Uno studente, la droga leggera e una sola risposta: repressione
di Franco Fois (*)
Dunque è riesplosa la polemica sull'uso delle droghe leggere tra gli studenti, questa volta è toccato al liceo scientifico Benedetti di Venezia finire nell'occhio del ciclone. Il caso dello studente trovato con pochi grammi marijuana, molto probabilmente destinata ad essere usata assieme ai suoi compagni, ha subito consentito ai soliti difensori delle virtù di lanciare grida d'allarme per il dilagare della droga tra i giovani. Immediatamente ci si è aggrapati alle interpretazioni più restrittive delle normative per far scattare una reazione repressiva: basta ricreazione libera, vietato uscire dal "recinto". Poco importa se fino a ieri era normale per i presidi veneziani veder uscire gli studenti dalle mura scolastiche.
Ma qualcuno di questi educatori crede veramente che l'uso o lo spaccio possa essere bloccato chiudendo un cancello? Davvero si pensa che l'acquisto avvenga solo durante l'intervallo? In questa vicenda torna a manifestarsi l'ipocrisia di quanti non vogliono ammettere di sapere perfettamente che l'uso di droghe leggere è largamente diffuso tra i giovani, e non solo, e certamente non da ieri. Siamo nella stessa situazione di qualche tempo fa quando, davanti all'affermazione che molti professori di oggi da giovani avevano fatto uso di droghe leggere, si alzò un ipocrita coro d'indignazione.
Ancora una volta si preferisce fingere di trovarsi davanti ad un caso isolato, dovuto alla degenerazione di alcuni giovani, da arginare con vecchie ed inefficaci forme di repressione il cui unico scopo sembra essere quello di rassicurare l'opinione pubblica sulle proprie capacità di gestione del potere. Certo non spetta ai presidi trovare la chiave di volta per la questione droghe, ma l'idea di partire da questo caso per cercare di affrontare il problema senza idee preconcette, cercando di sperimentare approcci diversi, sembra non essere presa in considerazione da chi la questione dovrebbe cercare di risolvere.
L'approccio proibizionista sulle droghe continua a dimostrarsi fallimentare e non in grado di governare il fenomeno, l'unico risultato assolutamente certo è quello di mantere a stretto contatto consumatori spesso occasionali di marijuana, con spacciatori di droghe ben più pericolose i quali hanno tutto l'interesse a indirizzarli verso l'uso di quelle per loro più remunerative. Anche questa volta, comunque, la questione finirà ben presto nel dimenticatoio, l'unico che porterà per sempre su di sé delle cicatrici sarà lo studente di 16 anni rimasto per alcuni giorni nel carcere minorile di Treviso.

(*)Segretario Associazione VenetoRadicale