Tareq Aziz non parla con giornalisti israeliani.
durante l’incontro tenutosi nella sede della stampa estera Tareq Aziz si è rifiutato di rispondere alla domanda di un giornalista israeliano, questo comportamento ha causato qualche fischio e l’uscita dalla sala di pochissimi giornalisti. Dai media questo incidente è stato riportato facendolo apparire poco più che una caduta di stile dell’inviato di Saddam. Trovo veramente incredibile che tutti i giornalisti non abbiano avuto un moto d’indignazione che li portasse a sentire l’obbligo morale di abbandonare la sala in segno di solidarietà con il loro collega. Evidentemete hanno ritenuto più importante assicurare il diritto democratico di esprimersi al rappresentante di un governo dittatoriale, responsabile del massacro di centinaia di migliaia di civili, che invia migliaia di dollari alle famiglie dei kamikaze palestinesi considerati eroi per essersi fatti esplodere dentro un autobus di studenti e che non consente nè libertà di stampa nè di opinione, anzichè dimostrare solidarietà a chi, vivendo in uno stato di diritto come quello israeliano, ha la possibilità di esprimere il proprio pensiero anche se non allineato con quello del governo.
L’atteggiamento
di Aziz avrebbe dovuto far evidenziare come dietro la tanto sbandierata volontà
di pace e giustizia si nasconda un dittatore il cui unico interesse è quello di
poter continuare a tenere soggiogato il proprio popolo, e come nei massimi
dirigenti iracheni sia assolutamente assente la conoscenza delle basi su cui si
fonda la democrazia e cioè libertà di pensiero ed espressione.xml:namespace
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Franco Fois della direzione dell'associazione radicale di Tv e Ve.
Si è svolta oggi la visita al carcere S. Maria Maggiore di Venezia, la delegazione era composta, per l’Associazione Radicale di Treviso e Venezia, dal presidente Davide Nicolosi da Franco Fois e Miriam Loro e dal consigliere regionale del gruppo Liberali-Riformatori Claudia Cadorin.
La situazione della casa circondariale è apparsa meno drammatica di quanto ci aspettavamo, è noto nel territorio veneziano quanto vecchio sia l’istituto e quanto si sia discusso attorno alla possibilità della sua chiusura. A seguito della mancata individuazione di un possibile spazio in cui trasferire l’istituto sono stati avviati, dal 1997, dei profondi lavori di ristrutturazione, tali lavori hanno, in un lasso di tempo ragionevole, modificato radicalmente le condizioni di vita all’interno dell’istituto. A breve sarà completamente funzionante la sezione di infermeria dove i detenuti possono ricevere le cure, in celle ristrutturate con TV ed impianti a norma, grazie ad un costante servizio garantito dal medico presente almeno tre ore ogni giorno, naturalmente in sua assenza si fa uso delle guardi mediche. Abbastanza buona è apparsa la situazione delle celle, ristrutturate e tutte con TV, anche se va sottolineato la presenza, mediamente, di due persone in spazi originariamente previsti per un solo detenuto. Entro l’anno dovrebbe essere aperta l’altra ala attualmente in ristrutturazione. Dal punto di vista del lavoro l’istituto dispone di un laboratorio di serigrafia ed uno di pelletteria dove i detenuti realizzano lavori che succesivamente vengono commercializzati, a breve è previsto l’inizio di un’attività di collaborazione con un calzaturificio. Attualmente cira trenta detenuti in semilibertà, assegnati ad altra struttura, lavorano all’esterno. Sono disponibili per i detenuti, oltre all’uso di palestre interne, anche corsi di istruzione che possono essere di alfabetizzazione ed anche di informatica. Critica invece la situazione per quanto riguarda la zona “esterna” in quanto, per impedimenti strutturali, non è possibile creare ad esempio delle aree verdi dove poter incontrare in modo meno traumatico i familiari e, in particolare, i figli, problema non secondario se si tiene presente che la sala incontri è una sala comune. Tra i problemi segnalatici dalla direttrice Dott.ssa Straffi, vi è quello dovuto all’alta percentuale di extracomunitari (50% con punte di oltre il 60%), tale numerosa presenza crea a volte situazioni di forte tensione tra la popolazione carceraria. Non drammatica appare la situazione di sovraffollamento soprattutto se paragonata con altri istituti, a Venezia sono presenti 191 detenuti a fronte di una capacità di 140. I detenuti per reati connessi alla tossicodipendenza sono circa trenta, dato anche questo sensibilmente inferiore alla media nazionale.
Drammatica la situazione del carcere veneziano per quanto riguarda l’organico delle guardie penitenziarie, a fronte di 170 guardie previste dal ministero (numero definto dalla direttrice già insufficente), sono attualmente in servizio solo 130 agenti, naturale quindi il manifestarsi di problemi gestionali che però si cerca di limitare potenziando la sorveglianza con le telecamere.