Sarà bene darsi da fare...


06 gennaio 2008 - "Il prossimo passo sarà l'attacco alla 194" avvertiva qualcuno subito dopo il referendum sulla legge 40 attirandosi le critiche di quanti, dopo aver fatto invalidare la consultazione popolare, fermamente dichiaravano che nessuno era intenzionato a toccare la legge sulla regolamentazione dell'aborto. I fatti di questo giorni purtroppo stanno dando ragione a coloro i quali lanciarono quel grido d'allarme.
Sempre più forti arrivano spinte per la modifica della 194, modifiche tutte dirette a ridurre gli spazi di autodeterminazione delle donne. Assolutamente espulso dalle richieste di revisione e aggiornamento della 194 l'aspetto relativo alla prevenzione o alle nuove tecniche, usate da anni nel resto d'europa, che eliminano il ricorso all'intervento chirurgico e offrono alla donna una maggiore possibilità di scelta.
Appaiono assolutamente ipocriti gli appelli per fumose moratorie per la riduzione degli aborti, cosa peraltro realizzata benissimo dall 194, senza che nulla si dica sulla necessità di forti campagne informative che aumentino l'uso di sistemi contraccettivi, preventivi o di emergenza.
Distribuzione gratuita o fortemente scontata di profilattici nelle scuole superiori, ancora oggi le statitistiche rilevano come la maggior parte dei giovani abbiano i primi rapporti senza alcuna protezione, eliminazione dell'obbligo di ricetta per la pillola del giorno dopo. E' questa la strada da percorre se realmente si vuole ridurre il ricorso all'aborto.
Assistiamo invece a dibattiti in cui si torna a ridurre il dramma di chi ricorre all'aborto a capriccio, leggerezza, carenza di valori. Sembra di essere tornati indietro di 30 anni, la donna diventa nuovamente un soggetto da tenere sotto controllo e la cui libertà di scelta deve essere posta sotto tutela. Sembra che il pericolo di ridare spazio all'aborto clandestino e alla discriminazione sociale basata sul censo che tanti drammi hanno creato non sfiori minimamente la mente dei nuovi devoti…più o meno atei.
Sempre maggiori diventano nel nostro paese le difficoltà per la conquista di nuove libertà individuali, dalla legge sul testamento biologico che non riesce nemmeno ad essere discussa in parlamento, alla legge sulla fecondazione assistita intoccabile nonostante i dati dimostrino la sua inadeguatezza. Ma ora sembrano essere a rischio anche quei diritti che parevano conquistati ed acquisiti. Oggi è la legge sulla regolamentazione dell'aborto a essere messa in discussione, viene spontano però chiedersi quale sarà il prossimo passo di una classe politica che fa a gara per genuflettersi davanti alle indicazioni di una gerarchia vaticana sempre più invadente: si tornerà a ridiscutere di indissolubiltà del matrimonio?
Anche in Veneto in questi giorni tornano a farsi sentire i fautori del progetto di legge regionale che intende consentire l'accesso a rappresentanti dei movimenti antiabortisti nei reparti di ostetricia e ginecologia oltre che nei consultori familiari, sale d'aspetto ed atri degli ospedali. Un PDL che oltre a prevedere la presenza di persone senza alcuna competenza nelle corsie degli ospedali, arriva a delegare a queste la possibilità di decretare la revoca della pratica degli interventi di aborto volontario in quelle strutture in cui fosse ostacolata la loro opera di pressione ideologica. Una proposta di legge verso la quale sono i medici per primi a denunciare imbarazzo e a sottolineare come le alternative all'aborto devono essere illustrate prima del ricovero, non durante.
Di fronte a questa regressione del dibattito politico appare necessario ed urgente imboccare la strada che passa per un impegno diretto di ciascuno di noi, un impegno volto a difendere i diritti di civiltà e progresso conquistati negli anni e a rilanciare per conquistarne di nuovi. Si deve superare l'alibi dietro cui spesso per comodità ci si nasconde della politica sporca e tornare ad essere protagonisti delle "cosa pubblica", decidere di partecipare ed esserci.
Nella difesa delle conquiste di libertà e nella promozioni di nuovi di diritti il nostro impegno costante da radicali non è cosa di oggi. Parla per noi il nostro passato ma anche il nostro presente. Si deve a Silvio Viale, ginecologo e dirigente radicale, se in Italia tra breve sarà disponibile per tutte le donne che la richiedano la RU486, si deve a Luca Coscioni e Piero Welby, militanti e dirigenti radicali, se testamento biologico, eutanasia e libertà di ricerca sono finalmente diventati argomenti di discussione nel nostro paese. Ma in pochi quali siamo non riusciremo a fare da argine a una politca miope e lontana dalla vita delle persone, è sempre più difficile portare avanti le molte iniziative che devono essere intraprese, abbiamo bisogno di collaborazione, aiuto, partecipazione. Libertà e diritti vanno difesi e conquistati giorno per giorno, l'impegno personale è l'unico modo per farlo.


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