SCIOPERO DELLA FAME A PUNTI


Bene, domani comincio lo sciopero della fame anche se non servirà a nulla, figuriamoci se digiunando mi danno quello che chiedo? Ma cosa chiedo poi? Chiedo solo un rapporto chiaro con i Magistrati, la possibilità di progettare la detenzione su qualcosa di abbastanza credibile e non che le cose per me importanti si smarriscono tra quintali di carta in un Ufficio di Sorveglianza dove, per colpa di nessuno, oggi il Magistrato è uno, domani è un altro e dopodomani boh!…quello che poi ho discusso col primo svanisce nel nulla, le risposte alle mie richieste diventano sorprese inspiegabili col secondo ed il terzo…il terzo non si sa, potrebbe essere anche solo che prima o poi avrò a che fare con lui perché…non c'è due senza tre che a questo punto è una motivazione sufficiente.

Quindi digiuno per protesta, per alzare civilmente la voce oltre a continuare a chiedere spiegazioni e colloqui. Lo sciopero della fame esige una procedura ferrea in carcere, l'ho scoperto l'anno scorso quando in gennaio 150 Istituti di Pena iniziarono a protestare per come stava procedendo in Parlamento il dibattito sul "gesto di clemenza" chiesto dal Papa, quell'incredibile sceneggiata da cui hanno partorito "l'indultino".

Lo sciopero della fame va comunicato al mattino, immediatamente, anche se hai scoperto dai giornali, qualche ora dopo, che i detenuti stanno protestando. Di lì a sera gli agenti più volte avevano tentato di convincermi che con lo sciopero non si ottiene niente, cosa che condividevo pienamente, il bello viene quando mi spiegano che ormai non mi possono pesare fino al giorno dopo. "Tanto vale che mangi" - mi dissero - "lo sciopero di oggi comunque non vale". In pratica questa procedura sottintende uno sciopero della fame che è valido solo se è certificato dalla bilancia dell'infermeria, uno sciopero a punteggio inversamente proporzionale al peso. La cosa mi fece sorridere e continuai lo sciopero per 5 giorni durante i quali, mattino, mezzogiorno e sera, ero chiamato in infermeria, spogliato e pesato.

Nel frattempo mi era consentito comunque di continuare ad accedere alle aule trattamentali per continuare a sbobinare i nastri con le registrazioni del convegno sulla Legge Smuraglia, "Il lavoro precluso", che si era tenuto all'interno dell'istituto. Questo mi fu molto d'aiuto, perché rimanendo qualche ora fuori dal cellone dove abitavo, potevo stare lontano dagli odori che la nostra cucina autogestita continuava a produrre: ero da solo a scioperare. Un mese dopo mi trasferiscono dalla Casa Circondariale alla Casa di Reclusione, devo scontare ancora un po' di anni e da lì me ne devo andare.

Io appartengo alla vendemmia '63 ed ho cominciato ad aprire gli occhi ed allungare le orecchie su quello che mi succedeva attorno alla fine degli anni'70. Crescere in quel periodo mi ha fatto conoscere bene la ribellione, il conflitto continuo, lo scontro sempre e comunque. Oggi ho 40 anni ed una calmata me la sono data, mi viene comunque naturale protestare quando il mondo attorno a me mi passa sopra, ma non lo aggredisco più come una volta, cerco di farmi sentire e basta. Da quando vengo trasferito alla Casa di Reclusione la mia situazione migliora, anche perché con l'Ufficio di Sorveglianza di Padova inizio ad intravedere la possibilità di non scontare tutta la pena in carcere. In autunno va tutto all'aria: la mia istanza per l'affidamento in prova viene dichiarata inammissibile dopo 8 mesi di stagionatura su qualche scrivania perché "il Ser.t., pur avendo dichiarato la mia idoneità al programma terapeutico...ha omesso la dichiarazione sullo stato di tossicodipendenza", mi vengono anche rigettati 2 permessi premio con motivazioni che proprio non capisco. Io scrivo e chiedo colloqui, chiedo colloqui e scrivo, niente: non posso non protestare.

Così martedì 13 gennaio mattina, prima di andare alle aule trattamentali, dove collaboro alla redazione del TG 2 Palazzi, parcheggio fuori dal blindo la ciotola, il pane e la frutta, avviso l'agente che sono in sciopero della fame e preparo una lettera in busta chiusa per il Magistrato con le motivazioni che consegno in Matricola. La procedura dovrebbe essere corretta, non devo scontrarmi né discutere con nessuno ma il Dr. MARTEDI', così chiamerò il medico che non mi ha visitato né pesato, non si fa vedere. I nomi che assegnerò ai medici corrispondono al giorno nel quale sono stato o avrei dovuto essere visitato.

L'indomani il mio sciopero continua, vengo chiamato in Ufficio Comando dove spiego le motivazioni della mia protesta. Verso sera arriva il Dr. MERCOLEDI', mi chiede se sono in sciopero, mi pesa, mi chiede le motivazioni, scrive e via. Rientrando in cella mi rendo conto che la procedura sta già andando a rotoli, io lo sciopero l'ho cominciato il giorno prima ed ho spedito le motivazioni in lettera al Magistrato. Corro indietro dal Dr. MERCOLEDI' e gli spiego che al Magistrato risulterà un'altra data di inizio e che forse è meglio sistemare la nota sulla mia cartella, a me sinceramente non interessa un tubo della procedura…ma visto che c'è…secondo me anche al Dr. MERCOLEDI' non interessa visto che non corregge niente.

Sono tranquillo, sarà una protesta inutile ma corretta, cercherò di non farmi del male ma sarà una cosa seria e senza fare casini. L'indomani è il turno del Dr. GIOVEDI' che, come il Dr. MARTEDI' non so chi sia perché anche lui non mi chiama, non mi visita e non mi pesa, non si fa vedere insomma. Venerdì 16 gennaio pomeriggio l'agente mi spiega che finché sono in sciopero non posso andare al TG 2 Palazzi, in pratica è arrivata la certificazione in Ufficio Comando e si è attivata un'altra procedura che tutela sia me che il Carcere. Dopo 4 giorni nei quali sono stato pesato una volta e di corsa, più che tutelato io mi sento sottoposto ad una vera sanzione disciplinare, mi arrabbio un po' ma me ne resto chiuso in cella. Verso sera arriva la Dr.ssa VENERDI' che sembra una persona efficiente : "Continua lo sciopero…sì…salga sulla bilancia…può andare! La voglia di mangiare non è insopportabile, mi succede invece che, dovendo rimanere in cella, la mia mente fa lavori strani, nei miei pensieri appaiono senza alcun nesso logico immagini e riferimenti alimentari, ad idee, concetti, emozioni, si affiancano come partner primi, secondi, contorni e dolci di ogni genere: questo è veramente fastidioso.

L'indomani viene a trovarmi il Dr. SABATO che, a differenza del Dr. MARTEDI' e del Dr. GIOVEDI', è un medico in carne ed ossa. Il Dr. SABATO è il primo che mi chiede "Come và?", "Come sta?", mi spiega perché è pericolosa questa forma di protesta e quali sono le sue responsabilità di medico. Io gli spiego che questa procedura per la quale vengo pesato ogni tanto non mi piace e resto chiuso in cella non mi piace, ma sono felice perché il Dr. SABATO non si è accontentato del rito della bilancia e mi ha garantito che di lì in avanti sarei stato pesato tutti i giorni. La pesatura di domenica 18 è curata dalla Dr.ssa VENERDI' con efficienza meccanica: "Continua? - Si? - Salga sulla bilancia! Però sono tre giorni di fila che sono pesato secondo la procedura, forse lo sciopero è ancora valido.

Intanto in sezione, sotto la doccia, si aprono seminari e dibattiti sul tema: "Digiuno in galera, tecniche di ottimizzazione e procedure". Scopro che esistono dei veri luminari e tecniche consolidate tipo "…prima di cominciare bere 2 litri d'acqua e chiamare subito il medico per la pesatura, il giorno dopo si spaventeranno per i chili persi", oppure "vestirsi a buccia di cipolla e liberarsi della zavorra progressivamente", ma il massimo è "…non conviene fare lo sciopero della fame, se vuoi risolvere qualcosa devi fare lo sciopero della sete, in 3 giorni ti portano in ospedale ma mangi come e quanto vuoi". Scopro di essere l'ultimo degli sprovveduti e che il mio punteggio come scioperante è da "bassa classifica".

Lunedì 19 gennaio mi visita e mi pesa il Dr. LUNEDI' e lo fa come i Dr. MARTEDI' e GIOVEDI', ossia niente perché non si fa proprio vedere. Sarà mica perché ho pochi punti in classifica? Martedì 20 gennaio presento un reclamo al Direttore dell'Istituto perché l'intervento dei medici nei miei confronti è diventato una barzelletta. Quando mi chiama il Dr. MARTEDI' bis per pesarmi gli spiego del reclamo, ma lui minimizza, sorride, mi smentisce, …la procedura oggi è stata assolta e lo sciopero continua ad essere valido. Sono all'ottavo giorno di digiuno, sono un po' giù, mi sento stanco e nervoso, evito di guardarmi allo specchio, mi è venuto anche un raffreddore boia. La sera sono a pezzi e preoccupato, ogni volta che starnutisco mi sento svenire ed ho forti dolori all'addome, così spiego tutto all'infermiera che chiama subito il Dr. MARTEDI' bis NOTTE. Non è niente di grave, solo debolezza ed un forte raffreddore, si può tamponare con una puntura ed una pastiglia per lo stomaco, ma quando torno in cella mi viene un forte mal di stomaco che unito al resto è da impazzire. Stremato mi decido a mangiare qualcosa per veder se il dolore passa, ed è così.

Il 21 gennaio vengo chiamato dalla Dr.ssa MERCOLEDI' bis per la procedura. Mentre mi pesa, convinto nella mia ingenuità di non cacciarmi nei guai, le dico che a causa dei dolori ho mangiato qualcosa e che ero molto preoccupato. "Allora lei ha interrotto lo sciopero della fame!" - decreta la Dr.ssa MERCOLEDI' bis ed io, molto scocciato - "Non ho ancora interrotto la mia protesta, ho mangiato qualcosa perché non ho intenzione di farmi del male e sto riflettendo ora su cosa è meglio fare". Ma la Dr.ssa non sembrava ascoltarmi, sembrava solo preoccupata di scrivere che, al di là del peso, avevo mangiato quindi lo sciopero terminava lì. Ne nasce una discussione perché sono proprio stufo, sto ancora male per la nottata ed ho il problema di decidere cosa fare. Per me la Dr.ssa vuole solo risolvere problemi burocratici, di procedura, per lei io parlo a vanvera, per me a questo punto può scrivere quello che vuole, anche lei si arrabbia. Voglio uscire velocemente da quella stanza perché mi sento sotto indagine e devo stare attento a quello che dico, eppure sto male e devo decidere cosa fare. Il mio sciopero finisce qui, otto giorni di protesta nella quale alla fine stavo dimenticando i motivi per i quali era cominciata, perso tra il digiuno e lo stress da procedura, della quale personalmente non me ne è mai fregato niente. Sotto sotto mi dispiace anche per la Dr.ssa MERCOLEDI' bis, non sono contento che sia finita così, chissà per un medico cosa diventa un paziente quando questo è dentro un carcere e deve sottostare a continue procedure.

Quando ero giovane rimasi molto impressionato dalla storia di Bobby Sand, dal suo digiuno in carcere che lo portò alla morte, io a morire dietro le sbarre non ci penso proprio ed adesso che ho visto come funziona, penso che vivere di continue procedure sia una follia patetica dalla quale bisogna difendersi e liberarsi.

24 gennaio 2004, Casa di Reclusione Due Palazzi di Padova - Stefano Bentivogli