Prima di tutto…Come è nato il TG Due Palazzi?
Quale idea sta alla base di questa iniziativa?

Paolo Desole: Il Tg Due Palazzi è nato da un’idea di Emilio Vesce, giornalista ed ex parlamentare del Partito Radicale, nel 1998, alla fine di un corso sul linguaggio dell’informazione realizzato da un gruppo di volontari. L’idea, diciamo unica nel suo genere, è stata quella, fin dall’origine, di fornire un tipo di informazione diversa, non tanto nei contenuti, ma nel modo. L’originalità sta, appunto, nel fatto che questo TG viene preparato e letto, anche tutt’ora, solo da detenuti.

Quando è cominciata l’attività del TG?

P.D.: Nel 1998, nel novembre 1998, naturalmente, all’interno del Carcere di Padova.

C’è un ideatore responsabile ?
Ce ne può parlare?


P.D.: Si, appunto, Emilio Vesce, ex giornalista e parlamentare, oggi deceduto, e che, tra l’altro, in vita ha vissuto l’esperienza dell’essere detenuto, per poi, dopo anni, vedersi assolto. Eravamo nei tempi del terrorismo, delle Brigate Rosse, Autonomia Operaia, storicamente bui ; in quel periodo essere “fermati” con l’accusa di associazione sovversiva era facile. Oggi, la vedova di Vesce, partecipa attivamente, come volontaria, all’attività del TG “Due Palazzi”.

Come è composta la redazione?
Quanti sono i suoi membri?
Quanti ruoli hanno?
Come si è giunti all’attuale formazione?
Si tratta di un gruppo stabile o destinato a variare nel corso dell’attività?


P.D.: La redazione è attualmente composta da 9 redattori, suddivisi, diciamo così, in un settore prettamente giornalistico ed un altro tecnico (2 giornalisti, 3 addetti al montaggio, 4 speakers) Esistono dei “responsabili di riferimento” che seguono il le relazioni con l’ esterno, sia per il settore giornalistico che per quello tecnico, ma comunque sempre con il tramite della coordinatrice o dei volontari). Il sottoscritto (Paolo Desole e Marco Marastoni assumono la figura di “responsabili della nascita, elaborazione, stesura e lettura degli articoli che riteniamo i più importanti. Ma anche gli speakers, ovviamente, si integrano nella lettura delle notizie predisposte. Per espressa volontà di tutti i componenti non esistono “capi redattori” veri e propri. Allo stato attuale, che sicuramente proseguirà anche dopo gli inevitabili ricambi , ogni redattore conosce il proprio ruolo “singolo” che, poi, mette a disposizione per la redazione nel momento in cui nasce la notizia o le notizie, che, ovviamente, porteranno alla nascita del TG. L’attuale formazione della redazione, come tutto ciò che viene deciso all’interno della struttura ove operiamo, è nata e prosegue in misura “democratica” intesa nel senso che, nelle varie riunioni settimanali, che vengono svolte, le decisioni strategiche e operative, vengono, quasi sempre, decise all’unanimità. Il gruppo redazionale è, ovviamente, variabile e viene “aggiornato” periodicamente, in base alla “permanenza” dei singoli detenuti, in base al loro “fine pena”. Superfluo aggiungere che, oltre al livello culturale della singola persona, ci si basa anche sulla durata della pena da scontare.

Quali procedure burocratiche sono state necessarie per avviare la vostra attività?
Permessi
Richieste
Concessioni, etc..


P.D.: La prima e unica richiesta è stata inoltrata, dal carcere stesso, alla Direzione centrale del Ministero di Giustizia, che ha fornito la necessaria autorizzazione affinchè il TG rientrasse tra le attività specifiche e formative della struttura carceraria. Invero, l’attuale situazione, è in continua evoluzione. La messa in onda su un circuito televisivo pubblico, non solo, quindi, interno al carcere, presuppone, a parere di chi scrive, che alla testata venga data una configurazione giuridica nel rispetto della Legge sull’Editoria, con la presenza di un editore e di un direttore responsabile con i requisiti richiesti, la registrazione della testata in Tribunale ed un sistema redazionale tipico del settore giornalistico. Il tutto, naturalmente, senza dimenticare, nella scelta dei nomi e delle persone idonee a coprire gli incarichi di responsabilità, la necessaria sinergia con la Direzione della struttura carceraria e con chi, attualmente, assume le funzioni di coordinatore.

In che modo sono state procurate le attrezzature di cui avevate bisogno?

P.D.: Principalmente, anzi, direi totalmente, le attrezzature sono state messe a disposizione dalla Amministrazione Penitenziaria, dalla Direzione dell’Istituto e da “donazioni” da parte delle Associazioni di Volontariato che operano all’interno del carcere.

Avete incontrato delle difficoltà nella realizzazione del vostro progetto?

P.D.: Il progetto in se stesso era ed è estremamente interessante. Le difficoltà possono essere collegate alla mancanza di una struttura ben definita, con ruoli certi, ed una configurazione che la faccia diventare “veramente” una testata giornalistica. Il problema sembra essere quello solito : la burocrazia amministrativa aggravata dal fatto che, comunque, non possiamo dimenticare di far parte di una struttura particolare, quale è il carcere. Ma occorre anche dire che l’attività di coordinamento, l’interesse nel voler fare qualcosa di nuovo e originale, la passione, invidiabile, che coinvolge tecnici e redattori, la possibilità di utilizzo di macchinari (anche sofisticati) o i computers, contribuisce non poco a superare le iniziali difficoltà riscontrate e, ci si ripete, dovute principalmente non a “drastiche disposizioni interne” ma al sistema burocratico che, in un paese come l’Italia, è ancora a livelli elefantiaci se non Borbonici !!

Di che tipo di fondi disponete?

P.D.: Nessuno. Assolutamente nessuno. L’attività, ripeto, è gestita dall’Amministrazione Penitenziaria e i fondi sono esclusivamente quelli messi a disposizione, in base ai budget di bilancio, dal carcere.L’erogazione di fondi da privati e sponsor commerciali potrebbe consentire, una volta attuata la struttura giuridica cui facevo riferimento prima, una “autonomia operativa” per l’acquisto di attrezzature, la conseguente commercializzazione del prodotto, sempre e comunque senza dimenticare il necessario ed “obbligato” collegamento con la Direzione del Carcere.

Quale scopo si prefigge il vostro TG in relazione alla realtà carceraria?

P.D.: Lo scopo è quello di fornire una corretta informazione sulle realtà della popolazione carceraria, sollevare e proporre dibattiti su come questa realtà possa essere cambiata in meglio, informare i detenuti sui loro diritti e fornire notizie su quanto accade nelle carceri, anche nel mondo, parlare di pena di morte, di misure alternative alla detenzione, informarli su quello che è il mondo che gravita attorno alla struttura carceraria, criticando anche, con correttezza, abusi e soprusi non dimenticando, nel contempo, di fornire anche le notizie sulle attività che vengono svolte.

Come viene vissuta questa iniziativa all’interno del carcere?

P.D.: E’ vista con interesse, molti detenuti ci chiedono, si informano e danno giudizi e consigli, forniscono fatti e d episodi che li hanno visti protagonisti, chiedono anche che venga dedicato più tempo alle loro realtà, vorrebbero anche essere intervistati, ma al momento, come redattori non abbiamo la possibilità di girare immagini o raccogliere opinioni all’interno del carcere.

Nell’ottica di chi non ha prospettive di uscire dal carcere…che valore assume l’attività giornalistica grazie al TG Due Palazzi?

P.D.: Diciamo che, in carcere, il primo obiettivo è “uccidere” il tempo che, inevitabilmente, passa con lentezza esasperante. Poter svolgere una attività, nel nostro caso sia di mattina che di pomeriggio, essere impegnati per quasi sei ore al giorno, è importantissimo. Noto che, spesso, siamo invidiati, non tanto per le “apparizioni televisive” o la “piccola notorietà” che ne deriva, ma per il fatto che, altrettanto spesso, altri detenuti ci dicono..”siete fortunati, avete qualcosa da fare”. Diciamo anche che, il continuo contatto con le notizie, la lettura di riviste e giornali, le discussioni su come far nascere ed inviare notizie, crea in noi anche una sorta di “piccolo volontariato culturale” da mettere a disposizione con altri detenuti meno fortunati di noi, informandoli sulle novità, su come predisporre istanze e quant’altro.

Come ricevete le notizie?
Collaborate con qualche agenzia di stampa?
Seguite altri telegiornali?
Navigate in Internet?
Altre fonti?


P.D.: E’ uno dei punti dove occorre un potenziamento “radicale”. Non abbiamo la possibilità di connessione Internet né poter collaborare con agenzie di stampa. Seguiamo, naturalmente, i Telegiornali, sia locali che nazionali, e ci informiamo con i quotidiani, ma il tutto è sempre rivolto alla nostra autonomia, anche economica. Abbiamo recentemente richiesto, alle maggiori testate, l’invio gratuito dei loro quotidiani ma ad oggi non abbiamo ottenuto neppure un diniego. L’attività informativa, se si eccettua una collaborazione con la Rassegna Stampa del Carcere, è tutta indirizzata alle nostre potenzialità culturali ed economiche, il tutto per dire che i quotidiani li compriamo da noi, con i nostri fondi personali. Una connessione Internet, usata nella giusta misura e senza dimenticarci che l’utilizzo è sempre condizionato alle disposizioni carcerarie, sarebbe già un primo passo verso un sistema informativo non solo attuale ma soprattutto tempestivo nel fornire le notizie con tempi ragionevoli e non dilatati di settimane.

In che modo le selezionate?
Quali criteri vi guidano nella scelta delle notizie?


P.D.: La selezione avviene principalmente su notizie che riguardano tutto l’ambiente carcerario ed i problemi ad esso connessi. Particolare attenzione viene data ai suicidi, al disagio, ai problemi più gravi del sistema carcerario. Le notizie vengono date, molto spesso, anche attraverso commenti (a volte ironici, a volte di vera e propria denuncia) che accompagnano la notizia stessa. I criteri che seguiamo sono dettati dalla ricerca delle notizie di attualità e che creano maggior interesse nel telespettatore.

Quali risultano essere le notizie di maggior interesse del vostro target?

P.D.: Il pubblico è interessato a tutte le notizie che diamo ma non abbiamo una “cognizione certa” del tipo di pubblico, oltre ai detenuti, che segue il TG Due Palazzi. Possiamo presumere, visto che il TG va in onda alle 13, 15 che il pubblico sia composto da un “ceto” medio, abituato alle notizie prettamente locali e che, dopo aver visto una rubrica che precede il TG, si soffermi “anche” a vedere il nostro Telegiornale. Spesso ho avuto modi di intervistare imprenditori sensibili alla realtà carceraria, che sono entrati in carcere per qualche manifestazione, molti non conoscevano il TG e hanno voluto saperne di più, una volta informati.

In quali fasce orarie è trasmesso il TG all’interno del carcere e con quale periodicità?
Quale fra questa, risulta essere la più seguita?
C’è un motivo particolare?


P.D.: Attualmente il TG viene trasmesso ogni sabato alle 13,15 e, in replica alle 18, ma abbiamo notato che, ogni tanto, viene replicato anche la domenica pomeriggio, sempre verso le 18.All’interno del carcere non esiste più un “circuito interno” e i detenuti possono “intravedere” il TG dal televisore. Ho scritto “intravedere” in quanto il sistema di ricezione del carcere non è dei migliori ed alcune Tv locali non si vedono affatto. Infine, alle 13,15, di solito, i detenuti escono per “l’ora d’aria” e il TG viene visto da chi sta in cella. Alle 18, invece, nei momenti di socialità (due detenuti che vanno a socializzare in un’altra cella) è più seguito. Noi redattori, pur già conoscendo a memoria testi e servizi, lo seguiamo quasi sempre, cercando di rilevare eventuali errori, studiando cosa cambiare e come migliorarlo, e infatti, il lunedì mattina, alla ripresa delle attività ci scambiamo le opinioni sul Tg appena mandato in onda.

Sappiamo della vostra collaborazione con la rete locale RTR…
Quando è nata?
Quali motivi vi hanno portato ad operare anche fuori dall’ambito carcerario?
Come siete giunti alla collaborazione con RTR?


P.D.: La collaborazione con RTR è nata nel settembre 2001 con l’intento di far conoscere, anche fuori, la realtà, non sempre rosea come viene dipinta, del pianeta carcere.Alla collaborazione con l’emittente locale si è arrivati tramite un sacerdote volontario che operava all’interno del carcere. Un semplice contatto con suo fratello, impiegato su R.T.R. ha fatto nascere, dopo i necessari contatti con la Direzione del Carcere e gli educatori, la collaborazione.

Quale target vi proponete di raggiungere attraverso questa emittente?

P.D.: Al momento nessuno, in quanto, proprio ora, sta per cessare la collaborazione con RTR. Di converso sta nascendo un rapporto con “TELE CHIARA”, gestita dal clero, con potenzialità di trasmissione e visibilità territoriale più elevata della precedente. Le ambizioni sono tante, anche la volontà. Noi redattori operiamo al meglio (secondo una mia personalissima opinione) quando è presente la coordinatrice Antonella Barone, oltre che sicuri ci sentiamo seguiti al meglio, c’è organizzazione, anche più controllo, nascono idee e progetti. Antonella Barone è proprio adatta (sempre a mio modestissimo parere) a questo tipo di coordinamento ma è spesso assente in quanto svolge anche altri compiti a Roma e, in pratica, non viene sostituita da nessuno. Noi, naturalmente, seguiamo tutte le sue direttive, le mettiamo in pratica e aggiungiamo anche del nostro. Lavorare per una TV più conosciuta e seguita è certo importante ma, per le idee che abbiamo, compresa anche una “commercializzazione del prodotto” con diverse emittenti, la ricerca di sponsor pubblicitari, la configurazione giuridica e la registrazione della testata, sono forse troppo “avveniristiche” in una struttura “chiusa” come quella del carcere, che fa fatica a recepire una certa “managerialità” che fuori è comunissima. Esiste ancora una certa cultura “del sospetto”, secondo cui, un detenuto è sempre è comunque “un detenuto”. E quando esce è solo un “ex detenuto”. Io stesso, in previsione di una “quasi rapida” uscita dal carcere, con una pena alternativa alla detenzione, (essendo, fuori, un libero professionista) ho cercato di propormi come “volontario o assistente esterno, mettendo anche a disposizione parte del mio studio, volendo fare da tramite con Internet, novità, riprese, servizi, un “coadiuvare” la struttura, ma ho riscontrato (se si eccettua la coordinatrice ed una volontaria) notevoli resistenze. Questo mondo è ancora troppo chiuso e la “burocrazia latente” che distingue ogni settore, in Italia, della Pubblica Amministrazione, dentro un carcere assume contorni ancora più vasti e restrittivi. Penso che con i dovuti accorgimenti, con la cultura del “minimo buon senso” un coordinamento esterno, non solo mio, ma di chiunque, potrebbe far conoscere meglio il prodotto, produrrebbe introiti da destinare esclusivamente, senza lucro, al potenziamento delle strutture e dei macchinari, riuscire a far diventare “giornalisti pubblicisti” quei detenuti che hanno scritto gli articoli (secondo le normative in vigore) e dopo, solo dopo tutto ciò, se “avanzassero fondi” riconoscere questa attività come almeno “parzialmente retribuita”, ma mentre scrivo, con la mentalità del “detenuto” mi sembra di fare “voli pindarici fuori luogo”; come professionista o persona “libera” sarebbe il porre l’idea per un normale investimento. Ma le mentalità “carcerarie di questo Paese” sono ancora assimilabili a quelle di Cesare Beccaria, non a strutture carcerarie moderne dove i detenuti hanno la possibilità, lavorando o svolgendo con passione una qualsiasi attività, di reinserirsi effettivamente, senza contare il bagaglio culturale o professionale che ne deriverebbe, e da utilizzare in pieno, una volta fuori dal carcere.

Cosa è cambiato con la diffusione “esterna” del TG?
La scelta delle notizie…
Le modalità di conduzione…
Il rapporto con il vostro pubblico..
Altro..


P.D.: Le notizie continuano a vertere sui problemi carcerari e sulle condizioni dei detenuti ma ultimamente ci occupiamo anche di politica, di società, di donne, mobbing. Certo la realtà carceraria “la fa da padrone”, ma parlando di politica non lesiniamo certo critiche sull’operato del Governo e del Parlamento, sui parlamentari stessi, senza distinzione di colore o schieramento, sulle lentezze dei magistrati, sulle condizioni delle strutture, sui paragoni con altre strutture carcerarie di altri paesi. La conduzione è quella tipica di ogni Telegiornale, si inquadra lo speaker che legge la notizia ma ci stiamo anche orientando a dare un taglio professionale con l’ausilio di immagini di repertorio che, purtroppo ci mancano. Non possiamo “girare” nelle sezioni, raccogliere opinioni dai detenuti, renderci conto di quanto accade, le condizioni delle celle e quant’altro. Tutto ciò è “rigorosamente vietato”. Il rapporto con il pubblico si limita ai “colleghi detenuti”, le uniche informazioni “esterne” ci vengono fornite dai nostri familiari, durante i colloqui.

Pensate che la vostra attività potrebbe ampliarsi ulteriormente, magari attraverso l’inserimento in un TG regionale?

P.D.: Sarebbe certo interessante ma consideriamo che le TV locali con le quali collaboriamo hanno già una portata regionale. Il “Top” sarebbe quello di continuare la messa in onda come avviene ora e trovare uno spazio, seppur minore di quello attuale, in un “grande Telegiornale” tipo Mediaset o Rai, o addirittura una rubrica tipo “Lucignolo” da dedicare alle problematiche carcerarie.

La redazione ha la possibilità di ricevere comunicazioni da parte del suo pubblico?
Se si…Come?
Di che tipo di comunicazioni si tratta?
C’è qualche episodio particolare in proposito?


P.D.: Riceviamo, talvolta, della corrispondenza. Alcuni sono interessati ad avere più notizie del TG, di come venga svolto il lavoro, come ci organizziamo. Indubbiamente c’è un certo interesse di una parte di utenza (ex detenuti e loro familiari) ma anche semplici curiosi che vogliono conoscere meglio il prodotto. Un particolare? Si, una cartolina di una “ammiratrice” con scritto : “andate avanti così, siete bravissimi”, ricevuta quattro mesi fa.

C’è la possibilità di rispondere?

P.D.: Si, ma lo facciamo principalmente a titolo personale, anche se una corrispondenza diretta TG – Telespettatori sarebbe interessantissima, e comunque, corrispondiamo lo stesso con i Telespettatori.

Il TG nella sue evoluzione ha seguito le premesse e/o i progetti che vi eravate proposti o ha intrapreso corsi inaspettati?

P.D.: Sicuramente i primi risultati raggiunti, seppur modesti, hanno dato il via al tentativo continuo di miglioramento del prodotto. Oggi, con la redazione presente (scusando l’immodestia) riteniamo, oltre ad aver intrapreso la strada di un miglioramento della qualità, di esserci indirizzati da soli ad affrontare corsi “qualitativi” inaspettati.

Progetti per il futuro?

P.D.: Tanti. Un prodotto in continua evoluzione di idee e progetti, nuove soluzioni ma sempre con il pensiero collegato al cercare di far sfaldare “il muro di gomma” della burocrazia e dell’essere comunque in una struttura chiusa. Se vengono date maggiori possibilità operative, di macchinari e attrezzature, immagini , e possibilità di operare al meglio, i progetti potrebbero realizzarsi, Bisogna cercare di farsi conoscere di più.

La vostra maggiore soddisfazione?

P.D.: Essere riusciti, con pochi mezzi, a “tirare” su un prodotto perlomeno presentabile, all’inizio, e poi averlo migliorato pian piano con le nostre forze, aver incominciato a portare qualche personalità, qui in carcere (il Sindaco di Padova), riuscire ad essere presenti nei momenti che contano nella vita del carcere.

Pensa sia possibile fare un bilancio dell’attività, almeno fino ad oggi?

P.D.: Lavoro al TG da un anno, e, insieme agli altri componenti la redazione possiamo, credo, redigere un bilancio molto positivo per quanto attiene la sinergia e la collaborazione creatasi all’interno della redazione. Lavoriamo in armonia, rispettiamo i tempi, siamo al passo con la “tempestività” delle notizie, ma ci manca un po’ di autonomia, spesso abbiamo difficoltà a girare anche un solo “spot sociale” perché ci viene impedito dagli agenti, in considerazione del fatto che, quasi tutto quello che è “innovativo” deve sottostare a “permessi ed autorizzazioni”.

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