Khanbiev, successo Putin ma guerra più sporca. Presidente filorusso Kadyrov chiede resa leader Maskhadov (Di Giulio Gelibter) (ANSA)

MOSCA, 9 MAR - La resa, in circostanze oscure, dell'ex ministro della difesa della guerriglia indipendentista, Magomed Khanbiev, rappresenta un successo per Vladimir Putin a sei giorni dalle elezioni presidenziali, ma segnala una svolta ancora più violenta, pericolosa e ormai fratricida della sanguinosa guerra nel Caucaso. Khanbiev, stretto collaboratore del presidente Aslan Maskhadov, si è arreso ieri alle forze di sicurezza cecene filorusse guidate da Ramzan Kadyrov, figlio del presidente Akhmad. «Volontariamente» secondo le fonti ufficiali, «sotto la minaccia della tortura e dell'esecuzione dei propri familiari rapiti» secondo la guerriglia la cui versione è oggi parzialmente confermata dalla stampa e da altre fonti. Già poche ore prima dell'annuncio che Khanbiev si era arreso, il ministro degli esteri indipendentista Ilyas Akhmadov aveva denunciato «il rapimento» da parte dei servizi di sicurezza russi e ceceni di 16 familiari del fratello di Magomed, Oumar, ministro della salute e principale rappresentante ceceno in Europa dove nel 2000 aveva ricevuto «Il Passaporto della Liberta» dal Parlamento Europeo. Secondo Akhmadov, il rapimento doveva servire a costringere questi o il fratello Magomed ad arrendersi. Secondo fonti informate ascoltate dall'Ansa i due avrebbero infatti ricevuto un video nel quale un terzo fratello, il dottor Ali, «rapito» nel 2002, chiedeva loro di consegnarsi per evitare che i parenti fossero torturati e uccisi. Secondo il quotidiano 'Kommersant' dopo aver tentato di catturare Khanbiev nel villaggio di Benoi, le forze cecene avevano nei giorni scorsi arrestato un certo numero di familiari del ministro, costringendone due a indicare loro dove si trovava il leader ceceno, arresosi dopo essere stato circondato. Khanbiev era stato nominato da Maskhadov ministro della difesa nel 1999, carica che ha continuato a ricoprire nominalmente anche se tutti i poteri, una volta scoppiato il secondo conflitto erano passati alla Commissione Statale di Difesa, massimo organo politico-militare della resistenza presieduto dallo stesso Maskhadov e di cui Magomed era uno dei membri. Secondo Akhmad Kadyrov la resa di Khanbiev sarebbe un colpo mortale per Maskhadov che egli ha invitato ad «arrendersi». Ieri Ramzan Kadyrov aveva detto che negoziati sarebbero in corso per la resa dello stesso Maskhadov, ma già in passato affermazioni di questo tipo si erano rivelate infondate. Lo stesso Akhmad non ha confermato tale notizia ma ha consigliato al leader ribelle di deporre le armi «per il bene suo, della sua famiglia e del suo popolo». Il riferimento alla «sua famiglia» viene interpretato, negli ambienti della resistenza come un'altra «minaccia». E notizie non confermate hanno segnalato oggi arresti nel villaggio natale di Maskhadov, Alleroy. Comunque siano andate le cose con Khanbiev, rilevano gli osservatori, la sua resa infligge un altro duro colpo alla resistenza dopo l'uccisione, il 13 febbraio scorso in Qatar dell'ex presidente ceceno Zemlinkhan Yandarbiyev per la quale la polizia di Doha ha arrestato due agenti segreti russi. E la successiva morte, in uno scontro nel Daghestan, di uno dei principali comandanti militari, Ruslan Gelayev. La guerriglia ha denunciato la morte di Gelayev come il frutto di un «tradimento» non meglio precisato ma che ricorda l'uccisione, nel 2002 del comandante giordano dei ribelli Khattab avvelenato dai servizi segreti russi con la probabile partecipazione di una «quinta colonna». E lo stesso Maskhadov è di recente sfuggito ad un'operazione per catturarlo in Cecenia rimanendo ferito. Mosca ha più volte indicato di voler liquidare fisicamente i leader della guerriglia e nei mesi scorsi Putin aveva invitato i servizi segreti ad intensificare l'opera di «prevenzione» delle azioni dei «terroristi» che hanno di recente colpito più volte al cuore la stessa Mosca. E la resa di Khanbiev, come già le uccisioni di Yandarbiyev e Gelayev, appare, a sei giorni dalle elezioni presidenziali come un'altra buona notizia per Putin che non è sin qui riuscito a mantenere la promessa di porre fine al conflitto, subendo anzi l'offensiva terroristica. Ma assassini, rapimenti e ricatti rischiano di avere l'effetto di cementare di nuovo l'unità fra ala politica e militare della resistenza, in grave crisi dopo la condanna di Maskhadov degli attentati terroristici contro i civili rivendicati dal principale comandante Shamil Basayev. L'operazione che sembra aver portato alla resa di Khanbiev è opera sorpattutto dei servizi speciali ceceni, quella milizia di circa 5.000 uomini sotto il comando di Ramzan Kadyrov accusato di violenze e soprusi. E segnala che la guerra nel Caucaso si è ormai trasformata in una vera e propria guerra civile tra filorussi e ribelli. Che provocherà nuove risposte da parte della guerriglia a rendere sempre più impenetrabile il labirinto di questa tragedia infinita. (ANSA).


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