Procreazione, dopo lo stop la rete punta sui quattro mini-referendum

(a.cic) Stoppato il referendum che prevedeva l'abrogazione della cosidetta legge sulla procreazione, la rete tra associazioni e partiti che ha promosso la raccolta di firme (solo a Mestre, Venezia e Marghera ne sono state raccolte 6 mila) ora punta tutto sui quattro mini-referendum collegati rimasti ancora in piedi. I quattro quesiti «per ora sopravvissuti a sentenze che più che di merito sembrano politiche», sostengono i portavoce trasversali da Rifondazione allo Sdi ai Liberali, Pettenò, Resler, Vazzoler e Fois, prevedono l'abrogazione di quattro punti: la norma che equipara embrione a nascituro, il divieto dell'uso scientifico delle staminali, la fecondazone eterologa e l'impianto di tre embrioni. «Quattro punti che almeno rederebbero meno peggiore una legge che peggio di così non si poteva fare - dice Pettenò - Quello che però temiamo è che in Parlamento come qualche piccola modifica alla norma o scegliendo come data dei mini-referendum un giorno impossibile, di fatto non si consenta alle gente di esprimere un'opinione». Per Resler di fatto «la normativa così com'è è solo un freno alla ricerca. Il brutto è che a pesare non ci sono motivazioni scientifiche ma legate alla cultura cattolica. E così mentre nel resto del mondo la ricerca va avanti qui si rischia di restare al palo», «o peggio toccherà poi andare all'estero - incalza Fois - per beneficiare dei vantaggi scientifici che verranno dagli sviluppi della ricerca».