NELLA RASSEGNA STAMPA TUTTI GLI ARTICOLI DEI GIORNALI SU QUESTA INIZIATIVA
Mercoledi 23/04/03 - Radicali contro il razzismo
federata
al soggetto politico Radicali
Italiani
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avendo ben presente le leggi vigenti e il terzo articolo della
Costituzione della Repubblica Italiana: Tutti i cittadini hanno
pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza
distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni
politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della
Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale,
che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini,
impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva
partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica,
economica e sociale del Paese |
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considerato che in uno stato che si reputa e reputiamo civile i
prezzi non possono variare a seconda del colore della pelle dei
clienti |
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si
propone, insieme a cittadini italiani e a non cittadini di ogni
schieramento politico e provenienza, di informare con questo
volantino i clienti della caffetteria “Da Marzia” del
comportamento della titolare. |
Ecco
una breve ricostruzione della vicenda:
Clamorosa
iniziativa della titolare di una caffetteria di via Toniolo identica a quella
smascherata dalle «Jene» a Padova
«Caffè
più caro a tossici e neri»
Prezzi
differenziati per ripulire il locale da presenze sgradite
Indesiderati
a tal punto da cacciarli dal bar. Prima a parole poi con i fatti. Lo
stratagemma? Ritoccare il prezzo del caffè. E' quanto accaduto nella
Caffetteria da Marzia di via Toniolo situata di fronte ai giardini pubblici di
Sant'Andrea. La titolare non esita a raccontare la politica adottata per
evitare che tossicodipendenti e immigrati sbandati frequentino il suo locale.
«È una scelta dettata dall'esigenza - spiega Marzia, la titolare - o loro o
la mia clientela. Qui non mettono più piede per due motivi: ad una donna
tossicodipendente ho parlato chiaro, ad altri balordi ho fatto pagare una
tazzina di caffè 2 euro». La vicenda ricorda da vicino l'episodio che
interessò nel padovano un locale pubblico dell'Arcella.
Quasi quattromila lire per un caffè. Una tariffa proibitiva per chiunque, a
maggior ragione per chi trascorre gran parte del suo tempo a bivaccare nei
giardinetti di Sant'Andrea. Nella caffetteria di via Toniolo l'espresso a
qualcuno è costato caro. A tal punto da non ritornarci più. Così Marzia, la
titolare, ha centrato il suo obiettivo: evitare che all'interno dell'esercizio
circolino «certi individui», gli stessi che quotidianamente trascorrono il
tempo libero nell'area verde compresa tra via Toniolo e Riviera Santa
Margherita, in gran parte immigrati. Superfluo aggiungere che la giovane
proprietaria è favorevole all'idea di inasprire i controlli promuovendo in
pieno la proposta delle ronde lanciata dalla circoscrizione su sollecitazione
dei residenti del quartiere. «Nel mio bar non li voglio e infatti da tempo
non si vedono più. Non mi faccio problemi a dire come la penso. Tempo fa
spiegai ad una tossicodipendente che si presentò qui con degli amici che non
erano clienti graditi. Dopo qualche accenno di polemica capì. Da quel giorno
non è più venuta. Ad altri ho aumentato il prezzo del caffè facendo pagare
una tazzina due euro. Qualcuno si è lamentato ma alla fine ha pagato e non è
più ritornato». Un listino caro e soprattutto non uguale per tutti. Così
Marzia giustifica il ritocco del prezzo del caffè. «Non ho scelta - spiega -
se faccio entrare loro, perdo i miei clienti. Tutti i residenti qui si
lamentano: queste persone disturbano la quiete urlando, cantando e ascoltando
musica a tutto volume. Per non parlare della sporcizia: spesso fuori dal
locale trovo lattine e bottiglie di birra. Certo, sono favorevole alle ronde.
Le appoggio molto volentieri». Marzia ha raggiunto il suo scopo. Immigrati e
tossicodipendenti nel suo locale non si sono più visti. L'episodio ricorda
quanto accadde a Padova nel bar Sparkling, del quartiere dell'Arcella, dove il
titolare Stefano Alberti era solito maggiorare i prezzi delle consumazioni ai
clienti extracomunitari. Il caso, che venne etichettato come «razzismo da bar»,
era stato scoperto dalla troupe televisiva del programma Le Iene e finì in
procura. A distanza di mesi riaffiora, nelle ricche province del Nordest, la
questione della discriminazione anche se in questo caso non strettamente o
solamente legata a motivazioni razziali.
www.radicali.it
- www.venetoradicale.it
- www.anordest.it,
Giovedi 17 aprile 2003
Radicali
di Treviso: Anche a Treviso un bar per la sola “razza piave”
Dichiarazione
di Raffaele Ferraro, segretario dell’Associazione radicale di Treviso e
Venezia
Dopo
il caso di qualche mese fa a Padova, anche a Treviso c’è un bar off-limits
per gli extracomunitari, mi riferisco alla Caffetteria Da Marzia in Via
Toniolo, vicino ai giardini di Sant’ Andrea. La proprietaria ha candidamente
dichiarato di far pagare loro il caffè 2 euro per tenerli alla larga dal
posto. Sono sempre esistiti dei locali in cui vi è una selezione
all’ingresso perché per accedervi è richiesto un certo abbigliamento ma è
da poco che sta prendendo piede la “moda” di compiere questa selezione in
base al colore della pelle del cliente distinguendo così tra clienti di serie
A e clienti di serie B. Nella città tristemente famosa in tutta la penisola
per le dichiarazioni del sindaco Gentilini, già inventore dell’infelice
espressione “razza piave” per definire l’industriosa popolazione veneta
a fronte degli immigrati a suo dire “abituati a scappare dai leoni e
inseguire le gazzelle”, capita anche questo. Forse la legge permette ad un
gestore di un locale di applicare i prezzi che ritiene ma non tutto ciò che
è legale è opportuno e di questo passo si finirà per mettere all’ingresso
dei bar un “controllore” di nazionalità degli aspiranti clienti. Noi
preferiamo invece andare in quei locali in cui gli extracomunitari sono
clienti come tutti gli altri perché non si può accettarli nel ricco nordest
perché le nostre imprese necessitano di manodopera e poi impedir loro di
integrarsi nella comunità in cui vivono; noi preferiamo accoglierli perché
l’integrazione passa per la conoscenza e il rispetto della cultura altrui e
non attraverso la ghettizzazione in “alloggi per extracomunitari”, “bar
per extracomunitari”, ecc.
La
Tribuna di Treviso, Venerdi 18 aprile 2003
Gli
esercenti del centro non si scandalizzano: «E' un modo per tenere lontano gli
sbandati». «Certi extracomunitari danno fastidio ai clienti»
Caffè
«razzista», un coro di consensi
Colleghi
d'accordo con la barista che applica l'aumento ai clienti sgraditi
Gli
esercenti del centro storico sono solidali con Marzia Marchi, la titolare
della caffetteria finita nell'occhio del ciclone per aver ritoccato il prezzo
del caffè a qualche cliente particolarmente molesto. I baristi giustificano
l'espediente messo in atto dalla donna, l'aumento del prezzo di un espresso a
2 euro, e si dichiarano comprensivi nei confronti di una scelta che, se pur ai
limiti della legalità, definiscono di «autodifesa».
«E' capibile - spiegano Marina e Silvano Presotto, gestori del Caffè del
Conte di Corso del Popolo - noi sappiamo cosa significa avere a che fare con
clienti alterati. Anni fa gestivamo il bar sotto ai Buranelli, frequentato di
sera da gruppi di sbandati che siamo stati costretti, per motivi di sicurezza,
ad allontanare. Oggi il problema si allarga agli extracomunitari. Ovviamente
il discorso non vale per tutti, bisogna distinguere tra chi si comporta
civilmente e chi arreca disturbo». Marito e moglie si auspicano un maggior
controllo sul territorio da parte delle forze dell'ordine. «Noi siamo
tranquilli, ma ritengo che almeno in alcune zone, come quella dei giardinetti
e quella nei pressi della stazione, una presenza di uomini in divisa più
massiccia sia necessaria». «La capisco - sentenzia Giorgio del bar di via
Collalto - quando stazionano certi extracomunitari la clientela trevigiana non
entra. Non è un discorso razzista: bisogna distinguere tra il regolare e chi
cerca solo di creare problemi». Comprensiva con Marzia anche Edis del Ginger
Ale, il bar situato proprio all'ingresso dei giardini di Sant'Andrea. «La
clientela si sente più sicura se certi individui non sono presenti
all'interno del locale - afferma la ragazza titolare del locale insieme al
fidanzato Alessandro - io qui dietro al banco non ci starei da sola».
Edis più di una volta si è vista costretta a chiamare le volanti. «A noi
non è mai successo nulla, ma è vero che quando si ritrovano in quattro o
cinque dopo aver bevuto e fumato sono soliti litigare arrivando spesso alle
mani. Per questo siamo vicini a Marzia e favorevoli alla proposta delle ronde,
che servirebbero come deterrente allo stazionare nella zona di certi sbandati».
Per Roberta del Jazz Cafè di via Canova il problema è risolvibile a parole:
«L'aumento del prezzo mi sembra una discriminazione. I miei clienti
extracomunitari si comportano bene, però è indubbio che in giro c'è
qualcuno che si distingue per essere un po' troppo agitato. Bene, in questo
caso interverrei a parole spiegando loro qual è l'atteggiamento da tenere».
Renato, del bar Al Portico di piazza Duomo: «Specialmente di sera non è raro
imbattersi in episodi spiacevoli. Capisco lo stratagemma utilizzato dalla
barista: molte volte trovare una soluzione non è facile. L'ideale sarebbe una
maggior vigilanza da parte delle forze preposte alla tutela della sicurezza».
E consigli sul comportamento da tenere con i clienti troppo esagitati arrivano
da Agostino Cosma del bar Battisti: «In certi casi può essere utile non dare
troppo confidenza e mantenere le distanze facendo capire a certi sbandati come
devono comportarsi. In casi estremi bisogna contattare le forze dell'ordine
che, a parer mio, farebbero bene ad effettuare maggiori controlli a piedi».
Ad Umberto Guidi del Caffè Centrale di Paese è bastato imporre il divieto di
fumo: «Per ovviare alla mancanza di controlli, ho deciso di selezionare la
clientela con il divieto di fumo: gli extracomunitari se ne sono andati».
«Atteggiamento
scorretto»
Ascom
imbarazzata: «Il prezzo deve essere sul listino»
La
normativa sul punto è chiara. A regolare la politica dei prezzi del caffè,
al pari degli altri alimenti somministrati in un esercizio pubblico, è
l'articolo 180 del Tulps, il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.
Secondo la norma, il prezzo è libero e come tale può variare da locale a
locale, fermo restando l'obbligo di segnalazione sull'apposito listino che
deve essere ben visibile dalla clientela. «Il prezzo è libero - conferma
Luca Bertuola dell'Ascom - ma deve essere per legge segnalato e riportato sul
listino prezzi esposto al pubblico. Il gestore può scegliere di variare la
tariffa a seconda della tipologia o del momento particolare in cui si verifica
il servizio». In altre parole, il titolare di un bar può decidere di
applicare delle maggiorazioni o in termini percentuali o con aumenti fissi nel
caso in cui il caffè venga bevuto al tavolo. «In questo caso - sottolinea
Bertuola - il prezzo modificato deve essere chiaramente riportato sul listino».
Ancora, il prezzo può subire degli aumenti in momenti particolari, a seconda
delle fasce orarie o del giorno, se festivo o feriale. «L'aumento, in questo
caso - continua l'esperto - è giustificato dalle maggiorazioni di stipendio
dovute ai dipendenti nei giorni festivi. Anche in queste circostanze, la
modifica della tariffa deve essere rigorosamente segnalata sul cartello dei
prezzi». In cosa può incorrere chi trasgredisce la norma? «Chi applica
tariffe maggiorate in maniera ingiustificata rischia delle sanzioni. Dipende
se si tratta di illecito amministrativo o di reato. L'invito che l'Ascom
rivolge a tutti gli iscritti resta comunque quello di attenersi alla normativa».
Per Franco Marchi, rappresentante della categoria degli esercenti dell'Ascom,
quanto accaduto non è facilmente interpretabile: «Possono esserci situazioni
che determinano casi di infrazioni della norma - spiega - Voglio dire che
certi atteggiamenti cono comprensibili anche se non giustificati dalla legge.
Sempre più spesso si verificano episodi spiacevoli che possono mettere in
pericolo la sicurezza dei clienti. Sono propenso a leggere il comportamento
della barista come sistema di autodifesa, anche se scorretto».
RADICALI DI TREVISO E VENEZIA : “POSSIBILE FINE DEL CAFFE’ SCORRETTO ?”
Dopo la mattinata di volantinaggio, di colloquio con i passanti e i giornalisti presenti di fronte alla caffetteria da Marzia (quella dove gli extracomunitari e i tossici pagano di più) mi sento come presidente dell’associazione radicale di Treviso e Venezia di dover ribadire alcuni punti.
Non abbiamo inteso prendere una semplice iniziativa di contrapposizione e denuncia ma di ragionevolezza e dialogo,come da tradizione radicale. Alla titolare del locale diciamo che se nel bar si verificano problemi di varia natura si deve rivolgere alle forze dell’ordine, se nelle forze dell’ordine non ci fosse una corretta attenzione, o se questo non dovesse bastare, le consigliamo di compiere denuncie, o proteste formali presso il comune, la polizia municipale e i carabinieri. E’ chiaramente illegale e, a nostro parere non giustificabile, una scelta come quella sbandierata ai giornali, che risulta discriminante. Altra questione sarebbe se il problema non derivasse da comportamenti scorretti dei clienti, ma dal colore della loro pelle o dal loro stato di salute, se così fosse è ovvio che questo non è compatibile ad un esercizio pubblico, ma ad un circolo privato. Nonostante le quanto meno particolari dichiarazioni della gestrice, che racconta ai giornalisti di dover buttare le tazzine usate dagli extracomunitari, prendiamo atto di averla sentita dire ai giornalisti di non essere assolutamente razzista, quindi la invitiamo ad un trattamento equo nei prezzi e nella cortesia verso i clienti, pronti noi stessi a protestare se gli organi preposti non le garantissero sicurezza e tranquillità nello svolgimento del suo lavoro.
Davide Nicolosi presidente Associazione Radicale di Treviso e Venezia