Bloccata ricerca sulla cannabis terapeutica a Monselice


21 ott. 2004 - Veramente deprimente la vicenda delle piante di cannabis sativa coltivate per scopi di ricerca nelle serre della sezione agraria dell'istituto J.F. Kennedy di Monselice.
Tutto inizia ad agosto quando il ricercatore Giampaolo Grossi dell'ISCI di Bologna (Istituto Sperimentale per le Culture Industriali), si presenta dal preside dell'istituto di Monselice e chiede di poter utilizzare una parte della serra per la coltivazione di circa 200 piante di canapa sativa, nessuna contenente il Thc (il tetraidrocannabinolo responsabile degli effetti psicotropi del fumo di marijuana). Scopo della coltivazione effettuare ricerche finalizzate alla produzione di sostanze utilizzabili nel campo della cosmesi, dell'alimentanzione e medico, quest'ultimo sicuramente l'aspetto più interessante dato che si occupa della ricerca di estratti da usare per la composizione di farmaci da impiegare nella cura di alcune forme tumorali e per ridurre gli effetti della sclerosi multipla. La ricerca, appoggiata dall'AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), ha ricevuto l'autorizzazione del ministero della sanità. Dati gli obbiettivi e le coperture legali il preside accetta l'inserimento delle piante di cannabis sativa nelle serre del suo istituto e da inizio alle ricerche.
Tutto procede fino a quando l'assessore della regione Veneto alle politiche della sicurezza Raffaele Zanon (An) viene a conoscenza dei fatti, subito si attiva presso il ministero della sanità e sostenedo che «l'effettuazione di una simile ricerca da parte di alcuni studenti faccia a pugni con la funzione educatrice della scuola, che dovrebbe in primo luogo attuare tutte le azioni di prevenzione e dissuasione dall'uso di sostanze psicoattive, evitando ogni possibilità di dare, sia pure in modo indiretto un messaggio involontariamente positivo sull'uso della canapa indiana. Anche una notizia di questo tipo, infatti, rischia di diffondere il concetto che esistano droghe leggere o di tipo terapeutico», riesce ad ottenere la sospensione della sperimentazione. Subito si scatenano varie prese di posizione, il collega di giunta Fabio Gava (Fi), assessore alla sanità e coordinatore nazionale di settore tra le varie regioni, dichiara che uno dei compiti dell'assistenza medica è di alleviare i dolori, pertanto ben vengano queste ricerche nel campo delle cure antidolorifiche, settore nel quale il nostro paese è in ritardo. Anche il presidente della Provincia di Padova, Vittorio Casarin (Fi), appoggia i professori sostendo che la scelta di questa speriemtazione è stata fatta sicuramente su basi scientifiche. Naturalmente queste dichiarazioni sono apprezzate dall'oppossizione di sinistra, in consiglio regionale Gianfranco Bettin afferma che queste sono iniziative tipiche di una cultura oscurantista, bigotta, moralista e repressiva. Anche l'onorevolo Zanella si associa alle dichiarazioni di Bettin. Le dichiarazioni però non bastano a fermare l'assessore Zanon e Giampaolo Grossi dell'ISCI si vede costretto a estripare le piante. Grande delusione da parte del ricercatore, del preside dell'istituto e degli studenti, ritrovatisi in mezzo a delle polemiche alimentate da pregiudizi ideologici e da quel sempre più forte clima da caccia alle streghe che nel nostro paese sembra circondare ogni forma di ricerca scientifica.
A questa vicenda deprimente è stato aggiunto un epilogo assolutamente ridicolo: «Continuate a ricercare, a sperimentare, a inventare perché la ricerca è intelligenza», questa la bella frase pronunciata dal presidente della regione veneto Galan in visita all'istituto Kennedy. Peccato sia arrivata quando la sperimentazione non era più possibile.
Auguriamoci che dopo tutte queste dichiarazioni a favore della ricerca sui derivati della cannabis per scopi terapeutici qualcuno si decida a tirare fuori dal cassetto la relativa proposta di legge. Vero Onorevole Zanella?

Franco Fois
Segretario Associazione Radicale di Treviso e Venezia



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