Casa di Reclusione
Due Palazzi


Casa Circondariale
Due Palazzi





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CASA DI RECLUSIONE DUE PALAZZI PADOVA

 

 

Franco Fois della direzione dell’associazione radicale di Treviso e Venezia

 

Entrare in un carcere, anche se solo per una visita, non è mai una cosa piacevole, fatto in una giornata di pioggia lo è ancora meno. La casa di reclusione di Padova è una struttura “moderna” nel senso che sembra un bunker con il cemento armato che incute un senso di oppressione. Solo il corridoio, che dall’ingresso porta alla zona di detenzione, ha un’aspetto rilassante, qui i detenuti hanno dipinto le pareti con la tecnica del marmorino e poi hanno eseguito una serie di “falsi d’autore” riproducendo quadri famosi. Come sempre accade il direttore accoglie con molta cortesia la delegazione ospite che questa volta è composta da Olivier Dupuis, europarlamentare della lista Bonino e segretario del partito radicale transnazionale,  Gabriella Gazzea Vesce, dell’associazione diritti e rovesci Emilio Vesce per tutte le libertà, e Franco Fois dell’associazione radicale di Treviso e Venezia, ma personalmente non riesco mai a capire se la gentilezza sia sincera o serva a mascherare il fastidio verso degli estranei che ficcano il naso. Le cifre che ci vengono date confermano, se ce ne fosse stato bisogno, il costante problema di sovraffollamento dei detenuti e di carenza nell’organico degli agenti di custodia. I detenuti sono 700 (più una sessantina in semilibertà) contro una capienza ottimale di 400, al riguardo il direttore afferma che l’istituto può sopportare bene un numero doppio di detenuti rispetto al previsto perchè questo comporta solo il fatto di dover mettere due detenuti in celle progettate per uno, ma di contro offre il vantaggio per i detenuti di non essere da soli. Effettivamente non abbiamo visto celle con più di due detenuti, ma qualcuno ha espresso parere opposto rispetto al direttore affermando che preferirebbe stare da solo perchè la convivenza in una cella non è affatto facile. Sul totale dei detenuti la percentuale di extracomunitari è in linea con la media nazionale e si attesta sul 45%. I tossicodipendenti sono circa il 35%.

Relativamente agli agenti di custodia il numero degli effettivi è di 350 ma ne servirebbero almeno altri 70, ancora una volta gli agenti sono costretti a scontare pene alle quali non sono mai stati condannati.

Le possibilità lavorative sembrano essere buone, per tutti coloro che ne fanno richiesta c’è la possibiltà di svolgere, magari a turno, delle mansioni che vanno dal classico “scopino” fino ad attività che richiedono una certa professionalità come quella del piastrellista (si sta provvedendo a piastrellare tutti i pavimenti del carcere). Positivo il lavoro svolto nelle tre diverse officine attive nell’istituto in cui operano venti detenuti regolarmente assunti da ditte esterne. Ovviamente la possibilità di lavorare permette ai detenuti di passare più tempo fuori dalle celle consentendo di diminuire quel senso di segregazione che spesso diventa insostenibile e che può portare a gesti di disperazione quando la maggior parte della giornata deve essere trascorsa in cella senza poter svolgere alcuna attività. Anche per coloro che non svolgono attività sono garantite almeno quattro ore fuori dalla cella.

Sono presenti tre livelli di scolarizzazione che prevedono un corso di alfabetizzazione, uno di scuola media e uno di ragioneria, su questo lato però si riscontra una situazione disastrosa dal punto di vista degli educatori:

quattro educatori, di cui solo due effettivi, per settecento detenuti.

E incredibile constatare come da un lato la costituzione prevede che il carcere deve tendere alla rieducazione e dall’altro le autorità che dovrebbero attuarla per risparmiare sulle spese non facciano da anni  corsi per educatori.

La riduzione dei fondi statali si ripercuote su tutte le attività dell’istituto comprese  quelle sanitarie, infatti benchè sia garantita una buona assistenza che prevede la presenza di un medico ventiquattro ore al giorno, un servizio specialistico con laboratorio dentistico, strumenti di radiognostica e un sala radiologica di prossima attivazione, ci si ritrova, ad esempio, a non poter garantire,per mancanza di fondi, la fornitura in tempi rapidi di protesi dentarie a chi ne ha bisogno. Problemi di questo tipo riguardano anche gli interventi per i detenuti tossicodipendenti, circa 250 con 25 sieropositivi,  per i quali si stanno via via riducendo le possibilità di collaborazione con i SERT dato che  anche queste strutture vedono una costante riduzione dei fondi a loro disposizione. Evidente quindi come sia il carcere stesso a dover fare fronte economicamente alle indispensabili spese mediche per farmaci ed attrezzatura che  non sono fornite dalla ASL. Una piccola speranza si sta aprendo su questo versante, infatti a breve dovrebbe essere siglato un accordo con l’assesorato regionale ai servizi sociali che prevede lo stanziamento di fondi per l’acquisto dei medicinali.

E’ la prima volta che visito un carcere così grande ed ho la netta sensazione che strutture di queste dimensioni rendano tutto più difficile soprattutto dal punto di vista umano, l’impressione di una grande burocraticità e la conseguente perdita di sensibilità verso i singoli casi, l’aumento di rigidità formale inputabile prima di tutto a leggi e norme sicuramente da rivedere e poi, forse, a funzionari troppo distaccati rendono evidente un aumento della difficoltà a percepire il carcere come strumento di rieducazione.

 

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CASA CIRCONDARIALE DUE PALAZZI PADOVA

 

 

Gabriella Gazzea Vesce Associazione Diritti e Rovesci per tutte le Libertà “Emilio Vesce”

 

Oggi sono entrata al Circondariale Due  Palazzi, in visita ispettiva come Associazione Diritti e Rovesci per tutte le  Libertà Emilio Vesce. Sono davvero incredibili i casi della vita e questa mia  relazione, non può essere precisa, ma Raffaele, senz’altro saprà integrarla. Per  me un tuffo al cuore…..è stato il primo carcere che, pochi giorni dopo il 7  aprile’79 ho conosciuto…..perché non sapevo dove fosse stato rinchiuso Emilio, e  allora (da ingenuotta) pensavo che chiedendo alla matricola, dei due carceri  esistenti a Padova (Piazza Castello e l’allora “nuovo” Due Palazzi) potevo  sapere – per lo meno – dove l’avevano portato. Poi, non mi ricordo se nell’82 o  ’83 sono entrata per due colloqui perché Emilio, per altro processo, altro  reato, altro mandato di cattura del PM Calogero (da cui poi fu assolto per non  aver commesso il fatto) fu tradotto a Padova, non ricordo ora se da Volterra o  da Roma, per un brevissimo periodo. A tutti e due pareva un sogno essere così  vicini, nella stessa città….vedere lo stesso cielo…. Il carcere è rimasto,  all’esterno, identico, si vedono solo le mura di cinta con le torrette e i  poliziotti, la struttura interna, che da fuori non si vede, è relativamente  vecchia, costruito per contenere 100 detenuti, e ce ne sono 220. E’ un carcere  diviso in due Sezioni, due piani, in cui l’85-90% dei detenuti sono  extracomunitari, e l’80% tossicodipendenti. La direttrice, dr.ssa Reale, è molto  giovane, e arrivata da poco, sei mesi, e ha conosciuto Emilio, perché viene dal  Femminile della Giudecca. La cosa che mi ha impressionato molto….se ancora ci si  può impressionare….è lo stato delle celle: ancora con la tazza esposta…e il  lavandino, quelle piccole…di forse due metri per tre…dove ci stanno tre o  quattro persone …; nelle celle grandi (forse 4 metri per 4) ci sono anche 9-10  persone, ma la tazza e il lavandino sono separati, e lì i detenuti possono anche  cucinarsi qualcosa. In una sezione i detenuti vengono tutti dal Maghreb.  Nell’altra Sezione, al primo piano, abbiamo invece incontrato anche italiani,  molto pochi. I detenuti sono quasi tutti giovani e per la maggior parte in  carcerazione preventiva, per reati legati alla droga, quelli con cui ci siamo  fermati a parlare, erano in carcere da sei-sette mesi e non sapevano quando il  giudice avrebbe fissato il giorno della prima udienza del processo. Le ore per  uscire all’aria sono molte, rispetto ad altre carceri che ho visitato, sia al  mattino che al pomeriggio, c’è un bel campo da calcio. Inoltre in ogni Sezione,  c’è una sala per la socialità, con un calcetto. Il piano terra del carcere, dove  una volta c’erano le celle, ora è adibita esclusivamente a uffici, magazzini,  cucina, e passaggio. La cucina del carcere rispetta le abitudini alimentari  delle diverse etnie e religioni. Inoltre i detenuti possono fare la spesa. Una  quindicina di detenuti, lavorano all’interno del carcere: spesini, pulizie,  carrello mensa. La direttrice e il comandante hanno lamentato una carenza di  organico insostenibile…. Il Comandante anche aveva conosciuto Emilio, sia come  detenuto (….mi ha fatto vedere da lontano la cella…piano terra…sezione massima  sicurezza) sia come parlamentare e consigliere regionale in visita ispettiva…..  La sala colloqui è cambiata moltissimo. Piccoli tavolini tondi, con sgabelli,  come in un bar, ma la cosa più bella è l’area adibita ai colloqui all’esterno:  un bellissimo prato, con panchine e tavoli, dove i bambini possono correre o  giocare con il proprio papà, e - per una convenzione con il carcere - , sono  presenti operatori di Telefono Azzurro. Nulla a che vedere con il vecchio  bancone con il vetro, e meno di un metro di spazio per detenuto e familiari. Gli  educatori del carcere sono due, più il volontariato e quindi oltre ai corsi di  alfebatizzazione, c’è un corso di informatica, un corso per elettricisti, è in  cantiere un corso per pizzaioli e muratori, inoltre corsi di percussione, e  anche una commessa esterna con Vallesport, alcuni di questi corsi, potranno  partire a pieno ritmo, quando sarà finita la costruzione nuova, adiacente, di  tre piani, - a norma per quanto riguarda i servizi igienici - , con una capienza  di 180 posti, e che sarà ultimata, sembra nel 2004. Una difficoltà di questo  carcere è rappresentato dalle diverse lingue, però abbastanza superabile con i  magrebini e altri, mentre invece è risultato essere un problema insormontabile,  lamentava la direttrice, con i detenuti cinesi. Non ci sono ammalati di aids, ci  sono invece sieropositivi. Un altro problema igienico-sanitario che si presenta  all’entrata di un detenuto extracomunitario, sono malattie tipo la scabia, per  cui per la sicurezza e salute di tutti, all’entrata in carcere ciascun detenuto  viene sottoposto a visita medica e i casi di scabia, o altre malattie similari -  che sono frequenti - vengono immediatamente isolati fino a guarigione, in celle  adatte. Non esiste una infermeria all’interno, ma c’è un medico 24 ore su 24. Le  docce, mi sembra sei-otto per Sezione, possono essere usate dai detenuti senza  orari rigidi. Anche di questo carcere, dove c’è una concentrazione di  extracomunitari così alta, molti senza fissa dimora, e moltissimi in  carcerazione preventiva, o con pene definitive inferiori ai cinque anni, e con  reati legati alla tossicodipendenza…non riesco ad enumerare tutti i diritti  violati….forse di più che in altre carceri, perché c'è una enorme concentrazione  di extracomunitari di tante nazionalità, e molti non capiscono l'italiano, e  sono senza fissa dimora...I detenuti sono in gran parte giovani. Mi ha commosso,  vedere appicicata alla porta blindata di una cella una bandierina della pace  ritagliata da qualche giornale. 

 

 

E'incredibile come si vivono le situazioni, in contesti diversi......nell'82 ,  questo carcere a me sembrava stupendo .....ed era invece, per quanto riguarda la  sala colloqui di allora, indecente........oggi che l'ho visitato completamente,  mi sembra indecente......mentre le sale colloqui interna ed esterna, mi sembrano  stupende.

 

 


 

 
Raffaele Ferraro segretario dell'associazione radicale di  Treviso e Venezia

 

Venerdi 18 luglio si è tenuta la prima visita nella casa circondariale di Padova  da parte dell'Associazione radicale di Treviso e Venezia. L'accompagnatrice  è  la preziosissima Claudia Cadorin, consigliere regionale dei Liberali e  Riformatori e con lei ci sono anche Gabriella Gazzea Vesce dell'associazione  diritti & rovesci Emilio Vesce per tutte le libertà e Stefano Bastianetto,  consigliere comunale a Treviso eletto nelle liste di Forza Italia e iscritto  sostenitore alla nostra associazione oltre ovviamente alla presenza di chi  scrive. Appena entrati ci raggiunge la direttrice che è appena arrivata da 6  mesi e che ci snocciola un pò a breccio i dati che le chiediamo mentre visitiamo  la struttura. La capienza prevista è 100, la capienza tollerabile è 160 e quella  effettiva è di più di 220 detenuti quasi tutti per reati connessi alla  tossicodipendenza e tossicodipendenti; anche il sottoorganico delle guardie  carcerarie è davvero preoccupante: sono circa 125 anzichè 180; tornando ai  detenuti sono per quasi il 90% extracomunitari e per le carattersistiche proprie  delle case circondariali (in cui sono reclusi coloro che sono in atesa di  giudizio oppure con pene definitive fino a 5 anni di detenzione massimo) sono  quasi tutti ancora in attesa di un'udienza. Questo, unito alla necessità di uno  sfollamento che viene effettuato ogni due settimane, fa si che sia molto  difficile organizzare delle attività a causa del continuo massiccio ricambio di  detenuti. Ciò tuttavia non impedisce di organizzare dei corsi: si sono già  tenuti corsi di percussioni (con successive esibizioni anche fuori dal carcere),  di pizzaiolo e di informatica con fondi europei oltre ovviamente ai corsi base  di alfabetizzazionee stanno per essere attivati corsi di piastrellista,  imbianchino e cuoco. Il grosso problema di questo carcere è la struttura e  fortunatamente ne stanno costruendo uno nuovo a fianco perchè le celle sono  vergognose, piccolissime: un detenuto mi ha fatto vedere che allargando le  braccia tocca entrambe le pareti della sua cella che condivide con un compagno,  a volte due. Un'altra cosa disgustosa è il bagno a vista appena in parte  all'entrata delle carceri in tutte le celle e come se non bastasse in parte c'è  un lavandino con acqua fredda. Parlando coi detenuti, tutti conoscono i radicali  e Marco Pannella, anche gli extracomunitari e ci accolgono tutti bene. I lati  positivi ci sono: 5 ore e mezzo d'aria in estate con un campo di calcio e anche  una sala incontri all'aperto immersa nel verde e davvero molto bella, quasi uno  spiraglio di libertà.

 

 


 

 

IL GAZZETTINO edizione di Padova 19 agosto 2003

 

 

Celle sovraffollate al Due Palazzi

 

Il tema della condizione carceraria è da sempre questione centrale nel programma politico dei Radicali: fedeli a questa tradizione una delegazione di appartenenti al partito di Marco Pannella si sono recati in visita all'istituto circondariale di via Due Palazzi. Assieme al consigliere regionale Claudia Cadorin e al coordinatore dei radicali di Treviso e Venezia Raffaele Ferrero, hanno visitato la struttura Gabriella Vesce , volontaria operatrice all'interno del carcere, e il consigliere comunale di Treviso Stefano Bastianello. «La situazione all'interno di questa struttura è molto problematica - ha commentato Gabriella Vesce al termine della visita - Siamo stati accompagnati dalla direttrice dell'istituto Antonella Reale, che assieme ai suoi collaboratori sembra fare il massimo, ma qui i problemi sono di carattere strutturale. Le celle sono molto anguste, vecchie e sovraffollate: il complesso era stato costruito per ospitare circa 100 detenuti, attualmente ci vivono 220 persone. Questo dato da solo dà l'idea di quello che si vede qui dentro». Una situazione difficilissima quella rappresentata dai quattro politici veneti al termine del tour nella piccola struttura, dove la concentrazione dei reclusi in spazi stretti e il loro sovrannumero rende difficile anche per le guardie lavorare in maniera serena. Non è però tutto da buttare nella casa di reclusione padovana: «Gli sforzi dei dipendenti sono evidenti: l'orario di uscita all'aperto è molto ampio e gli spazi esterni sono ben curati. Ai detenuti qui dentro, quasi tutti in attesa di giudizio, è data la possibilità di ricevere la visita dei familiari in un giardinetto riservato: questa è una cosa non da poco, specie se a fare visita al proprio papà sono bambini piccoli». La ricetta dei Radicali per uscire dalla problematica del sovraffollamento è chiara: avere tempi più rapidi per i processi. Nella struttura visitata la grande maggioranza dei detenuti sono in attesa di giudizio ed attendono l'udienza a volte ben più dei sei mesi stabiliti dalla legge. «Vorremmo dare una tiratina d'orecchi ai magistrati quando fissano le date dei processi di sei mesi in sei mesi - ricorda Gabriella Vesce - I tempi biblici della giustizia danneggiano chi qui dentro deve starci fino a giudizio avvenuto, in condizioni veramente difficili. Fa specie vedere che certi magistrati, che non hanno tempo per smaltire le pratiche processuali, il tempo lo trovano quando si tratta di fare politica». La serie di visite ricognitive dei Radicali veneti è continuata con il carcere di Belluno. 

 

Alberto Gottardo

 

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