SOMMARIO DEL 10 APRILE 2004
- Troppi suicidi in carceri sovraffollati.
- Candido Cannavò al "Due Palazzi". Servizio di redazione
- Diaz: un processo che fa paura.
- "S21" la macchina della morte dei Khemer rossi.
- Fuga di massa da un centro di detenzione per migranti.
- Legambiente Circolo "Marianna".
- "Fuggiasco" il più ricercato tra i vini.
- Comunicato redazionale sulla Grazia.
 
 
Troppi suicidi in carceri sovraffollati.
Alla fine di marzo, nel carcere milanese di Opera, un detenuto cinquantenne paraplegico si è tolto la vita, stringendo intorno alla gola il cordone di una vestaglia.
Stava scontando una condanna a 11 anni e i suoi avvocati, considerato lo stato di salute, ne avevano chiesto il trasferimento in una struttura sanitaria, per incompatibilità con la vita carceraria.
Il tribunale di sorveglianza però non aveva ancora deciso sull'istanza.
In cella è emergenza suicidi, lo dimostrano i dati il dell'anno 2003.
Su una popolazione reclusa di 56 mila persone, 65 detenuti si sono tolti la vita e i tentati suicidi sono stati 900.
Il 93% dei suicidi si verifica in carceri sovraffollate, il 51% viene compiuto nei primi sei mesi di detenzione e i suicidi di persone tra i 18 e i 24 anni d'età, quindi giovani con tutta la vita davanti, sono 50 volte più numerosi in carcere che fuori.

Candido Cannavò al "Due Palazzi".
Apre tenendo un discorso sul suo libro.
"Il mio scopo era uno, ho capito, che nel carcere c'è della vita , cioè una ristretta striscia di vita, dove tutto è più vero e dove ce tutto in senso metaforico cioè, la speranza, l'umanità ed i desideri.
Questo libro dovrebbe essere, sul tavolo di tutti gli operatori di Giustizia, in primis proprio su quello dei Magistrati, ho ricevuto soltanto complimenti per questo libro,molti."
Interviene un redattore di Ristretti Orizzonti Nicola Sansonna:
Non possiamo fare altro che ringraziarla per il servizio che ha reso per tutti i detenuti, nel senso che lei mostra un carcere e soprattutto mostra l'aspetto umano delle persone che ci vivono e che ci lavorano.
Poi secondo me cosa che molti non hanno notato e che non era lo scopo del libro, è quello di mostrare tutti gli aspetti duri del carcere che è stato sfiorato.
Riprende Cannavò
"Parliamone, perché di questo discorso la gente non ne sa nulla, del carcere la gente non sa niente, anzi, se può se ne frega, non parliamo poi della classe politica, perché per loro è un fastidio, sai ogni tanto ti capita qualcuno e dice "ah, si vabbè, poi vediamo perché sai non si prendono voti" per cui è l'ultimo pensiero per un Ministro.
Io sono stato con Castelli l'altro giorno, c'era anche il Ministro Vietti, che mi pareva una persona di buona volontà, però non sanno niente."
Poi parla dei bambini.
"Eravamo in 13, quindi vergogniamoci tutti e 13, perché se a Milano città all'avanguardia dell'Europa non riesce a risolvere il problema di 7 bambini dico 7 non 7000, 7 i bambini che sono a S. Vittore in media, certi giorni 5, certi giorni 12 e certi giorni 10, che cittadini siamo?
Cioè lei dico lei per dire del mio interlocutore, se noi facciamo il ragionamento "Lei quando esce dal carcere?"
"Uscirò nel 2012!, e sa cosa farò? Andrò di la di qua in giro ovunque."
Allora io faccio conto che si parla del 2012 come se fosse la prossima settimana e questo è un altro stravolgimento del tempo in senso contrario, mentre per noi il 2012 è mai!, ma che cavolo mi parli del 2012.
Qua dentro in carcere si parla del 2012 come si parla del 2017 come un filo di una speranza di un programma.
Ora vi racconto una barzelletta sull'Inter che è molto divertente, pensate che mi è arrivata via E-Mail dal Sud America:
C'è il capo di una cosca mafiosa che va da tre dei suoi picciotti, e con voce rauca gli dice "Picciotti, dobbiamo fare fuori il Cavaliere Zizza, però deve sembrare un suicidio perfetto, mi raccomando." Uno dei tre picciotti dice "beh qual è il problema, capo! lo impicchiamo con la sciarpa dell'Inter!"

Diaz, un processo che fa paura.
Trenta udienze, dal 26 giugno fino a dicembre per un unica lunghissima udienza preliminare.
Lo ha stabilito il GIP genovese Daniela Faraggi, che si occupa delle indagini di 29 persone, tra agenti e funzionari di Ps, accusati a vario titolo di violenze e abusi sui manifestanti che dormivano nella scuola Diaz, la notte tra il 21 e il 22 luglio 2001.
Questo calendario dalla lunghezza abnorme, è stato concepito dal giudice per evitare il possibile gioco di lunghi rinvii dei difensori degli imputati.
Persone coinvolte come parte lesa, riunitesi in comitato, hanno espresso il "legittimo sospetto" che il procedimento andrà in prescrizione.

"S21"la macchina della morte dei Khmer rossi.
Solo pochi fortunati visitatori dei festival , hanno potuto vedere "S 21", film mai arrivato in programmazione in Italia.
Un regista cambogiano vi ripercorre la storia del suo paese, negli anni folli del potere dei Khmer rossi di Pol Pot, precisamente dall'aprile del 1975, al gennaio del 1979.
Quattro anni durante i quali morirono due milioni di persone, su una popolazione di sette milioni.
Un terzo del popolo cambogiano lasciò la vita per fame, stenti, malattia, prigione, tortura.
"S21" , è la ricostruzione, a 25 anni di distanza, di ciò che avvenne in uno dei centri di morte più attivi, il carcere di Tuol Sleng.
Vi furono imprigionati un numero imprecisato di donne, uomini e tantissimi bambini, tutti schedati e fotografati, ma gran parte di questo materiale cartaceo è stato bruciato.
Ne rimane comunque abbastanza per capire che ad entrare li dentro furono diverse decine di migliaia, ad uscirne vivi sette.
Gli ex aguzzini del carcere "S21" in nome del partito comunista torturavano, violentavano, insultavano, legavano, bruciavano, senza domandarsi nulla, senza chiedersi perchè.
Ancora oggi, alcuni di loro dichiarano :
" il partito ci diceva che erano nemici."
"Per noi erano morti."

Fuga di massa da un centro di detenzione per migranti.
Alla fine di marzo, nel centro di permanenza temporanea di Bologna è scoppiata una rivolta tra immigrati.
A far esplodere la rabbia di questi "detenuti temporanei", l'arrivo di tre studenti stranieri rinchiusi pur essendo in possesso dei visti dei rispettivi consolati.
Ne è scaturita un evasione di massa.
Una quindicina di immigrati sono riusciti a scavalcare il muro e hanno fatto perdere le tracce.
Un'altra ventina di "detenuti" si è arrampicata sul tetto della struttura per sfuggire a una presumibile reazione di polizia e carabinieri accorsi in forze.
Altri sono restati fuori dalle celle e hanno protestato con urla e slogan mentre una delegazione di parlamentari giunta sul posto per calmare gli animi, non ha potuto ispezionare l'area delle celle per presunti rischi per la loro incolumità.

Legambiente circolo "Marianna".
Nel corso del 2003 sono raddoppiate le violenze sugli animali, poche denuncie, solo 90 e ancor meno condanne, solo 9.
Purtroppo moltissimi colpevoli di maltrattamenti restano impuniti.
Una volta si diceva "vita da cani".
Oggi si potrebbe dire anche "vita da gatti", o anche da pollo, da coniglio, da topo, da criceto.
I maltrattamenti contro gli animali, secondo un dossier dalla Lega antivivisezione, non conosce confini, né di specie né di razza.
Animali uccisi, mutilati, abbandonati, vivisezionati e a volte perfino seviziati.
Specchio non tanto di un malcostume, ma di una degenerazione progressiva, cinica , che coinvolge un pò tutti, dai veri colpevoli a quelli che fanno spallucce e pensano: in fondo è solo una bestia.
Già, proprio come loro.
Per Legambiente Circolo "Marianna" il pres. Marco Marastoni

"Fuggiasco", il più ricercato dei vini.
Si chiama "Fuggiasco" e ha l'aspirazione di diventare sempre più ricercato.
A quanto pare va a ruba, e in questo caso non è reato.
E' un vino novello color rubino, prodotto con amore e competenza dai carcerati di Velletri, presente al VinItaly 2004 tenutosi dal primo al quattro aprile a Verona.
Le prime 5000 bottiglie di "Fuggiasco" sono state tutte vendute.
I detenuti che coltivano queste vigne tra le sbarre, hanno scelto la formula del novello in modo che non ci saranno annate da imprigionare in qualche cantina : il prodotto và consumato fresco.
Grazie a questa attività ci sono detenuti che hanno ottenuto la semilibertà e forse riusciranno a costruirsi un nuovo futuro.

Comunicato redazionale sulla Grazia.
La nostra redazione esprime solidarietà nei confronti di Marco Pannella nell'ultima battaglia che ha intrapreso.
Marco, difensore battagliero e irriducibile della legge e del diritto, sta rivendicando la prerogativa del presidente della Repubblica nel decidere se concedere o non concedere la grazia non solo a Sofri, ma a tutti i detenuti .
La questione non è il caso Sofri, bensì il potere di grazia, un potere presidenziale puro, come affermano moltissimi Giuristi che prescinde dalla responsabilità governativa.
Ribadiamo questo, perché c'è stata una campagna di disinformazione portata avanti da politici "forcaioli" che si annidano in tutti gli schieramenti.
Noi siamo con Marco Pannella.
E' assurdo che in Italia la Costituzione possa essere interpretata e manipolata ad uso e consumo dal Ministro della Giustizia di turno.
