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Marco Pannella
Stefano Rolando
LE NOSTRE STORIE SONO I NOSTRI ORTI
MA ANCHE I NOSTRI GHETTI

Marco Pannella è parte della storia della politica italiana del dopoguerra. Ma, pur avendo molto parlato e comunicato, prima di questo libro non si era mai raccontato. Per lui hanno parlato le sue battaglie, i suoi discorsi parlamentari a Roma e a Bruxelles, le sue resistenze, i suoi scioperi della fame e della sete. Alla guida di un "piccolo partito ", è spesso stato espressione di maggioranze degli italiani, interprete dei loro desideri, delle loro necessità, dei loro bisogni. Per questo non considera il suo un "partito minoritario".
Stefano Rolando lo interroga, qui, a tutto campo: dalla formazione della classe dirigente nella Goliardia alla nascita del Partito Radicale, alle battaglie vinte per aborto, divorzio, obiezione di coscienza, all'attualità della politica. E gli chiede conto del suo retroterra politico e culturale. Su padri, figli e compagni di viaggio: da Mario Pannunzio ad Arrigo Benedetti, da Leonardo Sciascia a Elio Vittorini, da Pier Paolo Pasolini a Emma Bonino. Un libro agile e approfondito, punto di riferimento per chi voglia capire una personalità che ha marcato per sessant'anni la politica italiana.

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Andrea Camilleri
UN ONOREVOLE SICILIANO

Andrea Camilleri racconta l'esperienza parlamentare di Leonardo Sciascia, attraverso le interrogazioni parlamentari che lo scrittore di Racalmuto presentò, dalle file del partito radicale, tra il 15 dicembre 1979 e il 31 gennaio 1983. Camilleri, che a Sciascia fu legato da consuetudine e amicizia, ne mette in luce la passione politica autentica; la lucidità, l'approccio mai ideologico ma sempre ancorato a una analisi dei fatti acuta e spietata, comunque sempre scomoda e insofferente al potere.
Gli argomenti di queste interrogazioni sono, tutti, di estrema attualità, allora come oggi; i casi di cronaca affrontati sono tuttora ferite aperte: la mafia, l'uccisione del magistrato d'Accio Montalto, il caso Pecorelli, il petrolio, l'uso delle armi da parte delle forze dell'ordine. Dalla voce di Andrea Camilleri, e dagli interventi di Sciascia emerge, insomma, un ritratto impietoso di un'Italia incapace di fare i conti con il proprio passato; e colpevolmente sorda alle parole di chi, con tutto il rigore della ragione, dimostrava di amarla.

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Emma Bonino
PENSIONATA SARA' LEI

"Questo libro vuole essere un’istantanea – un po’ sfocata poiché in movimento – dei nostri problemi su differenze di genere, donne e occupazione. Vuole far luce sulla disponibilità di tutti gli attori coinvolti a rimettere le donne al centro dell’agenda politica del paese. Sono convinta che le donne del nostro paese meritino attenzione e siano portatrici di energia, passione, talento, resistenza. Solo un paese che sa valorizzarle può crescere e può dirsi pienamente civile; solo la consapevolezza che la parità passa anche dal verbo “equiparare”, pari diritti e pari doveri, può consentire alle donne di essere finalmente attive e autonome." (Emma Bonino)

Scritti di: R. Levi-Montalcini, M. Merlino, E. Bonino, A. Casu, V. Manieri, F. Kostoris Padoa Schioppa, C. Saraceno, M. Martone, L. Paolazzi, V. Fedeli, R. Polverini, L. Ocmin, D. Proietti, M. Carone, B. Della Vedova, G. Cazzola, F. Marinaro, D. Poretti, A.C. Bonfrisco, M. Sacconi, F. Pammolli, N. Salerno, R. Brunetta

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Adelaide Aglietta
DIARIO DI UNA GIURATA POPOLARE AL PROCESSO DELLE BRIGATE ROSSE



premessa di Adriano Sofri
prefazione di Leonardo Sciascia

Il 1° marzo 1978 Adelaide Aglietta, allora segretario del Partito radicale (prima donna in Italia ad assumere una simile carica), è sorteggiata per far parte della giuria popolare che, a partire dal 9 marzo, dovrà giudicare il nucleo storico delle Brigate Rosse. Torino è una città in stato d’assedio e in preda alla paura: su 122 cittadini estratti, hanno accettato in 7.
Il 2 marzo La Stampa riporta la notizia e pubblica le risposte di alcuni segretari di partito al quesito proposto dai radicali alle agenzie di stampa: "Quale sarebbe il comportamento dei colleghi di Adelaide Aglietta in questo frangente?".
Zaccagnini (DC), Berlinguer (PCI), Romita (PSDI), Biasini (PRI) non hanno dubbi: accetterebbero senza esitazioni. Il 4 marzo Adelaide accetta l’incarico, che svolgerà fino al termine del processo, il 19 giugno 1978.
Il 17 marzo 1978 è in discussione alla Camera dei Deputati il decreto legge governativo di disciplina della formazione delle giurie popolari. I gruppi parlamentari della maggioranza respingono l’emendamento radicale che intende abolire il privilegio riservato a deputati, consiglieri regionali e ministri del culto, tutti dispensati dal poter essere chiamati a far parte di giurie di Corte d’assise (come ad esempio quella di Torino). Tutti i segretari di partito sono deputati (tranne quello radicale, che per statuto non lo può essere). "Armiamoci e partite!" commenta il deputato Mauro Mellini.
Sulla sua esperienza di giurata Adelaide Aglietta tiene un diario, questo, pubblicato per la prima volta nel 1979. Come scrive nella prefazione Leonardo Sciascia, un diario "discreto, senza declamazioni, per quel che riguarda i suoi stati d’animo, le sue apprensioni: che diventano quasi marginali rispetto al resoconto del processo – un resoconto tra i più oggettivi, forse il più oggettivo, che se ne abbia. […] Questo diario è una delle poche, pochissime testimonianze dirette, nate da una diretta esperienza, che siano state pubblicate in Italia sull’amministrazione della giustizia".
A trent’anni di distanza queste pagine trasmettono ancora la tensione in cui viveva il nostro Paese in quel periodo, e il senso di spaesamento di molti di fronte all’attacco terrorista. Ma anche la forza di tutti quelli che, come Adelaide Aglietta, dimostrarono il "coraggio di avere paura", e di vincerla.

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Michele De Lucia
IL BARATTO

Anni Settanta – Gli scritti giovanili del compagno Walter Veltroni, comunista togliattiano anti-capitalista e impegnato nella «costruzione del socialismo in Italia». Tra capitali “svizzeri”, edilizia e prestanome, i traffici affaristici del piduista Silvio Berlusconi con la partitocrazia, nelle agende di Mino Pecorelli.
Anni Ottanta – Le televisioni locali del Pci comprate da Berlusconi, secondo la testimonianza di Primo Greganti. Autunno 1984: l’incontro “riservato” fra Occhetto-Veltroni e l’ex piduista 1816. Il baratto veltroniano con Dc e Psi del gennaio 1985: via libera al decreto-Berlusconi del governo Craxi, in cambio di Raitre al Pci. Soldi berlusconiani al giornale della destra comunista “Il Moderno” e ai Festival de “l’Unità”...
Mosca, aprile 1988: megacontratto fra la televisione sovietica e la Fininvest. Berlusconi: «Noi non abbiamo cattivi rapporti col Partito comunista italiano, e cerchiamo di averne sempre di migliori». Veltroni: «Intendo rivolgere a Berlusconi due complimenti sinceri, di stima... Il primo per la sua capacità di imprenditore che è riuscito a “inventare” un settore. Il secondo complimento va alla sua capacità di aver imposto, attraverso un alto grado di egemonia, i tempi della decisione politica in un settore così delicato come quello nel quale opera...».

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Vittorio Pezzuto
APPALUSI E SPUTI

Corriere della Sera del 7 maggio 2008

Tortora, biografia di un’ingiustizia
di Giangiacomo Schiavi

Non c’era nessun garante della privacy a indignarsi per quei ferri esibiti davanti alle telecamere la mattina del 17 giugno 1983, ma le immagini di Enzo Tortora con le manette ai polsi all’uscita dall’hotel Plaza di Roma, stropicciato in un giubbino beige tra i carabinieri con la bandoliera bianca, restano lo spettacolo crudele di un’ingiustizia: la messinscena di un processo mediatico, frettoloso e devastante costruito su capi d’accusa improbabili, il primo atto di una corrida da prima pagina che umilia lo stato di diritto e non onora un certo giornalismo.
Che storia. E che battaglie tra i pasdaran delle Procure e i garantisti tutti d’un pezzo, tra le poche uniche isolate voci in difesa di un personaggio che da idolo televisivo diventa improvvisamente criminale, spacciatore, camorrista ad honorem, e lo sciame dei cronisti e degli inviati che hanno come fonte la Procura e non accettano di mettere in discussione uno storico blitz con tanto di arresto eccellente.
Bisogna rovesciare la pattumiera di quei giorni per non dimenticare il viaggio di andata e ritorno all’inferno dell’uomo che nell’Italia di venticinque anni fa era il re degli ascolti tv, calunniato e dileggiato da pentiti di camorra, assassini, mitomani come Gianni Melluso chiamato «il bello», mangiabudelle come Pasquale Barra, detto «o’ animale» o psicotici come Giovanni Pandico, uno che uccide due passanti perché l’impiegato dell’anagrafe è troppo lento coi certificati.
Il caso Tortora, dunque. Con «Portobello», il pappagallo, la scia nazionalpopolare che lo accompagna da sempre, dai primi esordi televisivi fino alla conduzione della «Domenica Sportiva». Carriera di alti e bassi in sella all’audience. Allontanato dalla Rai sul finire degli anni Sessanta per il clamore di un’intervista: «La televisione italiana è un baraccone, un jet colossale guidato da un gruppo di dissennati. Finché avremo una sola televisione sarà così, sempre in mano ai politici, mai indipendente, mai obiettiva». Rigenerato dal giornalismo: inviato per la «Nazione», tuttologo, polemista, amico del commissario Calabresi, nemico dei sessantottini. Rilanciato dalle tv libere in Lombardia: animatore di «Telealtomilanese», «Antenna 3» con Lucio Flauto e il «Pomofiore», quando Silvio Berlusconi pensava ancora a Milano 2. Richiamato alla Rai, otto anni dopo, per la saga che il venerdì sera sbanca gli indici d’ascolto e porta il Belpaese in tv. L’arresto è un big bang. Dagli applausi agli sputi, come il titolo del bel libro di Vittorio Pezzuto che ricostruisce le due vite di Enzo Tortora. La prima finita con le manette ai polsi in una cella di Regina Coeli. L’altra: una battaglia per dimostrare che un innocente non è colpevole. Ci vorranno 1185 giorni, l’elezione nelle liste del partito radicale, una condanna a dieci anni per droga e associazione a delinquere a scopo camorristico, il ritorno in carcere, la rinuncia all’immunità parlamentare, la sentenza d’appello che smonta una per una l’impianto accusatorio riprendendo il j’accuse di Leonardo Sciascia alla magistratura inquirente: «...Vorrei sapere se è vero che l’accusa di usare i soldi raccolti per i terremotati è fatta da un anonimo, se è vero che il mandato di cattura è stato spiccato per la denuncia di due pentiti, se è vero che un decina di persone sono state arrestate nell’intento di trovarne una sola, se è vero che duecento persone sono state arrestate per omonimia...».
Tortora è una pagina nera della giustizia e Pezzuto non fa sconti: è severo con quello che chiama il «giornalismo antropofago», che non cerca le prove ma si allinea alle Procure. Segnala le poche firme controvento; in testa c’è Enzo Biagi: «E se fosse innocente?», si domanda per primo. E subito aggiunge: «È difficile difendersi da una colpa inesistente». Lo seguono Indro Montanelli («Le prove escono da fogne sociali in cui domina la menzogna») e Giorgio Bocca («Assolto lui, crollerebbe l’intero castello dell’accusa»). Ma c’è anche il cronista solitario Vittorio Feltri, che sul Corriere si oppone alla crocefissione di Tortora e racconta in solitario le magagne dell’inchiesta. E c’è un collega che si pente: Paolo Gambescia, inviato del Messaggero. «Ho contribuito a distruggere un uomo. Non sono stato il solo, ma questo è stato il più grosso errore della mia carriera». Chapeau.
«Applausi e sputi» è un libro duro, spietato, contro la rimozione collettiva. Per dare speranza a quell’illusione che Sciascia ricorda nel saluto all’amico che si è battuto con lui per una giustizia giusta. E perché «siano garantiti i diritti alla difesa», scrive Alessandro Galante Garrone. Il caso Tortora, per il grande giurista, «non è soltanto nell’angosciosa vicenda che lui sta vivendo, è il, caso del diritto, della giustizia». Tortora resta un rimorso nazionale, dirà la sorella Anna. Sull’urna, il 20 maggio 1988, i familiari fanno scrivere: «Che non sia un’illusione». Ma vent’anni dopo qualcuno di quelli che hanno sbagliato, ha pagato o chiesto scusa? Bastano le parole di uno dei tanti pentiti, Gianni Melluso («Ho fatto male a un innocente ma ero inchiodato a un copione che dovevo recitare») per risarcire la memoria di un’ingiustizia?
Non dimentichi, caro Tortora, gli scrivono 200 detenuti. «...Non dimentichi lo Stato di leggi speciali che permette al pluriassassino di discolparsi, a scapito del costituzionalmente innocente e non ancora colpevole cittadino, guadagnandosi la libertà con i trenta danari di Giuda». Tortora non dimenticherà. Anche volendolo, non ci riuscirebbe, ricorda Pezzuto. «Sono stato squartato, insultato, aperto, violentato. Questo è un Paese infame e la carcerazione preventiva non è sopportabile dalla coscienza civile». Rimbombano le parole rivolte ai giudici del maxiprocesso: «Io sono innocente. Spero, dal profondo del cuore, che lo siate anche voi». Ha vinto, ma l’umiliazione resta. Forse la paga ancora oggi, con qualche imbarazzato silenzio e una giustizia che è la stessa di ieri.

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Lanfranco Palazzolo
MARCO PANNELLA
Contro i crimini di regime
Interventi parlamentari 1980-86

La mafia e il delitto Mattarella - L’invasione sovietica dell’Afghanistan - Il secondo governo Cossiga - Lo scandalo Donat Cattin-Sandalo-Cossiga - Solidarnosc nei cantieri di Danzica - Il primo governo Craxi e la “Grande riforma” - La strage di Peteano - Il caso Toni Negri e il processo “7 aprile” - Contro la ratifica del nuovo Concordato - Audizione alla Commissione d’inchiesta sulla P2 - Necrologio per Enrico Berlinguer - Le Commissioni parlamentari d’inchiesta Moro e Sindona - Il rapimento di Ciro Cirillo - Un commissario straordinario contro la fame nel mondo - Andreotti e il caso Giudice - Il sequestro dell’Achille Lauro - La modifica dei regolamenti parlamentari - Il disastro di Cernobyl e il vino al metanolo - Il secondo governo Craxi - Dimissioni irrevocabili...

«Vogliono, missini e socialisti assieme, l’elezione del presidente della Repubblica da parte dei cittadini... Truffatori, missini e socialisti! Dov’è la garanzia che gli eletti saranno gli eletti del popolo, invece che di Canale 5, della P2, o di Retequattro, o di quella associazione per delinquere che è la Rai-tv di Stato?»
(M. Pannella, 4 ottobre 1983)

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Lanfranco Palazzolo
MARCO PANNELLA
A sinistra del PCI
Interventi parlamentari 1976-79

La verità è che Pannella ha lasciato un segno, con i suoi discorsi, anche in Parlamento, dove si è sviluppata un'intesa inizitiva politica del partito radicale. A sinistra del Pci è un’utile documentazione anche per comprendere la stagione più buia della nostra storia più recente. Nella prefazione dell'opera, il politologo Giorgio Galli scrive che “Pannella è uno dei pochi politici italiani – forse il solo – che oggi possa rileggere quanto affermava negli anni Settanta e Ottanta senza imbarazzi. Infatti è uno dei pochi politici di lungo corso – forse il solo – che non sia costretto, per ragioni di opportunità e di convenienza, a indulgere nella pratica della rimozione del passato”. Di questo libro colpisce il clima di scontro che ha caratterizzato i rapporti tra il Pannella deputato e il gruppo parlamentare comunista che, negli anni di piombo, non tollerava un competitore scomodo e garantista alla sua sinistra. Emerge la figura di Mario Pochetti, deputato del Pci, definito nel corso della sua lunga carriera di parlamentare come la “frusta” del gruppo comunista alla Camera. Il suo ruolo era quello di interrompere i discorsi di Pannella e di richiamarlo ogni volta che il leader radicale utilizzava l’appellativo “compagni” rivolto ai colleghi parlamentari. Il 25 novembre del 1976, quando l’aula doveva esaminare la legge Bucalossi, Pochetti gridò all’indirizzo di Pannella: “I compagni ce li scegliamo noi”. Pannella rispose alla presidenza: “La protesta del collega Pochetti e degli altri compagni, i quali dicono che non li posso chiamare compagni, è sintomatica di un modo padronale, proprietario e intollerante di agire addirittura a livello semantico”. Lo scontro ebbe una replica il successivo 26 gennaio del 1977, quando i partiti discussero le misure di ordine pubblico varate dal governo Andreotti. Ancora una volta, Mario Pochetti esclamò verso Pannella: “Ma che compagni!”. E di nuovo Pannella: “Se pretendi di sequestrare anche una parola del vocabolario, stai in una posizione – mi pare – un pochino difficile: si comincia col dover sequestrare le parole dei vocabolari, si finisce col dover sequestrare anche altri diritti, o cose pubbliche o private…”.

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Piergiorgio Welby
LASCIATEMI MORIRE

"Non supererà i vent'anni." È la sentenza del medico che, nel 1963, diagnostica a Piergiorgio Welby la distrofia muscolare progressiva. Ma si sbaglia. Piergiorgio attraversa gli anni Sessanta e Settanta abbandonandosi a ogni sorta di eccesso per dimenticare il proprio destino. Si sposa e aspetta, la fine, che non arriva. Negli anni Ottanta perde l'uso delle gambe. Poi l'ultimo stadio: insufficienza respiratoria. Va in coma. Si risveglia nel reparto rianimazione dell'ospedale Santo Spirito, tracheostomizzato, immobilizzato. Da allora respira con l'ausilio di un ventilatore polmonare, comunica mediante un computer. Soffre. E chiede il diritto di morire. Anche in un appello diretto al presidente della Repubblica, il 22 settembre 2006. È uno scandalo nazionale. Negli ultimi anni, ha fatto sentire la sua voce sul sito dei Radicali italiani, dove ha aperto un forum dedicato all'eutanasia, che oggi conta più di 17.000 interventi. Lucidità, cinismo e poesia sono le scialuppe di salvataggio a cui si affida nella sua quotidianità di "condannato a vita". Sono anche gli ingredienti di questo libro che è diario, testimonianza, denuncia dei luoghi comuni alimentati dall'opportunità politica e dal dogmatismo religioso. E che non rinuncia all'attualità, ricordando le strumentalizzazioni che hanno segnato le vicende recenti: Terri Schiavo in America, Vincent Humbert in Francia, e in Italia il caso ancora aperto di Eluana Englaro.

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Lanfranco Palazzolo
ENZO TORTORA
Per una giustizia giusta

«In questo libro sono raccolti gli interventi del Tortora “politico” in lotta per la sua vicenda giudiziaria e più in generale per una “giustizia giusta”. In lotta contro una legislazione antidemocratica, concepita da una classe politica ormai degenerata in partitocrazia, e applicata con cieca irresponsabilità da settori della magistratura. Il tema e le specifiche questioni sollevate dal “caso Tortora” a metà degli anni Ottanta sono ancora oggi di estrema attualità. La cosiddetta Seconda repubblica, infatti, non ha saputo o voluto porre alcun rimedio a un’amministrazione giudiziaria macchinosa, iniqua, anacronistica e dai tempi biblici. Di qui l’opportunità di riproporre l’esemplare battaglia di Tortora “per una giustizia giusta”. Anche perché l’ex presentatore non si difese mai dal processo, ma nel processo; non accusò mai la magistratura, ma il sistema legislativo che essa è chiamata ad applicare; né mai utilizzò come scudo e alibi la politica e il seggio parlamentare»

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Michele De Lucia
SIAMO ALLA FRUTTA
Ritratto di Marcello Pera

Marcelo Pera è uno dei più illustri rappresentanti della cosiddetta seconda repubblica. La sua biografia politica, però, più che idealità o istituzioni, evoca il teatrante Leopoldo Fregoli, celeberrimo per le formidabili doti trasformistiche.
Qui sono ricostruiti gli incredibili trasformismi mediante i quali Pera è arrivato fino al vertice di Palazzo Madama (seconda carica dello Stato), in quota laica e berlusconiana. Da quando si proclamava fautore di un "socialismo pragmatico" e strizzava l'occhio al Psi di Craxi (primi anni ottanta), a quando cavalcava l'ondata giustizialista e antipartitica provocata da mani pulite (primi anni novanta). Da quando, campione liberale di laicità e anticlericalismo, si avvicinò ai radicali, a quando nel 1994 liquidò l'avvento di Forza Italia affermando che "Berlusconi è a metà strada tra un cabarettista azzimato e un venditore televisivo di stoviglie, una roba che avrebbe ispirato e angosciato il povero Fellini". Fino al Pera del duemila: senatore di Forza Italia, nemico giurato delle "toghe rosse", filoclericale a braccetto con papa Ratzinger, antilaico e teo-con all'italiana...

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Mario Staderini
OTTO PER MILLE

Come lo Stato sottrae ogni anno più di un miliardo di euro agli italiani per darli alla Chiesa Cattolica.

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Enzo Tortora
CARA SILVIA
lettere per non dimenticare

Presentatore tivù con 28 milioni di spettatori al tempo di "Portobello", improvvisamente trasformato in mostro, detenuto, camorrista, poi eletto deputato europeo, Enzo Tortora è diventato, suo malgrado, il simbolo dell'ingiustizia all'italiana. Il suo "caso giudiziario" è il più clamoroso dal dopoguerra.

Su questa vicenda è stato scritto molto, sia in termini giuridici che giornalistici. Sono passati vent'anni, ma non molto sembra cambiato nel pianeta giustizia. Eppure chi ricorda la storia del presentatore dato in pasto ai media in manette, processato sui giornali prima che nelle aule dei tribunali? Chi sa veramente cosa pensava, provava, scriveva Tortora durante la sua tragedia giudiziaria? "Cosa succede nel cuore di un uomo dopo tanta disperazione?" si chiese Enzo Biagi in un articolo dal titolo Quell'uomo in manette scritto per Epoca a dieci anni dall'arresto. Oggi la domanda resta la stessa. Per ricordarlo, senza commemorarlo, per onorarne la memoria senza celebrarlo e senza prestare il fianco alle solite polemiche politiche, ci sono le lettere che Tortora scrisse a sua figlia Silvia. Prima dal carcere di Regina Coeli, poi da quello di Bergamo e dalla sua casa di Milano, dove scontò gli arresti domiciliari. Silvia le ha raccolte seguendo la sua odissea nell'ingiustizia, dal 17 giugno 1983, data dell'arresto, al 18 maggio 1988, data della sua morte.

Silvia Tortora giornalista e sceneggiatrice, ha curato l'edizione di questo volume.

Leggi la prefazione

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Lanfranco Palazzolo
LEONARDO SCIASCIA
Deputato radicale, 1979-1983

La mafia, l’ordine pubblico, il delitto Moro, l’attualità politica: gli interventi dell’onorevole Sciascia in Parlamento e a Radio radicale, 1979-1983.

«La libertà è nella libertà, nelle istituzioni democratiche, nella Costituzione della Repubblica a cui bisogna aggrapparsi. È inutile illudersi che la libertà sia dentro di noi. Una parte sta dentro di noi, ma non può essere quella assoluta. Però, quella che bisogna attentamente perseguire è la libertà dentro di noi...
Ho visto da vicino questo Parlamento, che come istituzione nei servizi funziona benissimo. Se l’Italia funzionasse come funzionano i servizi in Parlamento, sarebbe un Paese ideale. In quanto al Parlamento in sé, mi pare che sia stato progressivamente deteriorato e usurato dalla partitocrazia. Bisogna ormai salvarsi dai partiti, salvarsi dai politici, inventare una politica sottratta ai politici. La partitocrazia ha terribilmente deteriorato l’istituzione democratica, su questo non c’è dubbio. Credo che i partiti stessi debbano sentirne il disagio» (Intervista a Radio radicale, 23 maggio 1983).


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Daniele Capezzone
EUROGHOST
un fantasma s'aggira per l'Europa: l'Europa

Questo libro è la cronaca di una sconfitta assai probabile, ma - insieme - anche un atto di speranza per una riscossa ancora possibile. L’attuale Unione Europea, certo, è per tanti versi la negazione del mito in cui generazioni intere hanno sperato e creduto. Meccanismi istituzionali barocchi, opachi e inefficienti, fatti per negare o almeno celare ogni responsabilità chiara e comprensibile; scelte economico- sociali sistematicamente chiuse, sequestrate nella spirale tasse/spesa pubblica/debito pubblico, inique in nome dell’equità, conservatrici nonostante le proclamazioni progressiste, cucite su misura per la tutela dei segmenti più protetti e meno dinamici della società; allargamento (con esempio e leadership rigorosamente italiani) delle opzioni emergenziali in materia di giustizia, con le esigenze di garanzia individuale sempre più messe tra parentesi: tutto ciò come pendant logico, nel teatro dei nuovi rapporti internazionali, di una difesa arcigna dello “status quo” (poco importa se a beneficio di dittatori e regimi efferati, e a danno di popoli in cerca di libertà e di democrazia).....


Prezzo: 9.0 € Iscritto all'associazione 7.0 €
Valter Vecelio
TALEBANI VATICANI

L’Italia è stata e continua a essere un paese papalino, clericale, ma anche un paese con profonde pulsioni anticlericali, forse in ragione della storica invadenza vaticana. Da quando non c’è più il famigerato Tribunale della Santa Inquisizione, spiriti liberi, senza doversi mimetizzare e nascondere, hanno scritto memorabili pagine in difesa della laicità dello Stato e contro l’arroganza d’oltre Tevere. La summa, le pagine più significative e attuali di questo pensiero sono raccolte nel volume proposto.




Prezzo: [Acquista online]
Enrico Rufi
LE SFUMATURE DI CAMUS
Prefazione di Massimo Bordin

Mentre i chierici delle due rive della Senna brindavano al riscatto della Francia all'indomani del plebiscito pro Chirac, gli ascoltatori di Radio Radicale si stavano interrogando già da qualche mese su quel processo di unanimismo nazionale che sarebbe maturato fino alla performance della nation durante la crisi irachena. Questo fenomeno ha molteplici ragioni, che vengono qui presentate come altrettante puntate di un delirio collettivo: qualche best-seller made in France, le reazioni al libro della Fallaci, la politica sui "neo-reazionari" - che con Pasolini e Brassens si è cercato di rendere più frizzante - alcuni tabù, a cominciare da quelli che riguardano l'Islam, o le manovre per spingere lo Stato laico ad abdicare, di cui la querelle del velo islamico è un prezioso indicatore. E due collanti formidabili: l'antisemitismo e l'antiamericanismo.

Prezzo: 14.0 € Iscritto all'associazione 12.0 €
Daniele Capezzone
UNO SHOCK RADICALE
PER IL 21° SECOLO

"Stati uniti d'Europa e d'America verso l'organizzazione mondiale della democrazia: abbattete in tutto il mondo gli ostacoli al diritto individuale alla liberta' e alla democrazia"

"....Ho scritto il libro per tre motivi: il primo è razionale (me l'ha detto Pannella), il secondo è dovuto alla mia delusione per la politica estera, con riferimento anche all'antiamericanismo diffuso vigente, e il terzo per diffondere il progetto del partito che auspica libertà e democrazia in tutti i paesi del mondo. Noi crediamo di poterlo fare con "le bombe dell'informazione", più efficaci delle armi e della forza, e facendo così cedere il terreno sotto ai piedi di tanti tiranni che ancora sono al potere".


Prezzo: 10.0 € Iscritto all'associazione 8.0 €
Comitato Cecenia
CECENIA
NELLA MORSA DELL'IMPERO
Presentazione di Olivier Dupuis

Un angolo di mondo percorso dal petrolio, religiosamente diviso, politicamente fragile e militarmente sotto assedio: la Cecenia. Questo volume, agile, chiaro, diretto, apre una finestra sui molti lati oscuri di queste terre, sulle ambizioni imperialiste russe, sulla violenza degli occupanti, sulla scalata al potere di putin, sul pesante e inconcepibile silenzio della comunità internazionale. Un libro asciutto, con cui gli autori rompono questo silenzio forzato, giudicandolo complice e colpevole. Indipendenza, colonialismo, terrorismo islamico e orgoglio nazionale s'intrecciano senza soluzione di continuità in un panorama di scontri laceranti. Un volume prezioso che risponde alle domande fondamentali sul conflitto ceceno e apre un dibattito sul futuro di un popolo, di un Paese, dell'intera area caucasica, preda, da anni, di forze potentissime e straordinari appetiti.


Prezzo: 10.0 € Iscritto all'associazione 8.0 €
Luca Coscioni
IL MARATONETA
Storia di una battaglia di libertà

Certe volte mi domando cosa mi tenga in vita. E’ la maratona. E’ l’averla corsa che non mi fa mai chinare il capo. Sono nel fango, cado, mi rialzo e cado. Ma ogni volta che mi rimetto in piedi, per poi subito dopo ricadere, mi accorgo che il fango non mi si è attaccato addosso. Sono pulito, devo esserlo. Con la clonazione terapeutica sarà forse possibile curare nei prossimi anni 10 milioni di persone nel nostro paese. E’ questa la portata della battaglia radicale per la libertà di Scienza. Nel darle corpo e voce, pensavo che il maratoneta che non può più correre la corsa di maratona a causa della sclerosi laterale amiotrofica mi avesse abbandonato, invece è ancora in me, è me.



Prezzo: 9.0 € Iscritto all'associazione 7.0 €
Michele De Lucia
FIAT quanto ci costi?

Come la grande industria italiana privatizza i profitti e socializza le perdite a spese dei contribuenti.
Cassa integrazione Guadagni Straordinari 1977-2002 6.372.929.914 di ore erogate per un costo a carico dello Stato di circa 120.000.000.000 di Euro: nessun posto di lavoro salvato.





Prezzo: 9.0 € Iscritto all'associazione 7.0 €
Giulio Manfredi
TELEKOM SERBIA
Presidente Ciampi, nulla da dichiarare?

Nuova Edizione

Questo libro serve a far comprendere ai cittadini che cosa c’è dietro (e dentro) una vicenda – l’affaire Telekom Serbia – di cui quasi tutti hanno sentito parlare, ma quasi nessuno può dire di essere davvero informato. E di aiuti per capirci qualcosa, i cittadini ne hanno avuti ben pochi. Per questa ragione, si è provato a stendere un diario di quanto è accaduto, con le notizie che siamo riusciti a mettere insieme spulciando i resoconti giornalistici e i documenti ufficiali della Telecom. Visto che i protagonisti di questa storia sono importanti e molti, tuttora, potenti, appare chiaro fin dal titolo che la cosa migliore per tutti sarebbe che chi ha avuto direttamente o indirettamente parte in quella vicenda – a partire dal Presidente della repubblica ciampi, già allora, come Ministro del Tesoro, l’azionista di riferimento della Telecom – si pronunciasse chiaramente. Questo libro è scritto da un militante del partito Radicale, che non vuole condannare né assolvere, ma desidererebbe che almeno uno di quanti decisero o autorizzarono quell’operazione politico-finanziaria dicesse pubblicamente: “Cari cittadini italiani, ammettiamo la colpa di avere finanziato Milosevic con i soldi delle vostre tasse e delle vostre bollette.

Prezzo: 9.0 € Iscritto all'associazione 7.0 €
Sergio D'Elia
Maurizio Turco
41 BIS: TORTURA DEMOCRATICA.
Prefazione di
Marco Pannella

L’opera, l’inchiesta, la fatica e la tenacia di Maurizio Turco e di Sergio D’Elia costituiscono un evento, approdo e sintesi di uno dei percorsi radicali nelle caienne delle istituzioni e della società italiana. Ora ciascuno potrà meglio intendere la continuità, l’intimità profonda e attualissima della “comunità reale del 41 bis reale” con i luoghi, che si ritenevano e ritengono scomparsi, delle “deportazioni” di veri o presunti criminali, condannati alla “morte (per intanto) civile”.







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Leone Cattani, Benedetto Croce, Vittorio De Capraris, Giuseppe Donati, Antonio Gramsci, Romolo Murri, Adolfo Omodeo, Gabriele Pepe, Leopoldo Piccardi, Ernesto rossi, Gaetano Salvemini, Ignazio Silone, Marco Pannella.
Prefazione di
Valter Vecellio.
ANTICLERICALI PERCHE’
Le ragioni del no radicale al concordato

Giovanni Paolo II non perde occasione per esortare “a portare il fuoco in ogni parte del mondo” (alla Chiesa cattolica è sempre piaciuto appiccare il fuoco a qualcuno o a qualcosa). Scusate tanto, ma noi si preferisce fare i pompieri. Noi si continua a credere che questo sarebbe un paese migliore se non ci fosse nessun Concordato, se come diceva Cavour, ci fosse un libero Stato in una libera Chiesa. Intanto, continuano a ficcare il naso tra le nostre lenzuola, si arrogano il diritto di stabilire per noi quel che è giusto e quel che è sbagliato; ci impongono i loro modelli, interferiscono nella nostra vita; esigono e pretendono di poter fare quello che vogliono, ma impediscono a noi di poter vivere come si preferisce. E chiamateci pure anticlericali d’antan, chissenefrega. Noi si continua a credere che questo sarebbe un paese migliore se non ci fosse nessun Concordato.
Non se ne può davvero più. Ci lascino campare!









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NON C'È PACE SENZA GIUSTIZIA
Atti della conferenza intergovernativa europea sullo statuto di Roma istitutivo della Corte Penale Internazionale

Per avere un mondo di pace abbiamo bisogno di tante cose, abbiamo bisogno di leggi più chiare e più efficaci, abbiamo bisogno di Tribunali e Corti perchè queste leggi possano essere interpretate e perchè si possano riconciliare le differenze. Poi ci vuole un sistema di applicazione di queste leggi, cosa che il mondo internazionale non ha.
....Guardatevi attorno, quello che vediamo sono le tracce di un antico impero che è caduto in rovina. Dobbiamo partire dal concetto che siamo membri di un'antica famiglia che vive su un unico e piccolo fragile pianeta che deve utilizzare le risorse a beneficio di tutti. Fino a quando non avremo questa mentalità, fino a quando non creeremo delle istituzioni come la Corte Penale Internazionale che è solo un piccolo frammento di un enorme mosaico rappresentante un diverso ordine mondiale ancora da creare, allora vedremo sempre maggiori distruzioni e faremo passi indietro.


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Paolo Buzzanca e Donatella Corleo
DEUS VULT
MANUALE PER L’EUTANASIA

Un volume che raccoglie testimonianze sul tema dell’eutanasia, da Gabriella Gazzea Vesce a Luca Coscioni, da Marco Pannella a Piergiorgio Welby, e illustra le proposte di legge presentate in Italia, nonché la legislazione in vigore in Olanda e in Belgio. Il libro si sofferma inoltre sulle misure adottate nei Paesi in cui la “buona morte”, pur non essendo legalizzata, è indirettamente prevista






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Massimo Lensi-Bruno Mellano
INDOCINA LIBERA
il caso Laos trent'anni dopo.
Dove la democrazia è reato.
Prefazione di
Emma Bonino

A venticinque anni dall'accordo "di amicizia" col vietnam, oggi il Laos è un regime che si può definire "feudalcriminale", in quanto asservito agli interessi convergenti, quando non coincidenti, delle nomenklature del partito e dei grandi produttori di oppio. Questo libro raccoglie ed ordina materiali e testimonianze che servono a raccontare (senza grandi ambizioni scientifiche, ma con una qualche precisione documentale) la storia recente del regime laotiano e delle sue opposizioni non autorizzate.








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