Detenuto offre rene per pagarsi spese mediche, per penitenziario cure troppo costose


CATANZARO, 24 FEB - Un detenuto del carcere romano di Rebibbia ha manifestato la volontà di vendere un rene per pagarsi spese mediche che, a suo dire, la direzione dell' Istituto di pena non avrebbe intenzione di accollarsi perché troppo onerose. A renderlo noto è stato il legale dell'uomo, l'avv. Ennio Curcio. Il detenuto, D.C., di Cariati (Cosenza), cinquantenne, si trova ristretto in regime di 41 bis. Secondo quanto riferito dal suo legale, l'uomo soffre da tempo di forti dolori alle articolazioni, allo stomaco ed alle vie urinarie e pertanto ha chiesto l'intervento di medici specialisti in grado di curarlo. Il medico del carcere, però, gli avrebbe risposto di farlo a sue spese perché troppo costose per l'Amministrazione penitenziaria. D.C. ha riferito all'avv. Curcio del suo colloquio con il medico in occasione di una udienza svoltasi ieri davanti al Tribunale di Rossano. «Per meglio comprendere l'assurdità e la gravità di tale risposta - ha sostenuto il legale - è necessario precisare che D.C. risulta essere indigente, tanto che è stato ammesso al gratuito patrocinio a spese dello Stato. Da un lato lo Stato gli riconosce il diritto a difendersi, pagandogli le spese legali mentre dall'altro gli nega il fondamentale diritto alla salute previsto dall'art. 32 della Costituzione e dall'art. 11 dell'Ordinamento penitenziario». Secondo quanto riferito dall'avv. Curcio, già in passato il suo assistito ha avuto problemi nel carcere di Rebibbia, tanto che ha dovuto attendere un anno prima di potere essere operato di varicocele. «Questa volta - ha sostenuto Curcio - fa sapere D.C. dal carcere che o decide di lasciarsi morire oppure non gli resta che vendere un rene, quello ancora sano, per pagare le spese mediche». Il legale ha anche reso noto di avere appreso che nonostante varie richieste, il direttore dell'istituto penitenziario non ha ancora incontrato il suo assistito. «Stando così le cose - ha sostenuto Curcio - appare necessario ed urgente indagare sino in fondo sulla gestione del servizio sanitario nel carcere di Rebibbia e più in generale sui metodi rieducativi, attraverso l'intervento di tutti i parlamentari, magari della commissione Giustizia o di qualle Salute pubblica, interessati ai problemi reali di chi soffre per la propria salute ed a rischio della vita nel carcere romano di Rebibbia».