|
CRIMINI E MINORI Sono stato invitato a un
convegno tenuto in Università, il tema da dibattere “Criminalità minorile “.
Molti e autorevoli i relatori, perché capaci di dare risposte a quesiti mai
del tutto correttamente formulati. Devo dire che lo scranno da cui ho parlato è stato davvero inusuale per me, infatti mai come questa volta, nel luogo della ricerca instancabile, sono stato consapevole di non avere nulla da insegnare a nessuno, tanto meno di possedere risposte per le problematiche dibattute. Ho soltanto il carico della
mia esperienza, intesa come somma dei miei tanti errori, esperienza tutta
dentro un viaggio che dura da oltre trent’anni. Da adolescente difficile, a giovane trasgressivo, contrapposto e antagonista, e quando non si possiede capacità di subordinare qualche passione a qualche regola, ciò trascina spesso nella devianza, nell’entrata in un Istituto per minori, dove spesso ci si professionalizza negli atteggiamenti criminogeni, così giunge il carcere per adulti fino ad esserne respirato, fino a sopravvivere in una lucida follia. Poi fortunatamente arrivando
ai giorni nostri, ecco la comunità
Casa del Giovane, dove da qualche anno collaboro e svolgo attività di tutor,
e di questa grande opportunità sono grato a Don Franco Tassone, per avermi
portato con sé e soprattutto per avermi teso una mano. Attraverso questo viaggio ho
potuto notare molte similitudini e molte differenze tra la mia generazione ed i giovani di oggi: allora come oggi
tutti nella pancia dello stesso disagio. Palese il punto di contatto
tra passato e presente; se sono
assenti i modelli di riferimento, i punti di riferimento certi, perché
autorevoli, e dunque accreditati di autorità acquisita sul campo, ad esempio nella famiglia o nella scuola,
nell’intorno, non rimane che l’incontro consapevole con i vicoli ciechi, e
l’impatto inconsapevole con la violenza
della strada e il suo corollario di falsi miti. La differenza in questo
presente sta nel disagio che non colpisce più solo i
giovani delle classi meno abbienti, ma anche quelli che provengono da famiglie agiate, dove spesso benestante sta
per una condizione di benessere finanziario raggiunto, e non per un
raggiungimento di valori introiettati e portati avanti. E ancora: i guerrieri in erba
della mia generazione stavano insieme, in gruppo, formavano una banda di
minorenni, perché avevano come nemico da combattere, il mondo degli adulti,
dei cosiddetti grandi, che vedevamo intruppati e in fila per tre (come
plotoni di esecuzione) nelle loro belle e comode certezze, oggi invece ci si mette insieme, in gruppo, in
babygang, per competere e scontrarsi con il gruppo dei pari, per una griffe,
per un telefonino, per una banconota da 50 euro, rispetto alla propria da 10
euro. Così il destino disegna la
propria trama, ci si incontra sempre più ai bordi delle vie maestre, fino a
dimenticarle, inizia una visione
unidimensionale, interpretando la vita come un rettilineo privo di curve, di
uscite di emergenza, dove l’inciampo
è lì dietro l’angolo, e nel tentativo di esorcizzare le troppe assenze, le
lacerazioni, le solitudini, irrompono i rischi estremi, la droga, il reato, e
gridare: “ ehi regista, sono stanco, fammi uscire dalla storia “, non è
possibile, come non è facile risalire dal baratro in cui si è
caduti. Personalmente ho impiegato
decenni per comprendere e rielaborare quel che è stato con occhi e sguardi nuovi, credo che il
disagio di per sè sia nella natura delle cose, ciò che è davvero grave è il
disagio che ognuno di noi provoca, sottovalutando e svuotando di contenuti se
stesso e gli altri, soprattutto chi non ha ancora una personalità matura
formata. Io non so se occorre rivedere
o addirittura ribaltare il metodo o l’indagine educativa, se sia più corretto
abbassare l’imputabilità a 12 anni, o ridefinire la soglia della maggiore età a 16 anni per alcuni crimini, non ho titoli nè formazione scientifica
per sostenerlo, credo però che nei riguardi dei giovanissimi, occorra
ritornare a dire e a dare dei no, rispetto ai tanti sì
elargiti a piene mani, occorre sul serio farsi carico della difficoltà e
della fatica dei no, perché costringe l’adulto a fornire spiegazioni comprensibili, lo obbliga a
una comunicazione sensibile, perché empatica e non certamente perché
sbilanciata sull’accudente. Forse occorre anche istituire
dei nuovi corsi di formazione post-adolescenziale e genitoriale, affinché si
sottolinei l’importanza e la inderogabilità del valore dell’attenzione. Per questo mi sono permesso di
appropriarmi di alcune parole, frasi, importanti, di una docente di questa
università, che tanti anni fa ho conosciuto durante una sua visita in un
Istituto Penitenziario Lombardo. Sì, attenzione percepita
come speranza dell’attesa, come
speranza che se è vero che ancora non è, essa comunque avverrà, se con
l’impegno di tutti, e se ciò sarà, la responsabilità che ne consegue sarà un carico condiviso, diverrà davvero
una responsabilità operativa secondo coscienza. E qui mi viene in mente una pedagogia della speranza che è
peculiare della Comunità Casa del Giovane,
quale eredità del suo fondatore Don Enzo Boschetti, e che Don Franco Tassone porta avanti con forza e coraggio. Pedagogia della speranza e
pedagogia del servire, nel tentativo
di “forgiare giovani nuovi, senza più bisogno di nascondersi in comodi rifugi
o facili scorciatoie”. “Crimini e minori “ è stato il
tema di questo convegno, così come lo è la preoccupazione dell’intera
collettività, eppure nonostante l’esposizione di dati e statistiche, che
consentono una lettura coerente dei fenomeni delinquenziali, ho compreso
nella Comunità Casa del Giovane
quanta importanza abbia una
tecnica dialogica che consenta all’altro di accorciare le distanze,
l’essere capaci di ascoltare l’altro in se stessi, con sensibilità diverse,
interpretazioni diverse, ma
giungendo alla stessa finalità. Quanto da me detto non eleverà
il grado di civiltà necessario per migliorare lo stato delle cose, ma forse
costringerà noi adulti a non accampare più ulteriori giustificazioni per le
cadute e le tragedie dei nostri figli. Vincenzo Andraous Tutor Comunità “Casa Del Giovane” |