Militanti radicali: identità negata


2 marzo 2007 - Lettera inviata al Corriere del Veneto.

Egregio Direttore,
nell’articolo apparso oggi in cui si tratta la vicenda dei presunti terroristi veneti, e della neo costituita associazione di parenti e amici, si definiscono gli arrestati “militanti radicali”. So bene come sia diventata consuetudine per i mezzi d’informazioni definire con il termine radicale la sinistra comunista, non di meno vorrei evidenziare come questo uso sia scorretto e lesivo di una identità e una storia politica innegabilmente di grande rilievo.

Nel nostro paese il Partito Radicale è stato ed è quel soggetto politico che ha fatto della nonviolenza uno dei suoi caratteri distintivi, il partito in cui i suoi dirigenti e miltanti, a partire da Marco Pannella ed Emma Bonino, hanno sempre praticato forme di disobbedienza civile assumendondosene in pieno e con rigore le conseguenze, pretendendo sempre, in ossequio al doveroso rispetto delle regole, di essere processati per le violazioni delle leggi che si contestavano. Il partito delle lotte civili e sociali in Italia e nel mondo, il partito che oggi è membro consultivo all’ONU, il partito di Adele Faccio, di Leonardo Sciascia, di Enzo Tortora, e di Adelaide Aglietta che negli anni bui del terrorismo rese possibile, mettendo a rischio la vita, la celebrazione del primo processo alle brigate rosse.

Egregio Direttore, chi le scrive è un militante radicale che si augura lei non voglia partecipare, magari ponendoci rimedio, a questa opera di negazione e di messa in clandestinità della storia e della vita del Partito Radicale. Quel partito che proprio a causa della troppo spesso negata identità sta rischiando di chiudere.

Franco Fois
Segretario Ass.VenetoRadicale
Componente Comitato Nazionale Radicali Italiani

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