Referendum fecondazione assistita: Comunicato stampa


15 giu. 2005 - Siamo profondamente delusi dal risultato referendario e dalla bassissima affluenza alle urne che non ha permesso nemmeno di avvicinarci al quorum. E' più di un anno e mezzo che siamo mobilitati per questa battaglia, cioè da quando è entrata in vigore la legge 40: la nostra attività - prima di raccolta firme e poi di campagna referendaria - non si è realizzata al chiuso delle sedi o delle segreterie di partito ma nelle piazze, a contatto coi cittadini che abbiamo cercato di informare, con cui ci siamo confrontati, a volte scontrati. Migliaia di firme provenienti dalla nostra provincia hanno contribuito ad indire questa consultazione popolare, vanificata dal mancato raggiungimento del quorum. Al di la di alcune scorrettezze che avevamo ampiamente previsto e si sono puntualmente verificate (alcune centinaia di migliaia di italiani all'estero non hanno ricevuto il plico, agli stessi che si sono recati al loro seggio per votare non è stato consentito - come è stato invece loro possibile fare due mesi fa alle ultime regionali -, mancata predisposizione di seggi volanti per militari e funzionari italiani all'estero e assenza di assistenza per i malati gravi che da soli non possono recarsi al seggio) dobbiamo prendere atto di aver perso. Le cause sono rintracciabili nell'esplicito intervento delle gerarchie vaticane che non si sono limitate a indicare la loro posizione sulle tematiche in questione ma hanno addirittura suggerito una strategia elettorale consistente nel far fallire i quesiti puntando sul mancato raggiungimento del quorum sottraendo col trucco astensionista la consultazione al democratico scontro tra favorevoli e contrari: questa strategia atta ad evitare che alcuni cattolici potessero disobbedire nel segreto dell'urna votando secondo coscienza (come già accaduto nel caso dei quesiti su divorzio ed interruzione di gravidanza) ha permesso un controllo sociale - non trattandosi di uno scontro tra SI e NO - derivante dal fatto che, specie nei piccoli centri, fosse noto chi si fosse recato alle urne e chi invece avesse obbedito: è venuta a mancare quindi la segretezza del voto. Tale tesi è confermata dal fatto che a Treviso città si è ottenuta una percentuale molto più alta (33,78%) rispetto a quella della provincia (25,2%). I SI sono comunque a Treviso un numero di tutto rilievo: tra i 18 e i 19.000 voti che sono nell'ordine di grandezza delle preferenze accordate ai candidati alla presidenza del Veneto, Galan e Carraro; in città è stato probabilmente un nostro limite quello di non aver saputo motivare al voto le donne che da questa legge sono le più danneggiate. Ricordiamo comunque che la legge considera il referendum che non raggiunge il quorum invalido e non respinto come nel caso in cui prevalgano i NO tra i voti espressi. Le battaglie sui diritti civili non sono mai state brevi (per il divorzio ci sono voluti 15 anni!) ma, una volta vinte, sono un patrimonio conquistato dal Paese intero. Noi non ci arrenderemo: un primo risultato l'abbiamo ottenuto ed è quello di aver aperto un dibattito tra la gente che, in qualche misura, si è informata ed ha iniziato a discutere di embrioni, zigoti e analisi preimpianto in famiglia, in piazza, al bar; in secondo luogo i malati si sono fatti forti della loro debolezza e hanno avuto il coraggio di trasformare il dolore in una battaglia politica che lasciasse loro una speranza di cura. Proprio dai malati che sperano ancora nella scienza e da tutte quelle coppie costrette al turismo procreativo dai divieti della legge 40 traiamo la forza per non abbandonare questa battaglia.

Raffaele Ferraro, VenetoRadicale
Luigi Calesso, OggiperDomani
Giampaolo Sbarra, Consigliere Comunale Treviso


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