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Marijuana al liceo: ancora solo repressione e carcere

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6 novembre 2005 - Dunque è riesplosa la polemica sull'uso delle droghe leggere tra gli studenti, questa volta è toccato al liceo scientifico Benedetti di Venezia finire nell'occhio del ciclone. Il caso dello studente trovato con pochi grammi marijuana, molto probabilmente destinata ad essere usata assieme ai suoi compagni, ha subito consentito ai soliti difensori delle virtù di lanciare grida d'allarme per il dilagare della droga tra i giovani. Immediatamente ci si è aggrapati alle interpretazioni più restrittive delle normative per far scattare una reazione repressiva: basta ricreazione libera, vietato uscire dal "recinto". Poco importa se fino a ieri era normale per i presidi veneziani veder uscire gli studenti dalle mura scolastiche.
Ottima decisione, così magari a qualche ragazzo ora verrà voglia di cercare la "roba" solo per reagire verso un atto considerato immotivatemente punitivo.
Ma qualcuno di questi educatori crede veramente che l'uso o lo spaccio possa essere bloccato chiudendo un cancello? Davvero si pensa che l'acquisto avvenga solo durante l'intervallo? Il mercato della droga è l'unico assolutamente libero, non esistono orari di chiusura o zone in cui non è possibile trovarla: a qualsiasi ora del giorno e della notte chiunque può trovare una "rivendita" aperta dietro l'angolo. In questa vicenda torna a manifestarsi l'ipocrisia di quanti non vogliono ammettere di sapere perfettamente che l'uso di droghe leggere è largamente diffuso tra i giovani, e non solo, e certamente non da ieri. Siamo nella stessa situazione di qualche tempo fa quando, davanti all'affermazione che molti professori di oggi da giovani avevano fatto uso di droghe leggere, si alzò un ipocrita coro d'indignazione. Ancora una volta si preferisce fingere di trovarsi davanti ad un caso isolato, dovuto alla degenerazione di alcuni giovani, da arginare con vecchie ed inefficaci forme di repressione il cui unico scopo sembra essere quello di rassicurare l'opinione pubblica sulle proprie capacità di gestione del potere. Certo non spetta ai presidi trovare la chiave di volta per la questione droghe, ma l'idea di partire da questo ennesimo caso per cercare di affrontare il problema senza idee preconcette, cercando di sperimentare approcci diversi, sembra non essere presa in considerazione da chi invece la questione dovrebbe cercare di risolvere.
L'approccio proibizionista sulle droghe, in particolare quelle leggere, pervicacemente preferito continua a dimostrarsi fallimentare e non in grado di governare il fenomeno, l'unico risultato assolutamente certo è quello di mantere a stretto contatto consumatori spesso occasionali di marijuana, con spacciatori di droghe ben più pericolose i quali hanno tutto l'interesse a indirizzarli verso l'uso di quelle per loro più remunerative. Sostanze "agricole" il cui valore normale sarebbe pari a zero, grazie al proibizionismo diventano un formidabile strumento di arricchimento per le narcomafie, aver reso illegale ciò che fino a non molto tempo fa veniva coltivato anche nei nostri campi ha consentito di avvolgere nel fascino del proibito ciò che altrimenti avrebbe lo stesso fascino trasgressivo di uno spritz con gli amici.
Anche questa volta, comunque, la questione finirà ben presto nel dimenticatoio e tutte le coscenze torneranno a dormire sonni tranquilli, l'unico che porterà per sempre su di sé delle cicatrici sarà lo studente di 16 anni rimasto per alcuni giorni nel carcere minorile di Treviso.
E se qualcuno pensa che alcuni giorni siano stati pochi faccia visita all'istituto penale per minorenni trevigiano, cambierà subito idea.
Franco Fois
Segretario Associazione VenetoRadicale
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