia Panazzolo
studente e militante
spenkie@tin.it
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