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In questi giorni di marzo di tre anni fa, moriva Mario Stefani: erano in vista le elezioni politiche che, a Maggio, avrebbero portato Berlusconi a governare l'Italia.
Mario era impegnato, da decenni, a sostenere il partito radicale e più volte era stato messo in lista. Una volta rischiò di diventare senatore, ma gli mancarono un pugno di voti.
Aveva sempre uno strano modo di commentare i fatti politici e le sconfitte più dure: di lui mi ricordo solo, infatti, i plateau di frittole e pastine e le immancabili bottiglie di vino bianco, per festeggiare anche quando non c'era niente da festeggiare. Ogni riunione cui partecipava veniva trasformata da dibattito politico ad altra cosa: festa con poesia, battute, barzellette molto ma molto più intelligenti di ogni discorso politico.
Perchè vi racconto questo? Perchè quel giorno di marzo, durante l'ennesima riunione, ci guardammo attorno e non vedemmo Mario. Si doveva decidere chi mettere capolista per la camera dei deputati. Più di qualcuno si chiese se non fosse il caso di nominare un militante storico, un poeta conosciuto, pieno di amici che avrebbe, tra l'altro, preso un sacco di voti. Fui incaricato personalmente di telefonargli per chiedergli di accettare, ma il telefono squillò a vuoto. La mattina dopo venni a conoscenza che aveva preso un'altra decisione: quella di togliersi la vita. Rimasi agghiacciato perchè pensai che forse, se avessi chiamato qualche minuto prima forse l'avrei distratto e, si sa, in questi casi può essere essenziale.
Forse avremmo avuto un poeta in più (e Dio sa quanto ne abbiamo bisogno in questo mondo), un deputato migliore in più, o semplicemente un amico in più che offre le frittole e racconta le barzellette.
Piero Piccolo
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