Parliamo di Cina. Davvero

molto in questi mesi si dice e si scrive sulla Cina, molto si discute sulle immense prospettive economiche che si stanno aprendo in quel paese, dell'indispensabile impegno per garantire anche all'Italia ed alla sua economia un ruolo significativo in quelle terre; lo stesso Presidente Ciampi visita la Cina accompagnato da una folta schiera di industriali e banchieri alla ricerca di proficui accordi economici.

Quasi ogni giorno possiamo leggere o sentire interventi sui problemi della concorrenza economica, della perdita di spazi di mercato interno ed internazionale a causa dei cinesi, sul rischio di impoverimento per il nostro artigianato costretto a competere con copie di quasi tutto, sui grandi e vantaggiosi accordi stipulati dalle nostre aziende, sulle opportunità praticamente infinite di investimento.

Sono molte insomma le persone intente a formulare più o meno dotte teorie sullo sviluppo e la promozione dell'economia in Cina. Purtroppo quasi nessuno dice o propone qualcosa per lo sviluppo e la promozione in Cina della democrazia e chi lo fa finisce per essere

isolato, sembra non importare nulla delle condizioni in cui si vive in quel paese, dell'assoluta mancanza di diritti politici e libertà individuali, dell'uso massiccio della pena di morte anche per reati minori come il furto di biciclette o la corruzione, del genocidio di un'intero popolo come quella tibetano, delle persecuzioni degli uiguri, dei falun gong, delle minoranze cattoliche. Non importa se non esiste la libertà di stampa, se è vietata la manifestazione del pensiero, paiono ormai completamente spariti tutti quelli che gridarano indignati davanti ai fatti di piazza Tien An Men.

C'è di che rimanere stupefatti nel vedere elaborare complessi preamboli per accordi internazionali che sanciscono, come precondizione per ogni forma di rapporto, il rispetto dei diritti umani senza poi assistere mai ad un atto concreto per l'affermazione ed il rispetto di queste condizioni. Per quanto tempo ancora dovremo sentire discutere della crescita economica cinese e degli enormi vantaggi possibili per il nostro paese prima di assistere a qualche riflessione, magari ad alta voce, sul fatto che non è possibile continuare a favorire investimenti in paesi in cui i maggiori beneficiari della crescita economica saranno dei dittatori i quali useranno i mezzi economici per meglio soggiogare il popolo, che questo modo di concepire la cooperazione può a lungo diventare pericoloso, che gli aiuti allo sviluppo concessi con il plauso di ampie maggioranze politiche spesso si trasformano solo in un aiuto al consolidamento della dittatura, che la crescita economica deve essere motore anche per la crescita democratica.

Quando verranno denunciati alla pubblica opinione casi come quelli di società leader nel settore dei motori di ricerca su internet disposte, pur di far accordi con il governo cinese, a bloccare le ricerche contenenti argomenti non graditi al potere impedendo così la circolazione delle idee, quando troveremo il tempo per parlare dell'uso di camion realizzati da una società italiana come luoghi itineranti in cui eseguire condanne a morte, quando pretenderemo di sapere se ci saranno limitazioni nei contatti con la popolazione ed alla libertà di movimento alle prossime olimpiadi, quando smetteremo di lamentarci per "l'invasione" dei prodotti cinesi e cominceremo a ragionare sul fatto che ciò avviene anche perché quei prodotti sono realizzati in luoghi dove non esiste alcuna libertà per chi lavora.

Spero non si debba aspettare ancora molto per vedere discutere di questi aspetti, per vedere quel paese e quelle genti considerate come un terreno in cui far crescere non solo grandi joint ventures ma anche il seme della libertà e della democrazia.

Franco Fois
Associazione Radicale di Treviso e Venezia