TREVISO - Il loro punto di vista, le loro opinioni su un argomento tanto delicato quanto attuale come quello della procreazione assistita, avrebbe potuto dar fastidio a qualcuno. La Diocesi "azzittisce" il comitato promotore del referendum del 12 e 13 giugno.
Questa, almeno, l'accusa rivolta da Raffaele Ferraro di VenetoRadicale, da Luigi Calesso di Oggiperdomani e da Martino Pani, esponente dell'associazione Luca Coscioni, presenti domenica scorsa al convegno sulla fecondazione medicalmente assistita organizzato all'istituto Canossiano Madonna del Grappa dalla Diocesi di Treviso.
Un incontro che si proponeva come un momento "di conoscenza e approfondimento del valore della vita in vista dei referendum". Relazioni e interventi per orientarsi ad affrontare al meglio i quattro quesiti che saranno proposti dal referendum.
"A nostro giudizio - spiegano gli esponenti del comitato promotore - l'esposizione è stata lacunosa, essendo state omesse alcune importanti tematiche inerenti l'argomento in discussione, quali ad esempio la questione dei 30mila embrioni sovrannumerari comunque destinati alla distruzione e le incongruenze giuridiche introdotte con l'approvazione della legge 40 del 2004. Consci della circostanza che l'incontro era mirato alla formazione dell'opinione dei fedeli, abbiamo comunque trovato inopportuno un continuo mescolare valutazioni etico-morali all'esposizione scientifica dei fatti".
Per questo, al termine degli interventi, Calesso, Ferraro e Pani hanno chiesto la parola dichiarando di essere del comitato promotore.
"Ma questa importante opportunità - sostengono - ci è stata negata; essendo un'iniziativa di parte, riteniamo la loro decisione legittima quanto inopportuna: non siamo sorpresi di quanto accaduto, considerati i continui e pressanti inviti all'astensionismo per spingere gli elettori a rinunciare ad un loro fondamentale diritto, nel triste tentativo di boicottare la consultazione popolare".
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