
18 marzo 2006 - La prima volta che ho saputo che esisteva una persona di nome Emma Bonino fu da piccolo, quando nel 1975 al tg delle 20 di Rai Uno (allora non esistevano le private) si vide la faccia di una signora per bene che veniva arrestata per essersi auto denunciata per procurato aborto, per aver fondato assieme ad Adele Faccio un centro per aiutare le donne che volevano abortire senza rivolgersi alle mammane, ai quei centri cioè che procuravano l'aborto mettendo a rischio la vita della donna stessa.
La conobbi di persona molti anni dopo, nel giugno 2000 quando sfilava tranquilla assieme ai suoi compagni radicali seguiti da una orchestrina jazz e circondati da gente comune nel world gay pride di Roma, il primo vero gay pride italiano, a cui molti politici di sinistra avevano rinunciato per motivi di convenienza politica (il Papa se l'era presa a morte e il Signore e la Signora Ciampi erano scandalizzati che gente simile sfilasse per Roma contro la volontà del Papa). Lei era la a portare la sua solidarietà e con un guizzo di coraggio la avvicinai e le strinsi la mano . Lei me la diede senza nessuna difficoltà e volle persino scambiare due parole. Un mese fa, la stessa mano Emma l'ha battuta a pugno chiuso sul tavolo dell'Unione che doveva decidere il programma di governo quando si è trattato di dire che lei non rinunciava al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto.
E così l'ho intercettata dopo un discorso a Padova e le ho rivolto alcune domande.
Ecco come è andata.
Signora Bonino partiamo subito con la domanda che ci sta più a cuore. Pacs , riconoscimento delle coppie di fatto e legge contro le discriminazioni. Sono provvedimenti per tutelare milioni di italiani e per insegnare a milioni di altri (perchè è un vero problema culturale) che non esistono froci, lesbiche e negri ma persone. Cosa si prova ad essere diventato il punto di riferimento per la laicità in Italia, senza aver paura di dire le cose come stanno?
Beh francamente pensavo non fosse più necessario. Nel 1976, per dirne una, la prima volta che i radicali parteciparono alle elezioni fecero una scelta mai vista prima: tutte capolista donne e omosessuali e lesbiche dichiarati nelle liste. E speravo che da allora la classe politica, che deve guidare il paese anche culturalmente, avesse fatto il suo mestiere. Salvo poi rendermi conto che non è vero e che nel 2006 (30 anni dopo ndr) esiste questa morbosa attenzione della classe politica a infilarsi nei letti e nella vita delle persone.
Gay.tv è un sito seguito dalla generazione dei ventenni e dei trentenni e noi ci rendiamo conto che le domande dei ragazzi e delle ragazze di oggi sono molto cambiate rispetto a 30 anni fa. Ai ragazzi di oggi non va più bene , nel senso che sognano di vivere la loro affettività con il compagno o con la loro compagna nel modo più naturale e cioè vivendoci assieme, costruendo una famiglia, cosa che probabilmente 30 anni fa era inconcepibile perchè era già tanto poter dire sono gay. E allora legge sui pacs e legge contro le discriminazioni: possiamo contare su di voi Rosa nel Pugno?
Ovviamente è tutta una questione di rapporti di forza per decidere dell'esito di queste leggi. Noi non demorderemo. Ma riuscirci o meno dipende molto dal rapporto di forza che avremo, perchè è chiaro che se alla fine avremo, per ipotesi, il 2% ci saranno risultati diversi che se potessimo far pesare un 30%. Tanto per essere chiari , utilizzeremo al massimo anche il due per cento che dovessimo ricevere. Non ci sono deputati radicali in Parlamento dal 97 e questa è una assenza che comincia a farsi sentire. Noi siamo convinti che parlando di questi temi alla gente che ne vive gli effetti ogni giorno otterremo la fiducia della gente e sono convinta che pure tanti gruppi anche di sinistra, sentendo che affrontiamo questi argomenti e che abbiamo un buon risultato, visto che alla fine contano i rapporti di forza, ci seguiranno su questa strada. Gli stessi gruppi di sinistra che ora fanno gli spocchiosi o ci accusano di aver inventato un problema che non esiste, o che i problemi delle coppie di fatto sono problemi marginali, e altre scempiaggini simili che mi sono sentita dire. Magari appunto, di fronte a dei rapporti di forza diversi, per necessità, per convinzione, per virtù, ma non me ne importa niente delle loro motivazioni, scenderanno anche loro sul terreno di una maggiore determinazione. Quindi è per questo che affrontiamo questa campagna elettorale con così grande convinzione.
Negli ultimi anni, nel nord est come nel resto del paese migliaia di persone hanno perso il posto di lavoro e le aziende, soprattutto quelle di dimensione medio piccola, hanno chiuso per sempre i battenti perchè impossibilitate a reggere la concorrenza cinese, senza che questo si sia tradotto, dall altra parte del globo, in tutele per i diritti delle persone , dei lavoratori e dell ambiente .Cosa significa difendere la
globalizzazione? Che cosa diciamo a chi ha perso il posto di lavoro qui da noi?
Innanzitutto ci sono due questioni: E' inutile dire "non voglio la globalizzazione" perchè quella già c'e'. Sarebbe come dire non voglio il vento. Il problema è come si governa la globalizzazione, all'interno di questo che è un fiume tumultuoso. Noi per esempio, per quanto riguarda il lavoro, siamo per la difesa del lavoro e non del posto di lavoro. E cioè che bisogna sostenere le imprese che innovano, che investono e che non ricevono fiducia ne dalle istituzioni ne dal mondo del credito, ancora ancorati a vecchi parametri e che quindi sostengono imprese decotte e fuori mercato (nel resoconto dell'intervento di Emma l'analisi generale sul mercato del lavoro ndr) penalizzando invece quelle che investono in innovazione e nuove tecnologie. Questo farebbe si che in Italia i lavoratori fuoriusciti dalle imprese decotte rientrino in quelle innovative. Noi abbiamo proposto a quelli dell Unione, senza riuscirci peraltro visti gli attuali rapporti di forza, di fare propria la proposta Boeri che prevede di legare il reddito minimo garantito alla volontà di formazione , riqualificazione professionale e ricerca di un nuovo posto di lavoro. E' un sistema che funziona in molti altri paesi, perchè la realtà è che qui da noi solo il 18% di chi perde il lavoro ha un qualche ammortizzatore sociale mentre il resto non lo ha. Questa proposta non è stata accetta dall'Unione, ma io credo che assieme alla agenda Giavazzi questi debbano essere i nostri impegni per distinguere nettamente flessibilità da precarietà cronica.
Emma è molto stanca dopo tre manifestazioni in tre città in un giorno. Concludo la nostra conversazione con questa domanda:
"Voglio una vita.. con la rosa nel pugno" mi ricorda una canzone..
Si, beh per noi è un omaggio e un ringraziamento a Vasco Rossi che ci ha molto aiutato e non da adesso nella nostra lotta politica. La colonna sonora di tutte le nostre produzioni è di Vasco Rossi. (siamo solo noi l'abbiamo usata molto.. e ride) e credo che questo sia un modo per parlare ai giovani che si sentono lontani dalla politica o che ne sono stati allontanati perchè il potere non ama ne i giovani ne le novità.
Grazie, Signora Bonino e in bocca al lupo.
Un ringraziamento va anche a Franco Fois e Giovanni Crema della Rosa nel Pugno per aver reso possibile l'intervista.
Giorgio Lazzarini