per non mollare
Newsletter per l'azione liberale
"La democrazia ha per lo meno un merito, ossia che un deputato non può essere più stupido dei suoi elettori, perché più stupido è lui, più stupidi sono stati loro ad eleggerlo". (Bertrand Russell)
Anno IV – n. 08 – 23 aprile 2003
SOLDI AI PARTITI
2002: 125.328.611,95
2003: 125.089.621,44
2004: 125.089.621,44
(fonte ANSA-CENTIMETRI da IL GAZZETTINO del 26 luglio 2002)
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DIECI ANNI DOPO
All’indomani dello svolgimento dei referendum del 18 aprile 1993 il presidente del Consiglio in carica, Giuliano Amato diceva <<E’ un autentico cambiamento di regime, che fa morire dopo settant’anni quel modello di partito-stato che fu introdotto in Italia dal fascismo e che la Repubblica aveva finito di ereditare limitandosi a trasformare un singolare al plurale>>. A distanza di dieci anni bisogna dire che Amato si era sbagliato e noi, referendari, ci siamo illusi. La partitocrazia è forte ed arrogante oggi, molto più di allora. Cosa è significata la reintroduzione del finanziamento pubblico dei partiti, la proposta di reintrodurre la "modica quantità" di droga e la smania sbandierata indecorosamente di ritornare al proporzionale se non i segnali di una piena restaurazione del regime? Diciamolo chiaramente. Come il compromesso storico, il CAF e il periodo demitiano sono stati la restaurazione del regime partitocratico scosso dai referendum e dai risultati elettorali del periodo 1974 – 1977, così l’inciucio della bicamerale e il periodo ulivista e berlusconiano odierno, sono la restaurazione dello stesso regime scosso dai referendum e dai risultati elettorali del periodo 1991 – 1994. Altro che seconda repubblica! Altro che anomalia della destra o della sinistra!. Il modello di partito-stato introdotto dal fascismo è ancora vivo e vegeto. Di qui la necessità, per il regime, di far passare sotto silenzio un anniversario che avrebbe potuto far risvegliare l’opinione pubblica riformatrice. Purtroppo anche da questo particolare si constata la mancanza del protagonista liberale. (bl)
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* LA VERA LIBERTA'.
DEMOCRAZIA AMERICANA
dal Messaggero Veneto 20/04 di GIORGIO LAGO
Ha appena scritto Ferdinando Camon che la democrazia americana si considera "perfetta". È vero; scava e scava, al fondo della democrazia a stelle strisce si trova sempre l'orgoglio della cittadinanza, che a mio parere rappresenta il vero pilastro dell'"essere americani". Grosso modo è andata così. La rivoluzione liberale fece la Costituzione americana; il suo testo è diventato cultura e la cultura si è fatta costume.
Un secolo fa un giudice della Corte suprema degli Stati Uniti usava non per nulla un'espressione quasi religiosa: "Ognuno di noi è un prete", con ciò intendendo spiegare che la cabina elettorale era la vera chiesa del sistema americano. Nella vaccinata Europa gli avrebbero riso in faccia senza esitazione; in America si anticipava così il sogno, ricorrente e un po' messianico, di esportare la democrazia come il miglior prodotto Made in Usa.
Rock, jeans, Coca Cola, jeep, dollari e democrazia.
D'altra parte, se c'è invece un Paese che ignora la cultura coloniale questo è proprio l'America, come ha chiarito - ieri sul Corriere - anche il politologo Giovanni Sartori. Il professore ricorda un dato storico, e cioè che gli americani non conquistano un territorio che sia uno da 150 anni, per poi aggiungere: "Il loro istinto, essendo ex colonie, è visceralmente anti-coloniale". La stessa crescita degli Usa si fonda sull'immigrazione, non sulla conquista all'europea.
In piazza a Baghdad il tema è questo, basta leggere ora i titoli dei giornali e dei tg. Democrazia e Islam; liberazione e/o occupazione; Occidente e mondo arabo; gruppi religiosi e libertà laica. Per passare per politicamente corretti occorrerebbe negare dalla mattina alla sera che ci possa essere anche una sola traccia del cosiddetto "scontro di civiltà", ma tutte le parole che in queste ore stanno in prima pagina dimostrano al contrario che quell'ombra resta più che mai in agguato e che con essa diventa impossibile non fare i conti.
Sarà bene saperlo, che la democrazia è in minoranza nel mondo. È il bene politicamente più a rischio. Noi italiani per esempio ne godiamo soltanto perché abbiamo perso la guerra mondiale. La nostra democrazia è stata sganciata assieme alle bombe americane.
Senza sconfitta militare non avremmo vinto civilmente. Altro che "week-end" all'occidentale: avremmo celebrato ieri il sabato fascista e stamattina la pasqua nazista. Altro che Europa allargata a 25 paesi: l'infinita via crucis del Reich totalitario non ce l'avrebbe tolta nessuno.
Il segreto della democrazia è la memoria. Ricordare sempre, ricordare tutto, ricordare chi.
Ho letto ieri su "Repubblica" il racconto di Tony Blair sulle sue ultime drammatiche settimane (che, detto fra parentesi, lo hanno reso più grande di prima, senza dubbio il leader più interessante sulla scena mondiale). Il premier inglese rivela una telefonata avuta con Aznar, primo ministro spagnolo, impegnato con lui nel sostenere l'America nell'operazione Iraq.
Di fronte alla guerra, Aznar confessa a Blair: "Posso contare sul sostegno del solo 4 per cento degli spagnoli". Gli replica Blair: "Accidenti! Ancor meno di quelli che credono che Elvis Presley sia ancora vivo".
C'è tutto della democrazia in questo scambio telefonico. La misura del consenso e, assieme a essa, la solitudine di un leader democratico, ma legittimato, proprio dal voto popolare, a scegliere anche contro i sondaggi, contro la piazza, contro la sua opinione pubblica, contro i media, contro le sue chiese.
C'è tutto. In Aznar, la complicata superiorità della democrazia e, in Blair, perfino lo humour tipicamente liberale degli statisti inglesi.
La democrazia è un esercizio il più delle volte ingrato. La libertà è avere sempre un'altra possibilità.
A questo proposito, i nostri anti-americani di turno ignorano un dettaglio grande come una casa: che è sempre la stessa America a mettere i materiali più forti a disposizione dell'anti-americanismo! Non è un gioco di parole né un paradosso. Il fatto è che gli Stati Uniti sono la democrazia che più discute e ridiscute radicalmente se stessa.
Ha il mito patriottico della bandiera a stelle e strisce, ma non considera reato bruciarla in piazza. Per questo, forse, soltanto gli americani possono permettersi davvero il lusso di sembrare anti-americani senza esserlo.
Gli americani sono i primi a non risparmiare niente alla loro amatissima America. L'inno nazionale incorpora geneticamente la libertà della contestazione, dai campus universitari del Sessantotto fino al rigetto No-global. Il modello di vita americano tiene insieme gli States; la libertà di vivisezionarlo senza limiti finisce per rafforzarlo. Questo il bello. più intelligente è questa.
Noi giornalisti discutiamo da anni sull'eclissi del cosiddetto giornalismo d'inchiesta in Italia. In America non ne discutono; lo fanno, anche a costo di buttar giù un loro presidente o di pubblicare i documenti più segreti del Pentagono.
Dal Vietnam all'Iraq, è sempre stato così da trent'anni a questa parte.
L'America svela l'America, fino al masochismo. La democrazia porta la croce dei propri errori mettendosi da sé in piazza, con la sua stampa, con il suo cinema, con i suoi libri, con le sue canzoni.
Dal Cacciatore a Platoon, da Apocalypse now a 4 Luglio, è il grande film americano che si carica sulle spalle i 52 mila soldati americani morti in Vietnam. Sono americane le più belle e radicali voci della pace, da Joan Baez a Bob Dylan, da Jim Morrison a John Lennon che, inglese, compone a New York la incantevole "Imagine".
E sono americani, da Vidal a Chomsky, gli scrittori che bombardano a tappeto i governi americani, ora per le tentazioni di egemonia, ora per la cultura dello spreco, ora per la pressione di interessi non abbastanza visibili. Soltanto una grande maiuscola democrazia può considerare costituzionale tanta auto-dissacrazione. Soltanto i grandi paesi sanno generare gli anticorpi.
Dopo 30 anni di macelleria dispotica, soprattutto i giovani di Baghdad non possono ancora sapere che è molto più facile accordarsi sul prezzo del petrolio che sulle fatiche della democrazia. E che il loro diritto di gridare adesso "Americani tornate a casa" è un diritto appena importato dagli americani. La bomba più intelligente è questa.
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* DOPO LA CADUTA DI SADDAM
PAOLO MIELI: PER L’IRAQ BERLUSCONI INDICHI LA BONINO
Dal CORRIERE DELLA SERA 11 aprile 2003
Le truppe americane che conquistano Bagdad, la gigantesca statua di Saddam Hussein abbattuta, il giubilo del popolo iracheno, i saccheggi popolari negli edifici del regime. Il mondo ha vissuto una giornata storica. Tutti dovremmo riflettere sulle previsioni sbagliate e molti commentatori, osservatori e politici dovrebbero pensare all’imprudenza frettolosa di molte loro dichiarazioni. Noto invece che nella politica italiana tutti, a sinistra e a destra, continuano a far finta di niente e rimasticano le cose già dette, senza nessuna idea valida per il dopo-Saddam e per la democrazia da costruire in Iraq. Come se il destino dell’Italia fosse sempre quello della piccola provincia dell’Impero. Gabriele Jellici.
Caro signor Jellici,
forse lei è troppo severo nel giudicare l’inadeguatezza (chiamiamola così) di molte dichiarazioni dei politici italiani di fronte agli avvenimenti di portata storica che hanno come teatro Bagdad.
Mi sentirei piuttosto di biasimare i silenzi e le reticenze che hanno impedito a molti politici e intellettuali italiani, sia del fronte "interventista" che di quello "pacifista", di giudicare le implicazioni etiche della guerra in Iraq, non alla fine ma prima e durante i combattimenti. Pochi hanno fatto eccezione e tra questi Adriano Sofri, contrario alla scelta bellica dell’Amministrazione Bush eppure consapevole e preoccupato della desolante scarsità delle voci anti-Saddam che si sono levate nello schieramento pacifista, e Biagio De Giovanni, che ha invitato la sinistra di cui fa parte a pieno titolo a non demonizzare o banalizzare la teoria statunitense della "guerra preventiva".
Quasi tutti hanno invece ignorato la lezione di Bernard Kouchner, uomo di sinistra, già ministro francese del governo Jospin, fondatore nel 1971 di "Médecins sans frontières", commissario dell´amministrazione Onu in Kosovo, che in un’intervista dello scorso dicembre riportata in Italia dal Riformista ha sostenuto che "essere neutrali tra la vittima e il carnefice equivale ad essere complici del carnefice" e che "è molto facile essere pacifisti sulla pelle delle minoranze massacrate". Oppure quella del premio Nobel Elie Wiesel, uomo mite e pacifico, di cui la Stampa ha pubblicato il drammatico appello ad appoggiare le ragioni di una "guerra giusta" contro la tirannia di Saddam Hussein. O anche quella dell’intellettuale polacco Adam Michnik, perseguitato dal regime comunista di Varsavia, che in un articolo tradotto in Italia da Repubblica si è difeso dall’accusa di "tradimento" lanciata dagli oltranzisti del movimento pacifista a causa del suo sostegno (critico e sofferto, come ha spiegato) a una guerra ingaggiata contro una feroce dittatura.
In questo silenzio spicca con ancora maggior nettezza la battaglia dei radicali per l’instaurazione di un governo democratico in Iraq sotto l’egida dell’Onu: una battaglia colpevolmente ignorata dal mondo politico, della maggioranza come dell’opposizione, con la pressoché unica eccezione del coraggioso e ostinato appoggio del direttore dell´Unità Furio Colombo.
Ci sarebbe un modo per riscattarsi: promuovere la candidatura di Emma Bonino come responsabile degli interventi delle Nazioni Unite nell’Iraq post-bellico.
La Bonino ha tutti i titoli per svolgere al meglio questa missione. Come combattivo Commissario europeo si è recata a Kabul nel 1997, quando dell’Afghanistan non parlava nessuno, per sfidare il regime talebano e denunciare le terribili vessazioni delle donne recluse nel burqa. Ora vive al Cairo, per imparare l´arabo (bellissima la sua rassegna della stampa araba per "Radio Radicale") e dar manforte agli intellettuali democratici egiziani perseguitati come Sa’d Al-Deen Ibrahim. Speriamo di vederla presto a Bagdad, con un ruolo impegnativo che ha dimostrato di aver strameritato. (Paolo Mieli)
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* CUBA
PARLIAMONE
da SOCIETÀ LIBERA n. 56 del 14 aprile 2003
IL FATTO
Approfittando della "distrazione" dell'opinione pubblica mondiale, il regime di Fidel Castro ha colpito ancora: sono stati arrestati ottanta oppositori del regime, numerose sono state le condanne per reati d'opinione. Tra le vittime di questo giro di vite del regime castrista il poeta e scrittore Raul Rivero.
IL COMMENTO
Continueremo a vedere le bandiere di Cuba nei cortei pacifisti? Qualcuno si prenderà il disturbo di organizzare un sit-in o un mini corteo davanti all'ambasciata cubana? Gli "indignati" in servizio permanente effettivo, sempre pronti a criticare la politica estera americana, scenderanno in piazza in difesa del popolo cubano?
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* CECENIA
Da
http://www.radicalparty.orgBruxelles, 20 Aprile 2003. Il Partito Radicale Transnazionale lancia un appello al Segretario generale e ai Capi di Stato e di Governo dei paesi membri delle Nazioni Unite chiedendo loro di prendere tutte le iniziative necessarie " per studiare e poi attuare il piano Akhmadov per la pace e la democrazia in Cecenia."
Il Piano del Ministro ceceno per gli Affari Esteri, Ilyas Akhmadov, propone l'"indipendenza condizionata" per la Cecenia, " attraverso l'istituzione di un'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite, sulla base del disarmo dell'insieme delle forze cecene e del ritiro di tutte le forze militari e dell'amministrazione civile russe. Al termine di tale periodo di transizione, durante il quale l'ONU avrebbe l'incarico di amministrare il paese e di coordinare la ricostruzione dell'ordine civile, politico e materiale di un paese popolato di rovine e di fosse comuni, i cittadini ceceni sopravvissuti sarebbero chiamati ad eleggere il proprio parlamento e il proprio governo. "
I cittadini ceceni, russi e di tutto il mondo che " condividono lo stesso orrore che provano molti russi e il medesimo terrore dei ceceni, di fronte alla devastazione di quel piccolo lembo d'Europa e di mondo che si chiama ancora Cecenia " possono firmare l'appello sul sito del Partito Radicale Transnazionale:
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* MEMENTO GULAG
MANIFESTO PER DEDICARE UNA GIORNATA DELLA MEMORIA ALLE VITTIME DEI REGIMI TOTALITARI E DEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO
da
www.libertates.org e fondazione liberal n. 17 aprile/maggio 2003I regimi totalitari del secolo scorso si sono resi responsabili di impressionanti crimini contro l’umanità. I nazionalsocialisti hanno ucciso in pochi anni venticinque milioni di persone, macchiandosi dello sterminio ebraico nei lager, la Shoah. Durante il lungo periodo in cui sono rimasti al potere, e in diversi continenti, i regimi comunisti hanno ucciso a loro volta oltre cento milioni di persone.
Tali delitti costituiscono un’impressionante sfida morale a uomini e donne del ventunesimo secolo: è necessario evitare che gli uccisi, i perseguitati, gli scomparsi siano dimenticati; è doveroso rendere loro onore e giustizia.
L’urgenza di istituire una giornata della memoria per le vittime è accresciuta dal fatto che, ancora oggi, almeno un quarto dell’umanità è privata della libertà e governata da regimi, o da gruppi dirigenti, seguaci di ideologie e pratiche nemiche delle libertà e della democrazia. Inoltre, la speranza di portare un giorno alcuni responsabili dei crimini davanti a un tribunale è legata alla rapida attuazione di un’iniziativa capace di mobilitare le coscienze in tutto il mondo.
Occorre dunque affiancare alla giornata per la memoria dell’Olocausto, già celebrata ogni 27 gennaio, un Memento, o giorno del ricordo per le vittime dell’altro grande totalitarismo del novecento, il comunismo. E per tutte le vittime imprigionate o perseguitate a causa degli autoritarismi, degli integralismi, dei nazionalismi, delle pratiche di pulizia etnica.
Noi proponiamo dunque che venga istituita una giornata della memoria denominata "Memento Gulag". Noi chiediamo che venga sottoscritta da tutti gli uomini amanti della libertà, della giustizia e della verità; da tutte le associazioni che condividono questi ideali; dai governi democratici; e che venga riconosciuta dalle istituzioni internazionali, a cominciare dall’Onu, dal Parlamento europeo e dal Congresso americano.
In particolare, proponiamo che il 7 novembre, anniversario della rivoluzione sovietica e pietra miliare dell’epoca dei campi di concentramento, venga celebrato ogni anno come Memento Gulag in tutto il mondo. In questo modo intendiamo sottrarre all’oblio, e ricordare ai giovani, non solo le vittime del comunismo sovietico ma tutti coloro che, in diversi continenti, hanno sperimentato la violenza totalitaria, la persecuzione, il genocidio.
Le adesioni vanno inviate a Comitatus pro Libertatibus-Comitati per le Libertà- Freedom Committees Via Daverio 7 20122 Milano oppure via E-Mail a: comitatus@libertates.org
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* REGIONALI IN FRIULI VENEZIA GIULIA
da
groups.yahoo.com/group/liberali_veneti 21/04/2003 e 22/04/03Il Messaggero Veneto del 19 aprile riporta una dura dichiarazione del commissario politico Roberto Rosso, piombato in Friuli Venezia Giulia per tentare di rimettere ordine tra le schiere di Forza Italia, scompaginate dalla scelta di Berlusconi per la candidatura della leghista Guerra. Secondo Rosso "Feruccio Saro è di fatto fuori da Forza Italia" Aggiunge: "Ritengo che Ferruccio dovrebbe fare un atto di dignità e presentare le dimissioni. Se non lo fa e contemporaneamente dà vita a una sua lista che non ha nulla a che vedere con Forza Italia e con la Casa delle Libertà, automaticamente deve ritenersi espulso. Di questo ne ho già parlato a Roma". La telenovela si arricchisce dalla possibilità di Saro di aderire al Nuovo-PSI di De Michelis che, per ora, è una componente della CdL. Se Saro farà una propria lista autonoma filodemichelisiana, sarà una semplice lista di disturbo al centrodestra e non potrà aspirare a coinvolgere i cittadini disgustati e delusi sia dalla politica del centrodestra che del centrosinistra. In tal caso è una questione che riguarderebbe una parte della Casa delle Libertà. C'è stata anche la dichiarazione di Daniele Capezzone dei radicali italiani (Ho proposto di costruire qualcosa di diverso: non una semplice lista, ma un progetto politico alternativo ai due poli che si richiami alla grande tradizione radicale, socialista e liberale di Loris Fortuna), cui gli ha fatto subito eco Luca Miotti, coordinatore di Veneto liberale (Se in Friuli Venezia Giulia il "progetto politico alternativo ai due poli che si richiami alla grande tradizione radicale, socialista e liberale di Loris Fortuna", prenderà la forma di una terza forza alternativa ai poli esistenti, come ha rappresentato l'Unione Laica alle provinciali di Vicenza nel 2002, promossa tra liberali e socialisti, repubblicani e radicali e se nessuna forza al suo interno vorrà prevalere con simboli e cappelli da consorteria partitocratica, Veneto Liberale potrà valutare di appoggiare e aiutare con forze e energie umane al fine di garantire il successo di tale progetto.) Ebbene, se il progetto politico assomiglierà a qualcosa che vede uniti moderati e radicali, riformisti e riformatori, non sarà persa la possibilità di offrire ai cittadini senza potere, almeno a quelli del Friuli Venezia Giulia, una opzione liberale.
Leggo, però, sul Messaggero Veneto di oggi 22 aprile la seguente dichiarazione di Saro: "Non sono uscito dalla CdL. La mia è una battaglia funzionale all'interno della CdL, che avrà un futuro solo se saprà essere riformatrice e modernizzatrice" L'ex coordinatore: "Saremo un antidoto alla Lega. Berlusconi mi ringrazierà"
Ahi, ahi, ahi! Ci siamo. Miotti ed il sottoscritto paventavamo il pericolo. Saro non solo non è uscito dalla CdL, ma si è impegnato per una battaglia all'interno della CdL al fine di ottenere un ringraziamento da parte di Berlusconi. Ossia mette su una candidatura ed una lista di disturbo per fare dispetto a chi ha candidato la leghista Guerra. E' un progetto politico (sic!) che non può riguardare chi, invece, vuol dare ed essere speranza per quei cittadini che sono delusi e disgustati di questi poli. Non si tratta di attirare una parte dei tifosi del centrodestra, il progetto politico per la radicale alternativa liberale mira a qualcosa di più importante: costruire il soggetto politico dei cittadini senza potere e, quindi, di coloro che non sono tifosi né degli uni né degli altri.
E, sempre sullo stesso quotidiano, si legge che il nuovo PSI di De Michelis vorrebbe metterci il cappello. Anche questa circostanza è funzionale alla strategia dichiarata da Saro. Ossia una candidatura ed una lista di disturbo filo CdL ed antileghista. Senz'altro questi sono gli obiettivi dichiarati, ma alle volte vi sono degli effetti inintenzionali. Mi spiego. Quello che vorrebbe essere una fronda all'interno e per il bene della CdL potrebbe diventare qualcosa di diverso. Una alternativa alla CdL e al centrosinistra. Ed allora non resta che aspettare e vedere il programma elettorale (ad esempio, sul sistema elettorale come si posizioneranno visto che De Michelis è per il proporzionale?) e vedere che simbolo avrà la lista per valutare l'autonomia da soggetti politici nazionali.
Beppi Lamedica - attivista liberale
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* AMMINISTRATIVE 2003
SIRACUSA: ALLE ELEZIONI PROVINCIALI CI SARÀ ANCHE UNA LISTA LIBERALE.
Da
www.liberali.net 16/04/2003Mentre la compagine di sinistra perde l'UDEUR e quella di destra l'UDC (quest'ultima formazione si spacca a sua volta in due con l'annunciata candidatura del giovane Mangiafico), laici e liberali si aggregano sulla candidatura di Enzo Santacroce a Presidente della Provincia.
Enzo Santacroce, medico e repubblicano di antica formazione, è riuscito nella difficile impresa di riunire liberali, repubblicani, socialisti-liberali ed altri esponenti della cultura laica siracusana, del mondo del lavoro e dello sport. Anche Mario Petrina, già presidente nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, sarà candidato al consiglio provinciale. Non vi è solo affinità d'idee tra Petrina e Santacroce, cresciuti entrambi alla scuola di Ugo La Malfa, ma anche un'antica amicizia che risale ai tempi in cui Santacroce era medico del Floridia Calcio e Petrina ala sinistra della stessa squadra. Liberalitalia e la redazione di www.liberali.net, impegnate nel progetto di incontro, dialogo e collaborazione tra formazioni politiche d'ispirazione liberale, salutano con vivo entusiasmo la candidatura di Santacroce che offre ai siracusani un'opzione di voto liberale alternativa, non solo ai due schieramenti di destra e di sinistra, ma anche alle varie formazioni di ex-democristiani che, anche quando non sono confluiti in Forza Italia, non hanno mai rinunciato alla loro vandea siciliana.
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* NUOVO SITO INTERNET
Cari amici,
vedo con piacere che anche i riformatori liberali del Veneto si sono dotati di un sito internet . Dalla presentazione si evince che questa nuova sigla (riformatori liberali), nel panorama del consiglio regionale del Veneto, è scatuturita dalla iniziativa della consigliere regionale Claudia Cadorin, eletta in Forza Italia ma consensualmente resasi autonoma, realizzando assieme ad alcuni amici la Costituente dei riformatori liberali.
L'intervento dell'amico Michele Bortoluzzi, nel corso del V congresso di Veneto liberale, svoltosi a Treviso nel dicembre scorso, ci ha fatto apprezzare la visione politica dei riformatori liberali.
Oggi, con questo loro sito l'area liberale veneta ha un altro punto di riferimento per tentare un miglior coordinamento tra le varie iniziative locali ed avere anche una "sponda" istituzionale per le iniziative a livello regionale.
Come segretario di Liberalitalia e presidente onorario di Veneto liberale non posso che congratularmi con gli amici della Costituente anche perché alcune loro iniziative ci vedono consenzienti. Non per nulla al V congresso di Veneto liberale è stata approvata una mozione con cui si apprezza il progetto di legge Cadorin che vorrebbe rendere maggiormente maggioritario il sistema elettorale regionale. Non per nulla notiamo con soddisfazione l'adesione dei riformatori liberali alla campagna per l'autonomia e la libertà del Tibet cui anche Veneto liberale ha aderito.
L'unico rammarico è che la collaborazione e la condivisione di obiettivi non si sia concretizzata con una lista "liberale" concorrente alle elezioni amministrative di Treviso e di Vicenza per dare una opzione riformatrice ai delusi ed ai disgustati del conservatorismo e del populismo di destra e di sinistra. Ma questa lista, sebbene di difficile realizzazione, potrà tentarsi alle prossime occasioni. Nel frattempo l'importante è non perdersi di vista.
Beppi Lamedica - segretario di Liberalitalia
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* LETTURE
ROBERT CONQUEST "STALIN" Oscar Storia, Mondadori, Milano 2003
LA RIVOLUZIONE, IL TERRORE, LA GUERRA
Stalin, Hitler, Mao, Ceausescu, Milosevic, Saddam Hussein e Fidel Castro sono alcuni tra i simboli del totalitarismo. Questo libro racconta la vita di "un umano disumano", come Stalin era stato definito da Winston Churchill.
La sua scalata del potere dovuta anche a madornali errori di Lenin. L’eliminazione fisica di avversari e di potenziali tali. Il suo genio politico che ha inventato lo sterminio dei "kulaki" considerandoli non uomini, ma bestie pericolose, così come Hitler considerò gli ebrei. In fondo l’unico merito è quello di aver sconfitto le armate di Hitler e di aver, perciò, impedito la nascita di una Europa nazista. Ecco, in breve, la traccia del libro. Ma, non dimentichiamolo: Stalin ha impedito l’Europa nazista perché voleva una Europa comunista.
E’ la rievocazione di un’epoca che continua a dare, ancora oggi, sinistri bagliori.
Indice: Premessa - Introduzione - I Gori - II Il seminario - III La clandestinità - IV Un rivoluzionario in ascesa - V Rivoluzione - VI La guerra civile - VII La lunga morte di Lenin - VIII La lotta per il potere - IX Verso il potere assoluto - X Terrore - XI Con Hitler - XII La guerra - XIII Il dopoguerra: la guerra fredda - XIV Gli ultimi anni - XV Stalin oggi - Nota bibliografica
AA.VV. "QUADERNI RADICALI" n. 79 febbraio/marzo 2003
DOSSIER: PER NON MORIRE DEMOCRISTIANI
E’ la rivista storica dell’area radicale fondata e diretta da Giuseppe Rippa. già segretario nazionale del P.R.
Il "dossier" raccoglie gli interventi svolti in occasione della recente presentazione della rivista a Milano. Il dibattito aveva come titolo "La crisi politico-istituzionale: le risposte dei riformisti e dei riformatori"
Hanno partecipato Alessandro Litta Modigniani, Geppy Rippa, Giovanni Cominelli, Sergio Scalpelli, Lorenzo Strick Lievers, Emilio Russo ed Emanuele Macaluso. Le conclusioni possono essere racchiuse nella constatazione dell’assenza dei liberali dalla scena politica. Scena politica che è, invece, dominata da una eccessiva presenza "guelfa".
L’abbonamento a sei numeri è di euro 50,00. La redazione è a Roma via C. Laurenti, 50 fax 065663920 E-mail:
quaderniradicali@inwind.it redazione@quaderniradicali.it . Ha anche un sito internet: www.quaderniradicali.it--------------------------------------------------------------------
COMUNICAZIONE: Il prossimo numero e' previsto intorno al 7 maggio 2003.
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Redazione: Beppi Lamedica - Via Ortigara, 6 31033 Castelfranco Veneto (Tv)
Tel :+39-0423-49.22.51 Cell.+39-328-973.80.29 Fax :+39-0423-49.22.51
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(fonte ANSA-CENTIMETRI da IL GAZZETTINO del 26 luglio 2002)
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APPUNTAMENTI
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NON SONO PACIFISTA
No, non sono pacifista e non sono contro questa guerra in Iraq. Non trovo ragionevole battersi contro la guerra e contro questa guerra senza proporre alcuna alternativa. Se non c’è una alternativa è perché chi l’avrebbe trovata non l’avrebbe praticata. La guerra, perciò, sarebbe colpa di coloro che pur avendo trovato una via alternativa non l’avrebbero coltivata. Ed allora perché lagnarsi?.
Gli angloamericani dicono che è una guerra necessaria per eliminare un dittatore sanguinario come Saddam Hussein, per disarmarlo e liberare gli irakeni da quel regime colpevole di aver gasato e sgozzato migliaia di persone. Qualcuno ha proposto alternative ragionevoli?
La Francia di Chirac e la Germania di Schroeder hanno la grossa responsabilità di aver diviso la comunità internazionale, oltre alla Nato e all’Europa. Gli uni l’hanno fatto per la solita grandeur di marca gaullista e gli altri per la tradizione neutralista dei socialdemocratici che li vede allineati con la Russia di Putin (Siamo alla vigilia di un nuovo patto Molotov-von Ribbentropp?). E Sua Eccellenza l’Onorevole Silvio Berlusconi riscopre il termine "non belligeranza" di mussoliniana memoria e le opposizioni non ne hanno dato peso.
In questa vicenda il socialista Blair ha saputo scegliere la soluzione più ragionevole: essere a fianco degli americani tentando di consigliarli per il meglio. No, non sono pacifista e non sono contro questa guerra in Iraq.(bl)
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* PERUGIA: IL "REGISTRO DELLE CONVIVENZE"
<<ULTERIORE TASSELLO DEL PROGRESSIVO DEGRADO MORALE>>
da L'OSSERVATORE ROMANO - 15 Marzo 2003
Pubblichiamo, qui di seguito, una nota di "totale disappunto" dell'Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve sull'approvazione da parte del Comune di Perugia del "registro delle convivenze".
Con l'approvazione della maggioranza che governa il Comune è stato varato anche a Perugia il registro delle convivenze, d'ogni tipo di convivenza, dando un'altra pesante picconata alla famiglia stabile fondata sul matrimonio d'un uomo e d'una donna, civile o religioso che sia, come inteso dalla Costituzione italiana. Non è per nulla un fatto solo simbolico; esso ha, ed avrà, devastanti ripercussioni in questa nostra società che già vede una pesante crisi della famiglia. Non possiamo non esprimere il nostro totale disappunto per questo ulteriore tassello del progressivo degrado morale della nostra città, che le Istituzioni pubbliche dovrebbero frenare con ben altri provvedimenti, a cominciare da una seria difesa della famiglia fondata sul matrimonio e dal pieno sostegno giuridico economico sociale alla famiglia soggetto di diritti-doveri costituzionalmente protetto. Crediamo che le Istituzioni locali devono abbandonare l'approccio sbagliato che le porta a disattendere la "normalità" della famiglia con i suoi oneri educativi ed assistenziali sempre più gravosi, per accondiscendere invece ai suoi "fallimenti".
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* GUASTALLA
da GAZZETTA DI REGGIO, 19.03.2003
"Contro l'appiattimento del bipolarismo" e contro i "toni che i principali protagonisti della politica e i loro epigoni, sia in campo nazionale che in periferia, di entrambi gli schieramenti, sono soliti assumere", "toni che non ammettono discussione per cui tutto ciò che l'avversario dice e fa è senz'altro fatto oggetto di aspre critiche che sfociano nella demonizzazione" nasce a Guastalla il "Forum dei riformisti e liberali" "per dare voce a quelle posizioni che, da tanto tempo, risultano soffocate dalla imperante e assorbente dialettica tra i poli".
Il Forum, che si "richiama ai valori laici e liberali e anche a un filone politico che, avuto riguardo della sua identità storica" viene "qualificato come riformista", si propone di "rappresentare uno strumento per trattare un ampio ventaglio di materie locali e generali. Tra i promotori l'ex capogruppo della lista "Il girasole" Gianluca Soliani, l'ex sindaco di Guastalla Angiolino Brozzi, Marco Lusetti dell'associazione "Il Villaggio" e consigliere comunale a Campegine, Pierino Bonfatti, Giuseppe Caleffi, Miria Chiesi, Eugenio Cudazzo, Luigi Tosi e Mattia Inglima.
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* FRIULI VENEZIA GIULIA
LA CAPRIOLE DEL FORZISTA TONDO
da www.liberali.net
La CdL alla vigilia delle elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia dà una ennesima prova di partitocrazia. Grazie alla sua confessata incoerenza Tondo ritira le dimissioni e si allinea al volere di Sua Eccellenza Onorevole Silvio Berlusconi.
Il forzista Tondo, presidente del consiglio della regione Friuli Venezia Giulia, che si era dimesso perché indispettito dal fatto che Berlusconi aveva preferito la leghista Alessandra Guerra, quale candidata alla presidenza del consiglio alle prossime elezioni regionali, anziché lui, ha scelto di essere incoerente. "Ho vissuto ore sofferte - così ha dichiarato Tondo ritirando le dimissioni - combattuto tra la dignità della coerenza e il senso di responsabilità." (cfr IL PICCOLO del 21 marzo). Per servire gli interessi di partito è necessario essere incoerenti. Lo sapevamo, perciò riteniamo primaria la lotta al regime partitocratico. E' questa la radicale alternativa liberale. Non è tollerabile che un presidente di un consiglio regionale si riduca come Tondo che pubblicamente confessa di essere incoerente per rimanere fedele al suo partito (che lo ha, per di più, maltrattato.)
La vicenda grottesca del Friuli Venezia Giulia indurrà molti elettori a disertare le urne. I delusi e i disgustati, per l'arroganza del centralismo romano e la pavidità degli esponenti pseudoeretici locali, alle prossime elezioni regionali, a narici ben aperte, non andranno a votare, a meno che...
A meno che qualcuno non sappia dare corpo a questo diffuso sentimento di sdegno. A meno che qualcuno non si renda conto che i piccoli interessi di bottega non possono creare delle situazioni del genere. Mettiamo che Alessandra Guerra non ce la faccia ad essere eletta presidente di regione, che farà la Lega? Pretenderà la presidenza del Veneto o della Lombardia alle prossime elezioni regionali? La Casa delle Libertà è in via di dissoluzione? E quale sarebbe l'alternativa? In Friuli Venezia Giulia ci prova il riformista Illy con i massimalisti neocomunisti? Accadrà lo stesso in Veneto o in Lombardia nel 2005? Ma che razza di alternativa sarebbe questo pasticciaccio (riformisti e massimalisti, insieme!?!)?
La radicale alternativa liberale passa attraverso la riforma del sistema elettorale in senso maggioritario e presidenziale. E' la Politica che deve riprendere il sopravvento nei riguardi delle baruffe da cortile. Per questo è necessaria una massa critica di cittadini decisi e determinati disposti a scommettere il possibile contro il probabile. Darebbero fiducia a quanti sono disgustati dalle capriole dei partitocrati di destra, di centro e di sinistra. La radicale alternativa liberale in Friuli Venezia Giulia è ancora possibile.
Beppi Lamedica
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* UNIONE LAICA A TREVISO?
IL POSSIBILE CONTRO IL PROBABILE
E’ ripreso su
www.venetoradicale.it il dialogo tra Veneto liberale e l’associazione radicale "Treviso e Venezia" sulla possibilità di collaborare per la costituzione di una candidatura ed una lista laica ed alternativa al centrodestra e al centrosinistra, in occasione delle prossime elezioni amministrative.Gli amici radicali, sembra che chiudano il dialogo sul punto constatando l’impossibilità del tentativo perché a) la lista non avrebbe probabilmente alcun eletto, b) probabile pochissima visibilità per i radicali; c) apporto di risorse finanziarie ed umane scarse da parte dell’associazione radicale, d) probabile non convergenza con Veneto liberale su punti programmatici.
I primi due punti sembrano il frutto di un approccio utilitaristico alla questione. Da parte di Veneto liberale si è sempre insistito che si tratta di avere una visione un po’ più aperta. Ossia le elezioni amministrative della prossima primavera potrebbero essere l’opportunità per il lancio di una terza opzione politica da concretizzare alle prossime elezioni europee, politiche e regionali. I successi elettorali e la visibilità di certe posizioni si costruiscono nel tempo e non ci si può illudere di ottenere subito certi risultati. Solamente dei velleitari possono pensare di ottenere subito almeno un eletto ed una discreta visibilità con una posizione eretica e non allineata con alcuna delle opzioni politiche esistenti.
Per quanto riguarda l’apporto di scarse energie umane e finanziarie da parte dei radicali, gli amici di Veneto liberale non se ne fanno un cruccio. Forse gli amici radicali non hanno ben compreso che neanche insieme a Veneto liberale si riesce a raccogliere una quantità di energie umane e finanziarie sufficiente per affrontare la consultazione elettorale. Insieme, però, si farebbe una massa critica che potrebbe attirare l’interesse di altri gruppi e persone portatori di energie umane e finanziarie sufficienti per affrontare decorosamente il confronto elettorale. Forse gli amici radicali non si sono accorti delle discussioni che dividono le componenti della Casa delle Libertà e quelle dell’Ulivo. Essere pronti ad accogliere probabili delusi dalle scelte che il centrodestra ed il centrosinistra dovranno fare nei prossimi giorni. Ecco quello che occorre fare affinché si possa scommettere il possibile contro il probabile.
Una ultima osservazione. Il programma. Ma come si fa a prevedere la "probabile non convergenza" sui punti programmatici quando mai ci si è confrontati su questioni locali? Faccio un esempio: cosa ne pensa l’associazione radicale di Treviso e Venezia dell'iniziativa dell'associazione "LA GINESTRA" per l'istituzione anche a Treviso di un luogo pubblico aperto a tutti per i riti dell'addio nel rispetto delle diverse culture? Non si potrebbe includerla nel programma elettorale?
Beppi Lamedica – attivista liberale
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* L’EREDITÀ CONTESA DEL LIBERALE PANNUNZIO
PRESENTATI ALLA CAMERA LETTERE E DOCUMENTI DEL FONDATORE DEL "MONDO" SCOMPARSO NEL 1968
dal CORRIERE DELLA SERA 13/03/03
Di ENZO MARZO
L’occasione era ghiotta. Vedere uno accanto all’altro gli eterni nemici, Pannella e Scalfari, avrebbe costituito un minuscolo evento eccezionale. Ma la salute del fondatore di Repubblica non l’ha permesso. Così la presentazione dell’inventario del fondo Mario Pannunzio ha perduto un po’ il risvolto mondano, ma certamente non quello politico. Al posto di Scalfari, un sottile Nello Ajello. Nel volume stampato dalla Camera dei deputati, la quale conserva le carte del direttore del Mondo , le testimonianze di Pannella e di Scalfari si fronteggiano. Con grande affetto parlano del proprio "maestro", ma non riescono a evitare il vero tema che dominerà il 35° anniversario della scomparsa di Pannunzio: chi può dirsi più legittimamente di altri l’erede vero del liberalismo pannunziano? Ed entrambi lo risolvono proponendo se stessi, ma quasi schermendosi. Scalfari giustamente irride il moltiplicarsi di improbabili eredi sorti dopo il fallimento del Mondo e sottolinea la continuità ideale con L’Espresso e Repubblica . Scalfari fa di più: rivendica non solo l’eredità ma anche il superamento, quando rimprovera amabilmente al liberale classico una carenza di libertinismo, una mancanza di curiosità per le nuove tendenze. Ma, se Pannunzio non fu libertino, intellettualmente parlando, non fu neppure libertario. E così anche Pannella è sistemato. Uno strano destino, quello di Pannunzio. Autorevolissimo ma isolato. Al centro d’un "sistema" intellettuale che non ha confronti nella storia culturale del secolo scorso - come ha dimostrato bene Pannella - ma nello stesso tempo "sconfitto" dal becerume italico. Basti rileggere l’ultimo suo editoriale di chiusura del Mondo , in cui trasuda l’amarezza della solitudine e del fallimento della linea riformista.
Alla frecciata di Scalfari, Pannella risponde con un’interpretazione tendente a "politicizzare" al massimo la presenza di Pannunzio. Così gli è facile sottolineare la continuità tra i liberali di sinistra e i radicali delle battaglie sui diritti civili. In verità, Pannella parla tout court di radicali, perché non ammetterà mai la cesura profonda tra il radicalismo precedente e successivo agli anni ’90.
Oggi che tutti si dichiarano riformisti, alla celebrazione pannunziana era curioso vedere, ossequiosi, i rappresentanti di culture, valori, idealità e perfino modelli di vita antitetici a quelli di Pannunzio. Meno male che almeno Casini ha avuto l’onestà intellettuale di dichiarare la sua estraneità a un percorso rigorosamente liberale. Non eleganti invece sono in questi giorni quegli ex comunisti che ora sul fronte berlusconiano hanno tanti motivi per detestare Pannunzio: paradossalmente sia in nome del loro passato di comunisti (Pannunzio fu rigorosamente anticomunista in nome della libertà) sia del loro presente (Pannunzio lottò sempre contro la destra e il cosiddetto moderatismo che si diceva liberale).
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* LETTURE
SERGIO ROMANO "IL RISCHIO AMERICANO" Longanesi & C. Milano 2003
L’AMERICA IMPERIALE, L’EUROPA IRRILEVANTE
Il succo del libro di Romano è nel sottotitolo. In effetti gli equilibri scaturiti dalla seconda guerra mondiale sono del tutto venuti meno al momento dell’implosione del regime sovietico. Ormai gli U.S.A sono l’unica super potenza e, quindi, svolgono il ruolo di poliziotto e giudice. L’Europa non ha una voce in capitolo, sulla scena mondiale, in quanto non è un organismo politicamente unitario. Secondo Romano l’Europa ha questo dilemma: "Vuole essere una grossa Svizzera, costituita da una trentina di prosperi cantoni, gelosi della propria autonomia, ma incapaci di deviare l’America dalla sua ambiziosa strategia globale? O vuole essere una potenza mondiale?" Secondo chi scrive la politica di potenza della Francia e il tradizionale neutralismo della socialdemocrazia tedesca non solo non rendono l’Europa rilevante, ma rischiano addirittura di dissolvere anche l’attuale timido tentativo di Unione. Ossia si rischia di non essere neanche più una "grossa Svizzera". (bl)
S. D’ELIA – M. TURCO "TORTURA DEMOCRATICA" Marsilio, Venezia 2002
INCHIESTA SU "LA COMUNITA’ DEL 41 BIS REALE"
Con la prefazione di Marco Pannella questo libro denuncia gli effetti dell’art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario. Forse si tratterà di una "tortura democratica" perché è una normativa legalmente approvata dal Parlamento, ma non è sicuramente liberale. Scrive Pannella nell’introduzione "E’ incredibile che nessuno si preoccupi che nei confronti di, ormai vecchi, ‘mafiosi’ i magistrati continuino a usare l’arma della tortura, dell’infamia che colpisce tutto e tutti verso la demagogia e il conformismo politico e sociale". Paolo Mieli, già direttore del Corriere della Sera, tutt’altro che un estremista filomafioso, ha definito "vergogna" il regime previsto dal 41 bis dell’ordinamento penitenziario. Questo libro vuole innescare una riflessione serena sul regime carcerario affinché vi possano essere riforme per rendere la detenzione conforme alla giustizia e non alla vendetta. (bl)
AA. VV. "MILLENOVECENTO" N. 5 marzo 2003, Editrice Millenovecento srl, Milano
MENSILE DI STORIA CONTEMPORANEA
Un terzo del numero in edicola è dedicato alle "foibe". Si tratta di un tentativo di capire cosa è successo. "Infatti sui massacri in Venezia Giulia nella fase finale della seconda guerra mondiale e sull’esodo coatto delle popolazioni dell’Istria è stato detto e taciuto di tutto." Così il direttore della rivista presenta il servizio, aggiungendo: "La destra con le parole e la sinistra con i silenzi hanno contribuito, per le loro ragioni, alla cortina di fumo che cela la verità".
Raoul Pupo e Roberto Spazzali sono gli autori del pezzo centrale, mentre Richard Crampton, docente di storia dei paesi dell’Est all’università di Oxford, è l’autore di un breve disegno della figura di Josip Tito.
Il numero contiene, tra l’altro, una breve storia recente dell’Iraq (Mirella Galletti) nonché un nostalgico ricordo degli anni ’60 e dell’epoca del Beat (Diego Giacchetti).
Infine la rivista ha attivato una newsletter (servizio completamente gratuito) che può essere richiesta a
info@millenovecento.it.--------------------------------------------------------------------
COMUNICAZIONE: Il prossimo numero e' previsto intorno al 5 aprile 2003.
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