IL SINDACO «Campo sportivo solo con convenzioni»
PIEVE DI SOLIGO. «Nessun provvedimento discriminatorio nei confronti degli immigrati». Il sindaco Giustino Moro spiega la ragioni dell’ordinanza con cui è stato precluso il campo di calcio agli stranieri. «Volevamo dare un segnale, perché ci sono stati episodi che hanno tradito la fiducia che l’amministrazione ha dato agli stranieri dopo i fatti di Barbisano dove è stata fatta
una festa non autorizzata, disturbando il vicinato - esordisce il sindaco - ma voglio anche precisare che non si tratta di un provvedimento ad hoc per gli immigrati, bensì di un’ordinanza che vieta a chiunque (italiani compresi) di usare le strutture sportive senza aver prima siglato una convenzione con il Comune, questo per avere degli interlocutori certi in caso di problemi e soprattutto perché qualcuno si
assuma la responsabilità di rispettare orari e modalità d’uso degli impianti».
Moro, dal suo soggiorno di vacanza, precisa che l’ordinanza era già stata fatta la scorsa estate per lo stesso motivo, dal momento che in Comune erano arrivate numerose rimostranze da parte dei residenti di via Vittorio Veneto per gli schiamazzi degli stranieri che giocavano a pallone nonché per il fatto che, dopo le partite, rimanevano cartacce e lattine sul campo. Gli immigrati, in particolare i
camerunensi, avevano la consuetudine di arrivare da tutta la provincia fino a Pieve dove c’era l’unico campo da calcio non recintato e di giocare dalle 12 alle 17 di domenica pomeriggio, supportati da sostenitori che banchettavano sul posto. «Intendo rivendicare la coerenza della politica d’integrazione - aggiunge Moro - che non è rivolta solo agli stranieri, ma anche alla comunità locale e che si
esprime con forme di concessione, ma nel rispetto delle regole da parte di tutti. La fiducia si basa sulla reciprocità di dare e avere: se il Comune concede è giusto che dall’altra parte chi beneficia di questa disponibilità risponda con una comportamento corretto, che non metta in difficoltà la comunità locale o le istituzioni». L’ordinanza ha prodotto il primo risultato positivo, perché nei prossimi
giorni ci sarà un incontro tra gli amministratori comunali e un gruppo di stranieri per formalizzare l’uso degli impianti sportivi secondo le regole previste dal Comune. Del caso si è occupata anche l’Associazione radicale di Treviso e Venezia che - dopo avere incontrato l’assessore allo Sport Nicola Sergio Stefani - ha verificato come l’ordinanza non possa in alcuna sua parte «essere interpretata
come un divieto a una specifica categoria, che sarebbe anticostituzionale». (i.f.)