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IAMMAMARCIAAROMA

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7 gennaio 2006 - Eccolo eccolo. Proprio questo mi serviva. Utile diversivo impegnato solidale radicale. Potrebbe essere il Natale più bello della mia vita. Che poi, diciamocelo, non dovrebbe nemmeno sforzarsi di concorrere con molto altro, dato che, per il momento, in prima posizione troneggia il natale da solo a casa, post-sbornia, con pasta al tonno (sugo pronto) + film brutti di Natale 2003. Certo il viaggio è lungo, quindi non guasterebbe un po' di compagnia qualificata. Quasi quasi chiedo al mio babbo che, pur non essendo radicale, manifesta saltuarie affinità col mio sentire politico. Con mio tiepido stupore accetta, sfidando le ire della sua vulcanica compagna, più suocera che amante. Si fa. Optiamo quindi per il sugoso treno delle tre e trenta del mattino da Mestre, che ci permette di essere a Roma alla 9. Che fatica però rinunciare alla consueta sbronza della vigilia... Mi accontento quindi di un moderato (quasi mastelliano) litro scarso di birra 10 gradi, e poi via a prendere il babbo. Giunti a Mestre saliamo sul nostro mezzo ferrato proveniente da Vienna. Più affollato del previsto... Ci salvano le prenotazioni (del babbo), da me triplicate fisicamente trasformando i 2 posti adiacenti al mio in lettiga per piedi puzzolenti. Notte...
Con immensa gioia constato la precarietà del tempo al mio risveglio. Ancor una volta il babbo si dimostra tanto utile quanto dilettevole estraendo dal suo zaino senza fondo 2 fidi ombrelli. A questo punto il lettore sprovveduto potrebbe illudersi che il più sia fatto, e che l'ora abbondante per giungere a destinazione (5 fermate di metro) sia ampiamente sufficiente ai protagonisti della novella per unirsi per tempo a Pannella & C. Purtroppo il lettore sprovveduto sottovaluta le infinite risorse dei clerico-fascisti nella città papalina. Infatti questi loschi figuri, ricorrendo all'arte del trasformismo, si sono per l'occasione spacciati per adorabili cittadini ansiosi di indicarci la via, rigorosamente errata, per Castel S.Angelo.
Alle 10 e 40, dopo essere sfuggiti alle grinfie di ben 5 clerico fascisti, giungiamo quindi a destinazione. Corri corri, il corteo è appena partito! Figata! sventolano le bandiere della rosa nel pugno e volteggiano palloncini gialli pro-amnistia. La pioggia passa in secondo piano. L'obiettivo primario diventa quello di procurarsi una bandiera. Cazzo, veramente bella, ma è meglio quella tutta bianca con la rosa nel pugno o quella più rivoluzionaria con sfondo rosso? Questo è l'oggetto che vale il viaggio, quindi bisogna scegliere bene: rosso o bianco o rosso o bianco o rosso o bian... "Ao! Sei arrrivato tardi, le bandiere non ce stanno più". Una lacrima riga il mio viso fanciullesco.
Disilluso mi addentro nel corteo, regalando occhiate d'odio puro ai militanti con più di una bandiera. La pioggia è ora quasi intollerabile. Mi faccio strada ed ecco che vedo lui, un apparizione quasi divina. Ci sono persone che NON dovrebbero essere ancora vive (penso a Iggy pop) che si maltrattano da decenni e non accennano a spegnersi. Cazzo, Coscioni era pure un atleta eppure si è ammalato. Invece lui no, è li in mezzo al corteo, senza nemmeno un ombrello, tutto fradicio, che fuma (incurante dei by pass), coperto solo da un'orribile mantellina che non gli arriva in vita. E ride. E parla. E fuma. E fuma. Vado a salutarlo e la mia vita ha un senso. Avanzo ancora e giungo in prossimità dello striscione principale. Qui le celebrità si sprecano. Boselli, Intini, Faustino, Cappato ecc. Davanti allo striscione Emma, elegante come poche, in abito scuro con tanto di cappello, marcia con andatura circense. Indossa la sua statura irrilevante con maestosa fierezza. Mi porto in primissima posizione, in stretta prossimità del camion che guida la manifestazione. Codesto mezzo è abitato da ultraottantenni suonatori di jazz, che allietano la folla con motivetti natalizi, eseguiti con energia invero spropositata rispetto all'età dei musicanti. Il sospetto che il camion sia in realtà un centro di somministrazione controllata di droga pesante si fa concreto. Siamo quindi davanti al carcere e la marcia si arresta. Dopo qualche incertezza tecnica il microfono riprende a svolgere le sue mansioni e Pannella prende la parola. Nel suo breve discorso confonde Don Gallo con Don Mazzi e viceversa, ma del resto il buon Giacinto non può certo dirsi avvezzo a frequentazioni clericali. Procediamo nel nostro tragitto verso il Senato e mi avvicino a Vittorio Sgarbi (da notare che il ferrarese vanta una dolce donzella appositamente adibita a reggergli l'ombrello). Estraggo dunque dallo zaino senza fondo del babbo una copia dell'ultimo libro del mancato candidato alla primarie. "Vittorio, per cortesia mi faresti una firma sul libro?". Egli con aria baldanzosa risponde: "Bravo, mi piace quest' idea" E scrive orrendamente: "A Mattia, radicale appassionato a Natale" seguito da un geroglifico incomprensibile. Mi allontano basito. Qua e là girano militanti radicali con cassetta delle offerte (rigorosamente numerate) al collo. Vi introduco 5 euro e la ragazza-raccoglitrice, dopo avermi ringraziato, mi confessa che quel tirchio di D'Alema ne ha messi solo 10. Del resto non ci si può lasciar andare ad eccessive frivolezze quando ci si ritrova con 8000 euro al mese di rata della barca da pagare. Scorgo un Valentino Parlato dall'espressione mesta. Forse è turbato dall'eccessiva vicinanza del suo attentatore, che marcia fiero in stampelle con le gambe maciullate dalla bomba. Quest'ultimo gli regalerà più tardi una copia del suo ultimo libro all'urlo di: "Guarda che quella volta non sono mica stato io". Bei momenti. Faustino intanto opta decisamente per il panettone piuttosto della pioggia, altri lo seguono. Purtroppo non lo segue De Michelis, che dal vivo è addirittura più inquietante di quanto non appaia in televisione. Finalmente giungiamo innanzi al Quirinale, mentre la pioggia aumenta esponenzialmente. Breve discorso conclusivo e la folla si disperde, dandosi appuntamento al 27. Mi illudo di potermi finalmente strizzare i testicoli quando apprendo che la metropolitana è chiusa fino alle 16. Purtroppo. Pranzo veloce e poi in stazione a piedi. Dalla città più bella d'Italia alla più brutta in sole 4 ore.
Mattia Panazzolo
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