PERCHE’ NON VOTI I RADICALI? 

Mi capita spesso di riflettere sul mio essere radicale: più ci penso e più mi chiedo come sia possibile che un partito come quello per cui voto, simpatizzo e milito abbia una così debole consistenza elettorale.

Le ragioni sono molteplici.

La principale è senza ombra di dubbio costituita dal binomio disinformazione - malainformazione: quanti sanno che i radicali hanno contribuito in modo determinante all’ottenimento del diritto all’obiezione di coscienza e al voto ai diciottenni (tanto per citare due battaglie molto vecchie) oppure (tanto per richiamare la più recente conquista in ambito transnazionale) alla istituzione della corte penale internazionale? Ben pochi… la maggior parte della gente associa i radicali solamente al divorzio e all’aborto perché di più non gli è dato sapere. L’unica maniera che Pannella&Co. Hanno di essere notiziabili è quella di compiere qualche gesto eclatante che viene spesso e volentieri deformato dai media che danno spesso l’immagine di un Pannella un po’ matto e senza una linea politica precisa. Vorrei spendere a questo proposito due parole: mi capita che i conoscenti di destra mi bollino come uomo di sinistra e viceversa quasi che tutti cercassero di prendere le distanze dai radicali… io non trovo per niente incoerente o ondivaga la politica radicale, anzi credo che più che un’ideologia possa essere individuata come un certo approccio agli eventi e alle cose che parte dal presupposto della libertà individuale che finisce solo laddove rischia di ledere quella altrui, dell’ estrema importanza del rispetto delle leggi che possono essere infrante solo in caso di disobbedienza civile a cui deve seguire l’autodenuncia con conseguente assunzione delle proprie respondsabilità, del diritto alla vita e all’autodeterminazione, ecc. L’informazione negata è senza ombra di dubbio l’impedimento principale per la crescita dei consensi e le altre cause che enuncerò sono tutte più o meno strettamente legate a questa.

Ed eccoci al secondo punto che secondo me costituisce elettoralmente uno svantaggio per i radicali: l’aver un programma politico chiaro e pubblico anche riguardo ai temi più scottanti. Quante volte mi è capitato mentre raccoglievo firme in qualche piazza di incontrare persone che mi dicevano “io non vi voto perché sono d’accordo con voi su tutto tranne che…”? Tranne che la politica sulle droghe alcuni, l’aborto altri, l’eutanasia altri ancora, l’articolo 18 in tempi più moderni, ecc. E’ lecito pensare che un elettore a favore dell’eutanasia abbia votato il centrodestra per poi scoprire solo successivamente al voto la politica proibizionista della coalizione su questo tema? E’ lecito pensare che un elettore contrario alla riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori abbia votato Forza Italia perché ai tempi del referendum radicale l’attuale ministro Tremonti urlava ai quattro venti che loro, a differenza di Bonino&Co., erano per la libertà di assumere e non di licenziare? E’ lecito pensare che un elettore libertario abbia votato Ds per poi trovare a “Porta a Porta” l’onorevole Livia Turco che -anziché sostenere la battaglia- esprime dubbi ed evade l’argomento quasi a dire che lei “ha già dato” il suo contributo di laicità nelle campagne per il divorzio e l’aborto?

Se è lecito pensare questo allora è lecito pensare che più cala la nebbia sul proprio programma, più si riescono a inglobare elettori moderati che costituiscono il fulcro dell’elettorato italiano.

La terza ragione dell’inconsistenza elettorale radicale è legata alla capacità di vedere le cose prima il che può portare a porre questioni ad un elettorato impreparato o non completamente preparato. Mi spiego: se oggi fossero riproposti i due celeberrimi referendum su divorzio e aborto vincerebbero ceratmente con maggioranze bulgare ma a quei tempi spaccarono letteralmente il paese in due; il lettore si chiederà dove voglio arrivare e glielo spiego subito: sono certo che fra vent’anni nove elettori su dieci saranno favorevoli alla quasi totalità delle attuali battaglie radicali che nel frattempo (mi auguro) saranno state vinte.

La quarta ragione è l’influenza della Chiesa sull’elettorato: non è “politically correct” criticare il Vaticano e dintorni e quindi, soliti radicali a parte, pochi altri si permettono di farlo. Ma non è forse giusto manifestare il proprio dissenso? Qualche secolo fa la Chiesa organizzava le Crociate in Terra Santa contro gli “infedeli” e alla gente del tempo tutto questo sembrò normale e molti fedeli partirono con convinzione dettata loro dalla devozione religiosa. Oggi tutto questo è considerato all’unanimità aberrante. Domani o fra 10 o fra 100 o fra 500 anni non saranno forse considerate aberranti le battagli odierne del clero contro la contraccezione e la libera ricerca scientifica che portano morte e sterminio in tutto il pianeta?

Un’ultima causa è l’assuefazione degli italiani all’illegalità, l’abitudine a vedere lo Stato che viola le sue stesse leggi e norme in contrapposizione all’estrema attenzione che i radicali rivolgono a questo tema risultando quindi “lamentosi”. Con il recente Satyaghra e lo sciopero della sete di Marco Pannella è stata finalmente ristabilita la legalità all’interno della Corte Costituzionale ma questo non è stato visto dai cittadini come una grande conquista perché è ormai radicata l’erronea mentalità secondo cui la Democrazia, lo Stato di Diritto non siano da difendere ogni giorno con le unghie e coi denti ma siano un qualcosa di dato ed intoccabile.

Va da sé che se qualcosa si muovesse nell’ambito dell’informazione le altre cause che ho individuato sparirebbero come neve al sole o comunque sarebbero fortemente ridimensionate.

 

Raffaele Ferraro