Beslan: Contestazione durante udienza processo a quasi un anno da strage. Madri protestano e invocano verità (ANSA)

- Mosca, 23 Agosto - Hanno protestato chiedendo verità e si sono rifiutate di lasciare l'aula a conclusione dell'udienza: una contestazione esasperata e protrattasi fino a sera quella inscenata oggi da una quindicina di donne, madri di alcuni dei bambini uccisi nel settembre del 2004 nella scuola di Beslan, durante il processo in corso all'unico presunto superstite del commando di matrice islamico-cecena responsabile del sequestro. In corso ormai da tre mesi, il processo si sta svolgendo a Vladikavkaz, capoluogo della repubblica autonoma russa dell'Ossezia del Nord, la regione in cui si consumò l'orrore.
Ma le udienze sembrano trascinarsi mentre si avvicina il primo anniversario della tragedia (conclusasi con un bilancio di 331 morti su 1120 ostaggi, più della metà bambini, al culmine d'una battaglia campale fra terroristi e forze di sicurezza). E alcuni dei familiari non reggono più l'attesa. Di qui la protesta organizzata oggi da circa 15 donne aderenti a un'associazione denominatasi 'Le madri di Beslan', insoddisfatte di come la Corte suprema di Vladikavkaz e la Procura generale russa stanno conducendo i lavori.
Il processo si è concentrato finora sulla raccolta delle deposizioni di testimoni oculari, non sempre in sintonia con la versione ufficiale degli inquirenti (dal numero dei terroristi, alle circostanze della sparatoria, fino alla presunta collocazione in anticipo di armi nella scuola), ma spesso anche in contraddizione tra loro: sullo sfondo di un'atmosfera che resta segnata da un dolore incancellabile, da sospetti di varia natura e da tentazioni di vendetta.
Alla sbarra manca il mandante dichiarato dell'infame sequestro, Shamil Basaiev, principale leader 'militare' della guerriglia islamico-secessionista cecena. C'è invece un solo imputato, il ceceno Nur-Pashà Kulaiev, che la Procura indica come l'unico sopravvissuto di un commando terrorista multietnico quantificato in 32 persone tra uomini e donne votati - stando all'indagine - a una missione suicida.
Sottoposto a interrogatori minuziosi, Kulaiev - che aveva dapprima ammesso di essere stato tra i sequestratori - ha in seguito smentito tutto, sebbene il cadavere di suo fratello sia stato identificato tra quello dei terroristi uccisi.
Ma tutto questo interessa poco alle 'Madri di Beslan', che hanno contestato oggi ai giudici di guardare a dettagli poco significativi. «Sembra quasi che Kulaiev sia destinato a pagare per tutti», ha denunciato la capofila della protesta, Suzanna Dudieva, citata stasera dai media online e decisa a riproporre gli interrogativi sulle responsabilità attribuite da molti a coloro che - tra funzionari regionali e federali - non sarebbero stati in grado di prevenire il sequestro né di scongiurare il bagno di sangue finale. «Noi vogliamo sentire qualcosa di nuovo, al processo, su quei tragici giorni, capire chi è responsabile per la morte dei nostri figli», ha aggiunto Dudieva, lamentando che anche la commissione parlamentare russa d'inchiesta «giri a vuoto senza risultato», mentre «alcuni funzionari pubblici colpevoli della tragedia sembrano essere stati promossi o semplicemente trasferiti ad altro incarico».
In preda alla disperazione, alcune madri hanno gridato a un certo punto di sentirsi esse stesse «colpevoli» per aver «vestito con le nostre mani i figli che poi abbiamo mandato a morte in quella scuola» o anche solo per averli «partoriti e condannati a vivere in questo Paese». E sono state le più ferme, mentre calava la notte, a rifiutarsi di uscire dall'aula giudiziaria: se non «arrestate e in manette».

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