Spazi ristretti, sovraffollamento, eccessiva vicinanza al carcere di Santa Bona: i radicali in visita sparano a zero

 

«L'istituto di custodia minorile è fuorilegge»

 

"Il carcere minorile di Treviso è fuorilegge: annesso alla struttura per adulti risulta in contrasto con le norme e la cosa più saggia da fare sarebbe chiuderlo". Questa la clamorosa dichiarazione dei Radicali veneti Raffaele Ferraro e Franco Fois che ieri mattina hanno visitato la struttura di Santa Bona insieme a Claudia Cadorin, consigliere regionale del Gruppo liberali-riformatori e Gabriella Vesce dell'associazione "Diritti e rovesci per tutte le libertà Emilio Vesce".

Già qualche mese fa il gruppo aveva visitato la struttura circondariale che ospita i maggiorenni, evidenziando una gravissima situazione di sovraffollamento. "Al minorile non va meglio - precisa Ferraro - perché la carenza di spazi rende la vita sotto il limite della tollerabilità tenendo conto che siamo di fronte a ragazzi molto giovani". Ma il nodo più grave, a giudizio dei radicali, risulterebbe proprio la contravvenzione alle norme dello Stato in materia di strutture detentive, poiché in nessun altro posto esiste una connessione così stretta fra adulti e minori.

La delegazione dichiara d'aver trovato accoglienza al minorile senza ostacoli da parte del direttore Alfonso Paggiaro il quale "fa il possibile per mantenere la situazione entro confini accettabili, tenendo conto degli spazi esigui e della cronica carenza di personale". L'istituto detentivo per minori maschi aperto nel capoluogo della Marca è l'unico del Triveneto e ospita attualmente 18 ragazzi di età diverse, 14 dei quali extracomunitari. E qui si inserisce un'altra questione: "A causa di un cavillo giuridico - precisa Ferraro - per ottenere il patrocinio legale gratuito bisogna autocertificarsi oppure far intervenire i genitori. Ma in genere i ragazzi arrestati sono orfani o clandestini per cui nessuno se ne occupa".La vita a Santa Bona secondo la delegazione è invivibile anche perché manca un campo sportivo dove i ragazzi possano sfogarsi e prendere un po' d'aria, la mensa è angusta, la scuola si fa in cella uno sopra l'altro, la falegnameria è stata chiusa per ragioni di sicurezza e non esiste alcuna preparazione professionale che agevoli il reinserimento. La Polizia penitenziaria è ridotta all'osso: 24 uomini su un organico previsto di 38; educatori, psicologi, mediatori culturali e volontari fanno il possibile ma ogni sforzo viene frustrato.

"La nostra proposta consiste nel chiudere tutto - conclude Ferraro - e spostare i ragazzi in uno spazio nuovo, magari utilizzando una delle tante scuole o caserme nel territorio".

Laura Simeoni


La Tribuna di Treviso sabato 1 marzo 2003

  

Il carcere minorile alla ricerca di spazi

 

Delegazione dei Riformatori a S. Bona: allarme personale

Poco spazio, strutture inadeguate per qualsiasi attività di recupero, impossibilità di ricreazione all'aria aperta. Il carcere minorile di Treviso, unico del Triveneto, necessita di una nuova sede più adeguata. A lanciare l'appello è la delegazione formata dal consigliere regionale gruppo misto-liberali riformatori Claudia Cadorin, dal segretario dell'associazione radicali Treviso-Venezia Raffaele Ferraro e da Gabriella Vesce, che ieri mattina ha fatto una visita all'interno della struttura di S.Bona. L'istituto, diretto dal direttore Alfonso Pagliarino, per minori accoglie 18 ragazzi, 14 dei quali extracomunitari. Solo due di loro stanno scontando la pena definitiva, gli altri sono in attesa di giudizio. «Chi resta in carcere di solito sono i ragazzi stranieri, spesso clandestini - spiega Ferraro - che non hanno genitori in grado di provvedere alla nomina dell'avvocato pagato dallo Stato che spetterebbe loro».

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