| Bonino:Berlusconi ha deluso le aspettative dei liberali |
Padova - "Digeriti" malvolentieri da certa parte di comunisti, "costretti" a schierarsi nell'Unione da una legge elettorale che "nega persone e candidati", i radical-socialisti della Rosa nel Pugno puntano ad essere la spina nel fianco di una coalizione variegata e dalle diverse anime.
Le loro posizioni, non sempre condivise dagli alleati, puntano fondamentalmente a colmare quello che la Rosa nel Pugno definisce "l’esilio delle libertà". La parola d'ordine è, non a caso, liberalizzazione. Di droghe leggere, prostituzione, eutanasia e testamento biologico, ma anche ricerca e procreazione. Per non parlare del giudizio negativo sull'ingerenza della Chiesa nella società. Lo ha spiegato Emma Bonino che sabato ha dato il via ufficiale alla campagna elettorale della Rosa in Veneto, da Verona e Padova. Emma Bonino, partiamo proprio da queste differenze interne nel centrosinistra. Per quanto vi riguarda già vi hanno bocciato tre emendamenti: Pacs, abolizione dei finanziamenti alle scuole private, liberalizzazioni. Come potete collocarvi nell'Unione? «Chiaramente le forze politiche si comportano in base alla legge elettorale proporzionale che noi non abbiamo voluto, ma che il Governo così ha imposto. E' una legge che obbliga a coalizzarsi. Tutti sono a disagio». Qual è l'elettorato a cui vi rivolgete? «L'elettorato riformatore e laico che magari nel 2001 ha anche votato Berlusconi e ne è uscito deluso in termini di libertà individuali, ma anche di progresso economico perché siamo in un paese dove la crescita economica è zero, il debito pubblico è il terzo più grande al mondo. Non voglio dire che tutto sia responsabilità degli ultimi 5 anni, ma certamente con una maggioranza blindata di 100 deputati in più e 50 senatori in più, che non succederà mai più al mondo, Berlusconi non ha avuto né la voglia né il coraggio di fare una politica liberale». Lei ha spesso parlato di una campagna elettorale illegale, di una partita già truccata. In che senso? «La par condicio è una par condicio tra i grandi e noi non siamo accolti bene nell'Unione che teme una forte concorrenza sui temi della laicità, ma anche dell'innovazione economica. Essere liberali in questo paese rimane una cosa a metà tra il peccato e il reato». Per quanto riguarda il Nordest, quali sono i vostri programmi? «Il Nordest oggi è in un momento di rallentamento semplicemente perché il sistema Italia non ne ha sostenuto la crescita, che è stata anche tumultuosa, ma certamente di grande vitalità. Ad esempio, i nostri imprenditori all'estero vanno allo sbaraglio perché non hanno il supporto su cui possono contare i concorrenti tedeschi o francesi. L'Italia è un paese, poi, che non ha promosso la ricerca, l'innovazione, quindi le piccole e medie imprese che da sole non possono farsela, sono svantaggiate dal punto di vista della concorrenza e della competitività». Lei è una donna che alla politica ha dedicato la vita. Ma in Italia si bocciano le quote rosa e il dibattito sulla partecipazione femminile è più che mai attuale. «Un paese bloccato non ha posto per nessuno: né per le donne né per i giovani né per i nuovi cittadini. E' un paese asfittico dove chi ha un po' di potere se lo tiene e la classe politica è conservatrice da questo punto di vista». Sogna un presidente del Consiglio donna? «A me piacerebbe tutto donna, anche la presidente della Camera, del Senato, il ministro degli Esteri, il problema è che, a parte l'8 marzo, c'è poco per le donne». Cosa significa essere liberali, oggi? «Soprattutto avere il senso delle regole e delle leggi e la fiducia nei cittadini nel nostro paese. Non vedo perché non siano i cittadini del nostro paese a decidere, ad esempio, se avere figli, quanti, come e con quale tecnica. E perché si debba giudicare più responsabile, non so, il giudice, il confessore, l'assessore». Cosa vi aspettate di ottenere se vincerà il centrosinistra? «Non sarà una passeggiata, perché all'interno della coalizione vi sono forze di conservazione molto evidenti. E' chiaro che in politica contano i rapporti di forza, quindi noi speriamo di avere un buon risultato per poter incidere per una politica molto più liberale che, ad esempio, difenda il lavoro e non tanto il posto di lavoro». Tre punti fondamentali del vostro programma «I diritti civili e le nuove libertà, la modernizzazione economica del nostro paese secondo l'agenda Giavazzi (con l'abolizione degli ordini professionali e del valore legale del titolo di studio ndr) e il senso del rispetto della legge». C'è qualcosa per cui oggi varrebbe la pena, secondo lei, fare un altro sciopero della sete? «Io non ne voglio fare più, perché li ho patiti troppo. Ma non rimpiango di aver fatto quello del 2001 perché, con qualche anno di ritardo, si è capito che i problemi che noi ponevano, Luca Coscioni, la ricerca scientifica e le speranze di guarigione, sono esplosi, ma subito dopo l'approvazione di una legge assolutamente clericale». Roberta Benedetto
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