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Caso Sergio D’Elia: Siamo al teatrino dell’assurdo

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12 luglio 2006 - Ieri la Camera dei deputati ci ha regalato uno spettacolo surreale: verrebbe da farci quattro risate se non fosse una cosa dannatamente seria. L’onorevole Bondi ed altri presentano una mozione che, se approvata, vincolerebbe il Governo a prendere tutte le iniziative necessarie affinché importanti incarichi istituzionali non vengano affidati a chi si è macchiato di reati terroristici o contro le istituzioni. La mozione è ad personam contro il vice-presidente della Commissione giustizia, onorevole Farina, di Rifondazione Comunista e, soprattutto, contro l’ex Prima Linea Sergio D’Elia della Rosa nel Pugno, Segretario di Presidenza alla Camera. Già fino a questo punto le bestialità sono molteplici: come può il Governo assumere iniziative che interferiscano con le nomine che sono una prerogativa parlamentare? Non serve essere dei grandi giuristi per capire che è cosa palesemente incostituzionale come incostituzionale è anche che all’interno dei quasi 1.000 parlamentari eletti dai cittadini ce ne siano alcuni di serie A e alcuni di serie B. E chi decide quali incarichi istituzionali siano importanti o di rilievo? Bondi?
D’Elia, che ho l’onore e la fortuna di conoscere come persona determinata e pulita, è un cittadino che ha sbagliato quando era poco più che ventenne ed ha pagato ben oltre le sue colpe vista la legislazione emergenziale dell’epoca. Infatti secondo la normativa allora vigente egli, in quanto responsabile toscano dell’organizzazione terroristica, è stato ritenuto automaticamente oggettivamente responsabile dell’evasione che porto all’uccisione dell’agente Dionisi, anche se non esiste la minima prova che fosse a conoscenza di quell’azione ed è invece accertato che si trovava in tutt’altra città e non faceva parte del commando.
In seguito all’arresto si è dissociato dall’organizzazione nel momento in cui era meno conveniente e più rischioso farlo e ha scontato per intero i 12 anni di carcere della sua pena. Nel 1987 ha aderito al Partito Radicale ed in seguito è stato il fondatore di Nessuno Tocchi Caino, associazione (di cui Pannella è presidente) mediante la quale ha contribuito alla moratoria e all’abolizione della pena di morte in oltre 40 stati.
E ora che dire di questi grandi statisti dell’opposizione che, finché erano al Governo, portavano Sergio in palmo di mano in ogni missione umanitaria all’estero, valorizzandolo come un orgoglio nazionale, salvo poi scagliarsi contro lo stesso per ragioni di mero opportunismo politico? E che dire del garantismo a targhe alterne dell’ex ministro Giovanardi che ha letto in aula i nomi di tutte le vittime del terrorismo e avrebbe voluto portarle sui banchi di Montecitorio per strumentalizzarne il dolore? Ma lo sa che i radicali,quando entrarono alla Camera per la prima volta nel ’76, diedero il finanziamento pubblico loro spettante alle vittime del terrorismo in un momento in cui lo stato non le risarciva?
Forse anziché proporre la modifica Di 50 articoli della Costituzione, sarebbe stato loro sufficiente modificarne uno, il 27, nella misura in cui afferma che le pene devo tendere alla rieducazione del condannato; sarebbe bastato emendare questo passo dicendo che chiunque si macchia di un reato grave, anche dopo aver scontato tutta la pena, resta marchiato a vita e non può tornare ad essere un cittadino come tutti gli altri e quindi ambire al reinserimento.
Ma come se non bastassero le ragioni fin qui esposte, non poteva mancare l’aprosdoketon che, dato che siamo in clima di mondiali di calcio, potrei definire l’autogol dell’ex, ovvero dell’onorevole Elio Vito il quale, appurato che la maggioranza compattamente non avrebbe votato la mozione, che non l’avrebbe votata neppure un partito notoriamente garantista come la Lega e che a titolo personale c’erano altre importanti defezioni come quelle di Tabacci, Bontempo, Della Vedova, ecc. ritira la mozione portando come motivazione che non vuole mettere in difficoltà i componenti della maggioranza che vorrebbero votarla ma non possono e che lascia D’Elia e Farina soli dinnanzi alle rispettive coscienze invitandoli a dimettersi.
Insomma un mese di tiro al bersaglio contro l’onorevole D’Elia per poi dire: no scusate, abbiamo scherzato...
Raffaele Ferraro, Rosa nel Pugno Treviso
328.3320001
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