Perchè difendo la mia proposta sul lavoro
Caro direttore,
il signor Fois liquida con troppa facilità la mia proposta sulle tre liste di collocamento. Non è la prima volta che prendo posizione sul tema dell'occupazione, da me molto sentito, perché tocca da vicno la mia gente.
Gli operai della Safilo, della De Longhi, della Pagnossin e tutti gli impiegati che, giorno dopo giorno, perdono il loro posto di lavoro cercano me per avere risposte. Io ho delle responsabilità nei loro confronti che mi sono dettate dal ruolo istituzionale che ricopro. E avere responsabilità, caro signor Fois, implica sempre il dovere di fare scelte. Perciò ripeterò ancora una volta il concetto da me già più volte espresso, ma che, a quanto pare le è sfuggito: pur avendo tutti il diritto a un lavoro, di fatto, si tratta, nelle nuove assunzioni, di privilegiare i veneti rispetto agli immigrati. E questo non perché esistano esseri di serie A ed esseri umani di serie B, ma perché siamo costretti dalla situazione economica contigente ad operare delle scelte.
Nella fattispecie, la mia prima preoccupazione è quella di cercare di allontanare dalla mia gente lo spettro della disoccupazione. In questo senso va la mia ultima proposta di creare tre liste di collocamento dalle quali attingere forza lavoro in un rigoroso ordine: la prima con i cittadini veneti, la seconda con gli immigrati di origine veneta, la terza con gli extracomunitari.
E con ciò colgo anche l'occasione per sfatare il luogo comune secondo il quale i veneti non sarebbero disposti a svolgere i lavori manuali. Un esempio per tutti: alla Zoppas, su 400 addetti licenziati solo 3 erano immigrati. Il signor Fois dovrebbe, invece di trincerarsi dietro a tante parole, andare a difendere le proprie idee tra i lavoratori, durante le proteste, cosa che io, del resto, non l'ho mai visto fare. Per un cittadino veneto perdere l'impiego significa crollo di un'identità, della cultura stessa del lavoro, che qui da noi è autentico tessuto connettivo della collettività.
Abbiamo raggiunto il paradosso che da una parte licenziamo e dall'altra fissiamo quote d'ingresso per immigrati da mandare in fabbrica. Se il segretario dell'associazione Veneto Radicale ha deciso di disconoscere il valore della cultura del lavoro dei veneti e il bagaglio delle loro conoscenze ed esperienze, lo faccia pure, ma io non starò certo dalla sua parte.


Luca Zaia
Vicepresidente
Giunta Regionale
del Veneto