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Sciopero della sete di dialogo e proposta

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26 gennaio 2006 - Alla soglia del settataseisimo compleanno Marco Pannella torna a fare uno sciopero della sete, dalla mezzanotte di domenica 22 gennaio ha smesso di bere. Ancora una volta un'iniziativa nonviolenta per dare corpo, il suo, all'impegno politico che ha caratterizzato tutta la sua vita, ancora una volta la notizia, se e quando viene riportata, banalizza la questione in questo modo: Pannella protesta per…
NO, NO, NO! Marco Pannella non protesta! Propone. Cerca un canale di dialogo con il potere, lotta per l'affermazione di principi di democrazia e libertà, per il rispetto delle norme costituzionali, delle regole scritte continuamente calpestate da chi dovrebbe esserne il garante.
E allora quali le motivazioni per questa ennesima lotta estrema?
Il governo ha stabilito che la Rosa Nel Pugno, il nuovo soggetto che unisce socialisti e radicali, dovrà chiudere le proprie liste elettorali un mese prima degli altri partiti perché le liste dovranno essere sottoscritte da 90000 cittadini per poter essere presentate alle prossime elezioni. In nessuna considerazione viene tenuto il fatto che la Rosa Nel Pugno rappresenti i più antichi movimenti politici presenti in Italia, quello socialista e quello radicale, abbia rappresentati del popolo eletti al parlamento europeo, alla camera, al senato, nelle amministrazioni locali; nulla di tutto ciò sembra essere rilevente e quindi la Rosa Nel Pugno viene equiparata ad una qualsiasi "lista civetta".
La questione ad un osservatore superficiale potrebbe apparire come un semplice interesse di "bottega", ma così non è, infatti si sta cercando di alterare le norme alla base della democrazia che stabiliscono parità di opportunità per tutti i partecipanti alle elezioni: alla prossima competizione elettorale ci saranno "concorrenti" costretti a partire 50 metri indietro rispetto agli altri. Il parere dei giuristi in questo caso è pressoché unanime: la discriminazione della Rosa nel Pugno è iniqua, viola principi fondamentali del diritto, crea conseguenze assolutamente incostituzionali e antidemocratiche. Emma Bonino che di recente di recente è stata il capo degli osservatori elettorali in Equador e in Afghanistan ha dichiarato:"difficilmente mi sono trovata di fronte a una situazione di mancanza di regole come in Italia". Affermazione che viene confermata dalle continue e sempre più gravi condanne inflitte al nostro paese da parte della giustizia comunitaria ed internazionale.
In un paese come il nostro in cui non si fa economia di inchiostro e parole per denunciare uno scandolo televisivo o per riportare l'ultimo chiacchiericcio salottiero del potente di turno, mi auguro che prima poi si voglia dedicare la giusta attenzione alle lotte che troppi, non avendo il coraggio di combattere, vorrebbero ridurre al silenzio. Uno sciopero della sete quindi non per protestare, una lotta di Marco Pannella e di tutta la Rosa Nel Pugno per chiedere il rispetto delle regole che costituiscono la base di un paese democratico, la certezza di pari opportunità per tutti i partecipanti al momento qualificante per un paese che voglia definirsi democratico.
Franco Fois
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