SOMMARIO DEL 25 SETTEMBRE 2004
- Italiane rapite:appello dei Mussulmani dal carcere di Opera.
- Tribunale degli U.S.A. boccia Reality Show in carcere.
- Prodotte in carcere le t-shirt più alla moda.
- Legambiente Circolo "Marianna".
- Detenute irachene terrorizzate.
- Reinserimento dei detenuti stranieri.
- Cassazione il detenuto è depresso? Può ottenere i domiciliari.
- Lezione in carcere sul nuovo codice della strada.
 
 
Italiane rapite: appello dei musulmani del carcere di Opera
Anche i musulmani detenuti nel carcere di Opera, al confine con Milano, sono scesi in campo per chiedere la liberazione di Simona Pari e Simona Torretta. "Chiediamo ai sequestratori , qualora fossero dei veri fratelli dell'Islam - si legge in un documento dei detenuti - nel nome dell'Islam e della Fratellanza, di rispettare la nostra religione, il Corano e la Sunna del nostro Profeta Mohamed, che raccomanda di non fare male e di non uccidere donne, bambini e anziani". "Queste donne - viene sottolineato - hanno aiutato i bambini iracheni e cercato, nel limite del possibile, di alleviare le sofferenze di quel popolo così martoriato e, in più, sono contrarie al loro Governo". Nel documento i musulmani accennano a riferimenti teologici che confermano l'intoccabilità delle donne e citano imam e studiosi che sostengono questa tesi. "Si tratta di donne pacifiste - concludono i detenuti - che si sono opposte all'embargo e alla guerra e che hanno più volte rischiato la vita per alleviare le sofferenze del popolo iracheno. Con questi requisiti già un uomo dovrebbe essere liberato immediatamente, e a maggior ragione le donne".

Tribunale Usa boccia Reality Show in carcere
Uno sceriffo dell'Arizona ha violato i diritti dei detenuti usando delle Webcam per riprenderli nelle celle in una sorta di "reality show" per internet.
Lo ha deciso una corte di appello di San Francisco, che si è espressa contro l'idea on line di uno sceriffo che sosteneva che mostrare in pubblico come funziona un carcere potesse essere un deterrente contro il crimine.
I giudici hanno stabilito che usare le Webcam come un "reality show" va oltre a ciò che può essere considerato un ragionevole deterrente al crimine, e che l'esposizione di detenuti a milioni di totali sconosciuti costituisce un livello di umiliazione che per tutti è profondamente indesiderabile.

Prodotte in carcere le T-shirt più alla moda
L'estate 2004 verrà senz'altro ricordata per le t-shirt "made in jail" che letteralmente significa prodotte in carcere.
Sarà capitato un po' a tutti di frequentare il locale del momento e scoprire giovani e meno giovani che indossano magliette con scritte tipo: "Colombia narcotraffico", "Cocaina" , "Pablo Escobar", "Narcotrafficante".
Una trovata così originale, non poteva che essere concepita in una casa di reclusione, e precisamente in Spagna, a Barcellona, da un narcotrafficante colombiano condannato a 20 anni di carcere per spaccio di droga e armi.
Il neo stilista ha creato una linea dal nome abbastanza provocatorio "De Puta Madre", facilmente traducibile in "figlio di puttana".
Anche gli inquilini delle carceri italiane hanno pensato bene di dedicarsi alla moda con una collezione acquistabile anche sul sito internet w.w.w.madeinjail.com che si caratterizza per assortimento e originalità, attraverso slogan dal sapore ironico come:
"Bevo solo quando guido", "Beato chi crede nella giustizia perché verrà giustiziato", "University of crime", "Il carcere nuoce gravemente alla salute".
Messaggi brevi ma diretti al cuore che regalano un sorriso e illuminano di una nuova luce chi avendo sbagliato, trova adesso nella moda l'occasione del riscatto per tornare alla vita nomale.

Legambiente circolo "Marianna".
Dopo la buona riuscita della Giornata del Recupero sperimentata l'anno scorso, anche quest'anno, in concomitanza con il grande appuntamento mondiale di volontariato "Puliamo il Mondo", presso i Giardini Appiani di Via Marghera, a Padova, in zona Prato della Valle, domani verrà riproposta una Festa del recupero promossa da Legambiente.
Si chiamerà Festa della Battarella, per valorizzare il recupero degli oggetti usati in diversi modi e proporrà una mostra-concorso fotografico, la costruzione di giochi con materiale di scarto, l'angolo del riciclaggio, il baratto di libri o altro, musica e rinfresco, oltre, ovviamente, alla tradizionale pulizia di un argine, di una canaletta lungo le mura di un parco o comunque di un punto di Padova particolarmente sporco.
Oltre a Legambiente parteciperanno altre Associazioni di Cooperazione per lo Sviluppo, locale o internazionale, che svolgono i propri progetti in favore di realtà sociali svantaggiate, utilizzando in parte proprio i soldi ricavati dagli oggetti vecchi che hanno raccolto.
Alcuni detenuti del Circolo "Marianna" parteciperanno attivamente alla Festa della Battarella.
Chiediamo ai nostri ascoltatori di intervenire a questo incontro annuale organizzato da Legambiente, che, ricordiamo, si terrà domenica 26 novembre a Padova, in Zona Prato della Valle, dalle ore 15.30 alle ore 19.30, donando oggetti usati per la pesca di beneficenza o barattandoli direttamente all'angolo del baratto che sarà appositamente allestito.
Vi aspettiamo numerosi.
Per ulteriori informazioni www.legambiente.com oppure www.lanuovaecologia.it
Il Presidente del circolo "Marianna" Marco Marastoni

Detenute irachene terrorizzate
La notizia che stiamo divulgando è terribile ed indegna e sicuramente desterà sdegno e rabbia ai nostri ascoltatori.
Le detenute irachene del carcere di Abu Ghraib, vengono prima violentate dai carcerieri arabi, dopo vengono messe in libertà ricevendo come premio dalla tribù di appartenenza la punizione più ignobile e intollerabile che un paese civile possa immaginare, cioè, l'essere sgozzate e arse vive perché ritenute impure. Oggi l'Iraq è ripiombato indietro di alcuni secoli, lo prova il fatto che come tre mesi fa, le donne detenute hanno paura di tornare libere perché sono consapevoli che al loro ritorno le attende la morte. Amnesty International, ritiene che questi episodi orribili danneggino l'immagine e la reputazione dell'intera Nazione Statunitense.

Reinserimento dei detenuti stranieri
Con gli stranieri si è stravolto lo spirito dell'ordinamento penitenziario del '75.
Quest'ultimo è improntato per il detenuto italiano con famiglia e alloggio e in grado di trovarsi un lavoro.
In questi ultimi anni più della metà dei detenuti nelle carceri italiane sono stranieri, quasi tutti irregolari, privi di documentazione di alcun tipo e quasi nessuno ha i requisiti per essere inserito nella società.
Come si fa quindi a parlare di reinserimento sociale di una persona che non ha una casa, non ha lavoro, non ha permesso di soggiorno e deve essere espulsa ?

Cassazione, il detenuto e' depresso? Può ottenere i domiciliari
La depressione può essere ''giustificato'' motivo per fare aprire le porte del carcere. Lo ha sancito la Corte di Cassazione che ha accolto il ricorso di un detenuto che chiedeva le misure alternative alla detenzione in carcere a causa della forte ''depressione'' determinata dalla reclusione nell'istituto penitenziario. Per la Suprema Corte, ''la sindrome ansioso-depressiva può costituire causa di differimento della pena quando assuma aspetti di tale gravità da non essere fronteggiabile in ambiente carcerario". Di diverso avviso il Tribunale di sorveglianza di Torino che, nel marzo scorso, aveva negato i domiciliari. Contro il no agli arresti domiciliari, il detenuto ha presentato ricorso in Cassazione evidenziando come la ''forte depressione gli avesse provocato anche un calo di peso oltre trenta chili". La Quinta sezione penale ha accolto il ricorso del detenuto, sottolineando che ''la sindrome ansioso-depressiva può costituire causa di differimento di pena quando assuma aspetti di tale gravità da non essere fronteggiabili in ambiente carcerario. Sarà ora il Tribunale di sorveglianza torinese a rivalutare il caso, considerando se la ''depressione'' del detenuto sia tale da fare si che ''l'espiazione della pena appaia contraria al senso di umanità per le eccessive sofferenze da essa derivanti".

Lezioni in carcere sul nuovo codice della strada
Nella sede del comando della polizia municipale di Cremona è stato presentato il progetto "guidare informati" realizzato appunto dalla polizia municipale in collaborazione con la casa circondariale e l'Associazione di volontariato "Zona Franca". Il progetto prende le mosse dall'opportunità di procedere ad un'attività di formazione-informazione rivolta alla popolazione carceraria dopo la recente riforma del codice della strada e nell'ambito della più generale attività di diffusione della cultura della legalità tra persone particolarmente svantaggiate. Iniziativa certamente nuova che vede insieme il Comune, la direzione del carcere di Cremona, la polizia municipale e l'Associazione "Zona Franca". Un gruppo che da tempo lodevolmente svolge attività volontaria per rendere il carcere meno lontano dal resto della città.
