Un romanzo, un romanzo su una storia d'amore. Così potrebbe essere descritto il libro di Adele Parrillo "Nemmeno il dolore" se non fosse per le ultime trenta pagine. Trenta pagine che hanno cambiato la sua vita, che hanno costretto Adele a lottare con una forza che forse non sapeva di avere per vedere riconosciuta la sua storia, la sua vita, il suo amore per Stefano Rolla.
La storia di Adele e Stefano è nota a molti per il suo lato tragico: Stefano morto a Nassiriya assieme ai militari italiani mentre svolgeva il suo lavoro di regista, Adele e il suo dolore esclusi da ogni riconoscimento e costantemente rimossi come non appartenti a quel tragico 12 novembre 2003 in cui morirono 19 italiani.
Ma la vita di Adele con Stefano non è fatta solo di una tragica fine, è una vita fatta di fatica, di gioia, di normalità, di tanto amore, una vita vissuta, che qualcuno vuole negare e cancellare. Allora diventa necessario reagire, trovare la forza di alzarsi dal quel divano bianco su cui per due anni si è rimasti come paralizzati per dire: io esisto, la mia storia d'amore con Stefano esiste e merita lo stesso rispetto di quelle delle altre moglie e fidanzate.
Nasce così il libro che Adele è venuta a presentarci a Venezia nel giardino dello splendido fujiyama tea room in calle lunga S.Barnaba, nasce dal desiderio di raccontarsi per riappropriarsi della storia d'amore che le istituzioni vogliono ignorare. Nasce da domande che non possono restare senza risposta: "Ma la mia vita con te era avvenuta veramente, il nostro Amore, intendo, era accaduto o esisteva solo nella mia testa? Perché io venivo cancellata dalle liste dei tuoi parenti? La vita fin qui condotta, che io credevo giusta e corretta, non era stata tale? Cosa avevo fatto di sbagliato per essere cancellata dalla tua vita? Dov'era l'errore? Non poteva essere solo perché mancava una firma su un registro del Municipio. Le firme sulla nostra carne, quelle che mi facevo mattina e sera per avere un bambino, non contavano molto di più? Perché mi trattavano come una morta solo perché il mio nome non era mai stato scritto su un documento accanto al tuo?".
Il libro non è quindi solo il racconto della morte di Stefano Rolla, è soprattutto il racconto della vita vissuta assieme, una vita che se non fossimo in quello strano paese che è l'Italia forse nessuno avrebbe pensato di pubblicare in un romanzo perché troppo simile a quella di tutti noi, troppo conosciuta.
Sarebbe facile quasi scontato definire questo libro e la vicenda narrata con l'aggettivo triste, ma non è così. Basta avere la fortuna di passare con Adele qualche ora, parlarci assieme, guardare il suo sorriso per capire che quell'aggetivo non le appartiene. Non è triste, arrabbiata si, determinata certamente, decisa a non mollare sicuramente. Il suo raccontarci le offese e le umiliazioni subite, il non rinunciare ad essere presente alle commemorazioni dei morti di Nassiriya, e quindi anche del suo Stefano, neanche dopo essere stata allontanata a forza dal Vittoriano, danno la misura della sua forza, trasmettono la voglia di leggere questo libro per meglio conoscerla, perché è chiaro che Adele è una donna che merita di essere conosciuta.
Non scriverò parole per riportare quanto, in un bel pomeriggio di maggio, abbiamo avuto la fortuna di sentire dalla voce di Adele, le mie parole non saprebbero fare onore a quelle da lei dette e scritte. Una cosa sola voglio dire: grazie Adele di averci consentito di diventare una piccola parte della tua vita.
"La storia di Adele Parrillo e di Stefano Rolla sembra fatta apposta per dire che il diritto, e perfino l'amore, si fondano sulla persona, sulle persone, non su quell'astrazione arbitraria che è la Famiglia intesa come modello, come dogma, come precetto." Michele Serra - La Repubblica
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