Basta pressappochismi Ciampi si riprenda le proprie prerogative

Egregio Direttore,
leggo sul giornale del 30 dicembre un articolo di Massimo Fini relativo alla questione della grazia ad Adriano Sofri. Normalmente gli interventi di Fini trovano spazio in una rubrica dal titolo "il conformista", in questo caso si dovrebbe creare una rubrica dal titolo "il pressapochista". Fini in apertura afferma: "Marco Pannella che alla fine dell'ennesimo sciopero della fame e della sete ha mandato una lettera insultante e intimidatoria a Carlo Azeglio Ciampi". Peccato non leggere alcun cenno di come si è arrivati a quella lettera. La decisione di Pannella di inviare una lettera, per nulla insultante, a Ciampi, è stata la diretta conseguenza delle dichiarazioni di prestigiosi giuristi i quali, affermando che "il potere di grazia è un potere esclusivo del Presidente della Repubblica", legittimavano la lotta di Pannella il cui fondamentale obbiettivo era di invitare il Presidente a riappropriarsi di un diritto costituzionale del quale era stato defraudato da cattivi consiglieri. Non entro nel merito della opportunità o meno di concedere la grazia a Sofri perchè evidentemente la penso in modo diametralmente opposto rispetto a Fini: io ritengo che la detenzione di Sofri non abbia senso in quanto è completamente svanita la funzione rieducativa della pena, Fini, evidentemente, no. Queste sono opinioni personali egualmente legittime. Meno legittimo mi appare lo stravolgimento dei fatti: è ormai un dato acquisito la non necessarietà della richiesta di Sofri per la concessione della grazia, nessuno chiede a Ciampi di violare la legge, nessuno chiede la grazia a Sofri perchè è un vip, sicuramente non Pannella o radicali dimenticano i detenuti anonimi (spero che le continue denunce del partito radicale per il degrado del sistema carcerario siano note a Fini).

Franco Fois
Segretario Associazione Radicale di Treviso e Venezia




Dalla prima pagina de "Il Gazzettino" del 30/12/2003

LA CONTINUA LOTTA PER LA GRAZIA A SOFRI NON HA FONDAMENTO
di MASSIMO FINI

Credo che i peggiori difensori di Adriano Sofri , siano i suoi sostenitori. A cominciare da Marco Pannella che alla fine dell'ennesimo sciopero della fame e della sete ha mandato una lettera insultante e intimidatoria a Carlo Azeglio Ciampi. Dopo aver intimato al Capo dello Stato di prendere posizione sul cosiddetto "caso Sofri ", di decidere cioè qualcosa che istituzionalmente non può decidere perché nessuna domanda di grazia è arrivata sul suo tavolo poiché l'invio, oltre che l'istruzione dell'intero procedimento, spetta al ministro Guardasigilli, Roberto Castelli, che si rifiuta di inoltrarlo non essendoci secondo lui gli estremi per questo provvedimento di clemenza, Pannella chiude la lettera con un perentorio e irriguardoso "Signor Presidente, si desti". Insomma il Presidente della Repubblica dovrebbe violare la legge per far piacere a Marco Pannella, al direttore del Foglio, Giuliano Ferrara e a molti altri esponenti dello star-system fra cui il presidente del Consiglio che si è espresso pubblicamente in favore della grazia nonostante, in proposito, non abbia alcuna voce in capitolo dato che questo è un provvedimento di esclusiva pertinenza del Capo dello Stato condizionato però dal parere favorevole - implicito nell'invio della domanda - del ministro della Giustizia, che sono i due soli soggetti istituzionali interessati. Poiché il Capo dello Stato non si decide a violare la legge, Marco Boato, che - è bene non dimenticarlo - faceva parte di quell'Esecutivo di Lotta Continua che si assunse la responsabilità morale dell'omicidio del commissario Luigi Calabresi, ha pensato al cosiddetto "escamotage Baldovino": il ministro della Giustizia si dimette per un paio di giorni, il presidente del Consiglio inoltra la domanda di grazia al posto suo e il Capo dello Stato la firma ad occhi chiusi. Insomma un colossale pasticcio istituzionale, che coinvolge tre delle più alte cariche dello Stato, per risolvere un affaruccio di famiglia. La famiglia di Lotta Continua e degli amici di Lotta Continua che vogliono, imperiosamente, che Sofri esca di prigione nonostante sia stato condannato a 22 anni di carcere, di cui ne ha scontati finora sette, e non si sia degnato di chiedere personalmente la grazia. Noi, che siamo cittadini normali, che siamo cittadini comuni come si dice con un termine che è già tutto un programma, che quando ci arriva una multa la dobbiamo pagare, che quando veniamo raggiunti da accertamenti fiscali, anche per errori formali marginalissimi, li dobbiamo onorare, che quando siamo condannati per qualcosa dobbiamo rispettare le sentenze dei Tribunali della Repubblica, siamo stufi, arcistufi, di questo doppio diritto, uno valido per i Vip (Very important persons), per i quali si trova sempre un'escamotage o una scappatoia, e uno, in genere rigorosissimo, in vigore per tutti gli altri. Ci sono centinaia di detenuti che potrebbero aspirare a un atto di clemenza con ragioni molto maggiori di Sofri perché hanno avuto solo tre gradi di giudizio laddove l'ex leader di Lotta Continua ne ha avuti otto, più un processo di revisione, fini to con una condanna che confermava le precedenti, che è un caso eccezionale e rarissimo nel nostro ordinamento giuridico. Ma questi detenuti non possono contare sulla mobilitazione, politica e mediatica, di cui gode Adriano Sofri, non sono Very important persons. Sono dei pezzenti. Pezzenti come noi, cittadini comuni. Ce lo si dica una volta per tutte che questa è una società con un doppio diritto, uno per i signori e l'altro per il Terzo Stato, come nel feudalesimo. Solo che i feudatari avevano, in cambio dei privilegi, anche degli obblighi, per esempio quello di fare la guerra e di rischiare la vita mentre i contadini rimanevano a casa a zappare la terra. Quindi liberiamo pure Sofri, ma a Nassiriya ci mandiamo lui, Berlusconi, Pannella, Boato e tutti gli altri Vip, con i loro pargoli, invece che i figli della povera gente.

Massimo Fini